martedì 31 luglio 2012

Bed Time: il guardiano guardone

Bed Time
(Spagna 2011)
Titolo originale: Mientras duermes
Regia: Jaume Balaguerò
Cast: Luis Tosar, Marta Etura, Petra Martínez, Alberto San Juan, Iris Almeida, Amparo Fernández, Roger Morilla, Pep Tosar, Toni Corvillo, Manel Dueso
Genere: stalker
Se ti piace guarda anche: La verità nascosta, Con gli occhi dell’assassino, Gone, Faces in the Crowd - Frammenti di un omicidio

Mentre dormi, tutto può succedere. Lo sa bene ad esempio la coppia protagonista di Paranormal Activity. E lo scoprirà a sue spese la protagonista femminile di questo Bed Time.
Bed Time? Ma il titolo originale non era Mientras duermes?
Ecco una specialità talmente assurda e da contorsionisti che quasi quasi ammiro cotanto ingegno: un film spagnolo che viene rinominato in Italia con un titolo inglese. La prima domanda è: peeerché? La seconda domanda è: chi è il fenomeno che ha avuto una simile idea che voglio stringergli la mano? Intendo: stringergliela forte fino a spezzarla.
Sarebbe stato così assurdo tradurlo con un semplice quanto efficace ed evocativo: “Mentre dormi”?

Comunque, mentre dorme la protagonista subisce a sua insaputa le visite di un losco figuro: Luis Tosar, il fenomenale Malamadre del carcerario Cella 211. Uno che la faccia da brutto ceffo ce l’ha proprio, forse per merito di quelle sopracciglia più impressionanti persino di quelle di Lily Collins.
Luis Tosar in questa pelicula è un portiere. Non come Casillas. Non un portiere di calcio, bensì un portiere di un condominio. Credo sia una professione un pochino meno retribuita. Oltre a stare all’ingresso, è una sorta di tuttofare sempre a disposizione degli inquilini del palazzo. Persino troppo. Persino fuori dall’orario lavorativo. Di notte passa infatti il suo tempo libero nelle vesti di guardiano guardone perseguitando una povera donzella, interpretata dalla brava e bonita Marta Etura, già vista pure lei in Cella 211 e prossimamente di ritorno nelle sale italiane anche nel fantascientifico e consigliatissimo Eva (di cui parlerò quando uscirà, a fine agosto).

"Forza Juve, né!"
Il Tosar regala alla figura dello stalker un significato nuovo e ancor più inquietante di quello cui siamo abituati a vedere. Perché il suo personaggio è un maniaco, un vero maniaco, ma diverso dai soliti maniaci cinematografici suoi “colleghi”. La sua figura è osservata da vicino da Jaume Balaguerò, regista che tra un REC e un Darkness finora non mi aveva convinto molto e che qui invece è bravo a montare una tensione notevole così come anche a farci entrare nella vita e nella mente di uno squilibrato con un tocco delicato quanto spietato.
La depressione del protagonista è un male congenito, con cui deve convivere ogni giorno della sua vita. L’unico modo che conosce per alleviarlo è rendere depresse anche le altre persone. Per lui la felicità non è un bicchiere di vino con un panino, bensì fare del male, rovinare la vita agli altri. È una specie di perfido anti-Amélie. Come non volergli bene? Ehm... più o meno...

Attraverso la cattiveria del suo protagonista mostrata in una maniera molto umana, Mientras duermes si trasforma da classico film su uno stalker pazzo senza ragione, a quello che mi sentirei di definire un “thriller esistenziale”.
Okay, dopo questa definizione, vi do’ il permesso di spernacchiarmi pure.
Eppure è davvero così. Il film sa giocare la carta della tensione, in diverse scene parecchio notevole, soprattutto quella grandiosa di Tosar che deve uscire da sotto il letto mentre la protagonista sta facendo all’amore con il suo ragazzo. Però il film rifugge dai soliti facili meccanismi di paura, per creare un’atmosfera sempre più angosciante giocata sulla perversione del protagonista e pure su un uso ironico della colonna sonora, piuttosto che su effetti sonori e grida come fanno i registi di thriller/horror pigri. Ovvero la maggior parte di quelli odierni, tranne il grande Ti West e pochi altri.

"Per tutti i tifosi granata, beccati questa!"
Una piccola curiosità: la protagonista femminile di questo film spagnolo in una scena indossa una canotta non del Real o del Barca, bensì della Juve. Una possibile spiegazione a questo mistero dentro il mistero?
La sceneggiatura, così come il romanzo da cui il film è tratto, è firmata dall’italiano Alberto Marini, di Torino per la precisione, quindi è possibile immaginare che sia un tifoso biancoenero e che abbia voluto lasciare il suo zampino con questo piccolo dettaglio. Ma può anche darsi che sia un sadico tifoso del Torino, visto che nel corso del film la protagonista juventina ne subirà di tutti i tipi...
Se dobbiamo fare un plauso agli spagnoli che ultimamente non solo sono i migliori a giocare a calcio, ma sanno dire la loro pure a livello filmico, dobbiamo anche riconoscere che una parte del merito in questo caso va anche all’ottima, davvero ottima, sceneggiatura a firma di un nostro compatriota. Il fatto che abbia dovuto portarla in Spagna per vederla realizzata, deve però far riflettere sulla fuga di cervelli che coinvolge anche la sfera cinematografica. E sappiamo tutti benissimo quanto il cinema italiano attuale avrebbe un bisogno disperato di sceneggiature avvincenti, male-fiche e originali come questa.

A dispetto del titolo o meglio dei vari titoli italo-anglo-spagnoli dati, questo non è certo un film che fa dormire o da Bed Time. Direi anzi che è una delle visioni più tese degli ultimi tempi, in grado di catturare dall’inizio alla fine, nonostante l’apparente monotonia della routine del suo crudele protagonista.
Oserei persino domandarmi: siamo di fronte al possibile thrillerone dell’anno?
(voto 7,5/10)

lunedì 30 luglio 2012

Best app ever

Io non sono uno app-assionato di app.
Non gioco a quei giochini tipo Farmville e se siete tra le 150 persone che mi hanno mandato una richiesta per giocarci, sappiate che l’ho gentilmente rifiutata con un dito medio.
Non ho nemmeno l’iPhone. Per dire quanto sono fuori dal giro delle app.
Però adesso su Facebook (ma anche su Google play) c’è una nuova app che è - oh mio Dio - ‘na figata!
Si chiama SongPop ed è un giochino stile Sarabanda, il programma con Enrico Papi e l’Uomo Gatto.
Solo che qui le canzoni sono le canzoni vere, non delle melodie suonate malaccio da una banda di bambini col flauto.
Cosa si può fare? Si possono sfidare gli amici oppure degli sconosciuti e ci si può cimentare in vari generi (io per esempio sono forte in indie rock, alternative 90s e hit recenti, ma sono una scarpa in reggae, metal e canzoni italiane), e più si va avanti e più si conquistano monete (virtuali) con cui comprare bonus e altri generi musicali e altre amenità varie e il mio miglior punteggio finora è 21.453 (provate a fare di meglio!) e se volete sfidarmi potete trovarmi sotto il nome marcogoi (tuttoattaccato) e insomma ne sto diventando dipendente e app-assionato e qualcuno mi aiuti devo smettere devo uscire dal tunnel è peggio di una droga adesso non finisco nemmeno il post perché devo andare a giocare a SongPop subito

Lockout, 2079: Odissea trash nello spazio

Lockout
(Francia 2012)
Regia: James Mather, Stephen St. Leger
Cast: Guy Pearce, Maggie Grace, Joseph Gilgun, Peter Stormare, Lennie James, Vincent Regan, Tim Plester, Peter Hudson
Genere: trashata action fantascientifico carceraria
Se ti piace guarda anche: 2013: La fortezza, Cella 211, The Island

Ve lo ricordate 2013: La fortezza, leggendaria trashata di primi anni ’90 con Christopher “Highlander” Lambert? Per quanto io ne conservi un ricordo molto vago, ogni volta che vedo un film carcerario mi ritorna sempre in mente quello, bello come era (?), forse ancor di più. Tutta colpa dell’infanzia. Quando sei bambino, ci sono cose che ti rimangono impresse indelebilmente e che, tuo malgrado, ti rimangono dentro e ti segnano per sempre. 2013: La fortezza per me, ahimé, è una di quelle.
Lockout, nuovo filmetto action in una per una volta azzeccatissima uscita estiva dalle nostre parti (e infatti forse è stato posticipato...), si va a inserire in questo filone e anche in questo caso è ambientato nel futuro. Se al 2013 di christopherlambertiana memoria ormai manca davvero poco, profezie funeste permettendo, questo film si colloca temporalmente ben più in là, nel 2079. E se a voi il genere carcerario farà venire in mente altre pellicole più impegnate, come Cesare deve morire, Cella 211 o Il profeta (che nonostante il titolo non è un film su di me), qui invece siamo proprio dalle parti di 2013: la fortezza, appunto. Ovvero: le parti della trashata action fantascientifico carceraria. Sebbene sia presente anche la tematica della rivolta dei prigionieri, proprio come nello spagnolo Cella 211.

In altre epoche, in altri decenni, un film come Lockout sarebbe potuto diventare un cult totale. A cavallo tra gli anni ’80 e i ’90, diciamo. Oggi è una visione che appare un piacevole tuffo nel passato, rivestito con una veste molto moderna, pure troppo. A livello visivo, sembra infatti spesso il filmato di presentazione di un videogame di ultima generazione, più che cinema vero e proprio. Si veda in proposito la scena all’inizio del fugone in moto del protagonista. Una pacchianata allucinante da far storcere il naso persino ai Wachowski Bros. per eccesso di videoludicità.
Per fortuna, gli effetti speciali nel resto della pellicola sono piuttosto ridotti, probabilmente per ragioni di budget non troppo elevato a disposizione, e Lockout può mettere in mostra i suoi punti di forza. Che ci sono, cosa nient’affatto scontata per siffatto genere di film.
L’originalità?
No, l’originalità non è per niente tra i suoi punti di forza. Lo spunto di partenza del film nasce da un’idea, un’ideona, avuta dal solito Luc Besson, il regista dei vari arcinoti Nikita e Leon e recente autore del soggetto di un’altra (a sorpresa) piacevole tamarrata come From Paris with Love, quella con l’accoppiata Jonathan Rhys Meyers/John Travolta. Un’idea, quella del Besson, già sentita e strasentita: in una prigione di massima sicurezza di nuova concezione, lanciata nello spazio, scoppia una rivolta. In quel momento dentro il carcere, per puro caso, si trova anche la figlia del Presidente degli Stati Uniti in persona, e allora il Governo decide di mandare un condannato a liberarla in cambio della sua, di liberazione. Trama classica classica da trashata action fantascientifico carceraria, avete capito bene.

"Coraggio, a me il sederino!
Ma no, cosa hai capito? Ti devo solo fare una puntura..."
Quello che funziona, e qui finalmente arriviamo al punto di forza cardine della pellicola, è la forte componente di umorismo. Quell’umorismo tipico da action 80s/90s movies con Bruce Willis, soltanto che qui come protagonista nelle inedite vesti di action hero di turno troviamo Guy Pearce.
Guy Pearce è un attore che, a parte Memento, non mi ha mai convinto del tutto e anche qui se non avessimo avuto lui ma un altro al suo posto (basta che non fosse Christopher Lambert), magari le cose sarebbero andate ancora meglio. Chi può dirlo? Però accontentiamoci, perché il Pearce s’è pompato i muscoli e soprattutto ha affilato la lingua con una serie di battute a raffica old-style che lo fanno apparire decisamente appropriato alla parte. Merito suo, oppure di una sceneggiatura parecchio scoppiettante, se non a livello di originalità della trama, almeno per quanto riguarda i dialoghi?

Il protagonista Snow è idolesco e se, come detto prima, il film fosse uscito in un’altra epoca, oggi sarebbe salutato come un nuovo vero mito alla John McClane della Die Hard Saga. E invece è piombato nel tempo sbagliato, sia a livello cinematografico che a livello di trama del film, dove è un (anti)eroe vecchia scuola inviato nello spazio per risolvere l’intricata questione di cui sopra. Come è ovvio che sia, si troverà coinvolto in qualche scaramuccia d’amore/odio con la protagonista femminile, la figlia del Presidente degli USA interpretata dalla Maggie Grace reduce da Lost, dove era Shannon. Finché il suo personaggio è durato, almeno…

"Zitto, non dirle che quei capelli fanno pena. Sai come sono le donne su 'ste cose..."
L’isola di Lost si sta rivelando una bella maledizione per i suoi interpreti. L’unico che si è ritagliato un ruolo da star post-Lost sembra essere per il momento Ian Somerhalder, il vampiro che scatena più urletti dalle fan dopo (e forse ormai nemmeno dopo) Robert Pattinson e che tra l’altro in Lost è durato/sopravvissuto ben poco, ancor meno della sua sorella televisiva Maggie Grace.
Agli altri invece le cose a livello di carriera non è che stiano andando alla grande: Evangeline Lilly s’è ritagliata qualche particina in filmetti come Real Steel, ma attenzione perché presto sarà anche in Lo Hobbit, mentre Matthew Fox s’è preso un periodo di pausa più o meno volontario dalle scene. Josh Holloway sembrava essere il candidato più autorevole al titolo di megastar del post-Lost e invece sta arrancando abbastanza, visto che 5 minuti di presenza circa nell’ultimo Mission: Impossible non è che siano proprio il massimo. Qualcun altro si è riciclato in tv, come Daniel Dae Kim e Terry O’Quinn in Hawaii Five-0, Emilie De Ravin in Once Upon a Time, Michael Emerson in Person of Interest, Henry Ian Cusick in Scandal, Sonya Walger e Dominic Monaghan in FlashForward, Nestor Carbonell in Ringer, Elizabeth Mitchell in V e Jorge Garcia in Alcatraz, queste ultime tutte serie già (giustamente) cancellate.
Maggie Grace non fa eccezione rispetto alla maggioranza dei colleghi: liberatasi dagli impegni di Lost da diversi anni, la sua carriera cinematografica non è ancora decollata, tra una microparte da vampira in Breaking Dawn ed action movie pessimi come Faster o validi come questo, ma nemmeno è precipitata del tutto in un’isola sperduta, come ad esempio per coloro che dopo Lost si sono proprio lost, tipo Naveen Andrews e Yunjin Kim. Qualcuno li ha più visti?

Tra i membri del cast di Lockout, spunta poi fuori un’altra conoscenza telefilmica: Joseph Gilgun, la new-entry Rudy dell’ultima non esaltante stagione dei Misfits che qui nella parte del criminale psicopatico se la cava più che bene.
Alla fine, tutto questo lungo excursus per dire che sì, il cast della pellicola è piuttosto convincente. E sì, questo film mi sento di consigliarlo come buona visione estiva. Per lo meno se siete in vena di una sana trashata action fantascientifico carceraria. E sì, i francesi nello straordinario periodo di forma cinematografico attuale hanno azzeccato pure la trashata action fantascienti-fico carceraria. E sì, la finisco qui.
(voto 6,5/10)

domenica 29 luglio 2012

Una ballerina per amica

Bunheads
(serie tv, stagione 1, episodi 1-5)
Rete americana: ABC Family
Rete italiana: non ancora arrivata
Creatori: Amy Sherman-Palladino, Lamar Damon
Cast: Sutton Foster, Kelly Bishop, Julia Goldani Telles, Kaitlyn Jenkins, Emma Dumont, Bailey Buntain, Stacet Oristano, Gregg Henry, Alan Ruck
Genere: (s)ballato
Se ti piace guarda anche: Una mamma per amica, Parenthood, Jane by Design

Bunheads è una nuova serie tv che racconta di una ballerina di Las Vegas che un giorno decide di accettare la proposta di matrimonio di un suo fan/groupie e andare a vivere in un paesino del ca**o in mezzo al nulla.
Raccontato così, questo Bunheads non sembra davvero niente di che e difatti le mie aspettative nei suoi confronti erano un sacco basse. Ero già pronto a bollarlo come una boiata gettata in pasto al pubblico americano nei mesi estivi così, tanto per… e invece no. Sbagliavo. Avevo sottovalutato la potenza della scrittura di Amy Sherman-Palladino. Un nome, questo, che se non seguivate Una mamma per amica molto probabilmente non vi dirà nulla.
Non ho mica detto Barack Obama, o Lady Gaga, o Mario Balotelli.
Ho detto Amy Sherman-Palladino: se non l’avete mai sentita nominare, è piuttosto normale. Non è che parlino di lei tutti i TG e le riviste di gossip del mondo. Se però bazzicate il mondo telefilmico, è un nome che ha un suo peso, essendo la co-creatrice insieme al marito Daniel Palladino della sopracitata Una mamma per amica. Una serie a suo modo storica e fenomenale per alcuni aspetti: in primis per gli scambi di dialoghi alla velocità della luce tra la mamma single e casinara Lorelai (Lauren Graham, adesso in Parenthood) e la sua figlia secchiona Rory (Alexis Bledel, ottima e sexy guest-star nell’ultima stagione di Mad Men). Battute infarcite di mille mila riferimenti alla pop culture sparati a raffica che alla lunga facevano venire persino il mal di testa, ma che presi nelle dosi giuste risultavano esilaranti e irresistibili. L’altra caratteristica che rendeva una serie intitolata Una mamma per amica una visione piacevole, lontana dalle solite robette famigliari come il suo titolo e il suo primo passaggio italiano nel pomeriggio di Canale 5 (oh, mio Dio!) lasciavano presupporre, erano i personaggi secondari, un’umanità stramba che sembrava uscita più da un film di Tim Burton che da una qualche tipica commediola americana.

Per tutti gli orfanelli della mamma per amica, la Sherman-Palladino ha tirato fuori una nuova serie che riprende proprio i punti di forza del suo vecchio successo e ce li ripropone in questa nuova creatura in una salsa differente. Differente, ma non troppo. Bunheads è infatti la sorellina (quasi) perfetta gemella di Una mamma per amica. La protagonista è una Lorelai 2.0 con la stessa fun-tastica parlantina e fisicamente molto somigliante, sebbene l’interprete Sutton Foster risulti parecchio meno affascinante della MILF Lauren Graham. I suoi accesi dibattiti questa volta prendono più che altro di mira la novella suocera, con cui si trova suo malgrado a convivere. E a interpretarla troviamo sempre Kelly Bishop, già Emily Gilmore, con quella sua faccia da scorbuticona ma in fondo in fondo dal buon cuore.
Le due donne, che più diverse non potrebbero apparire, tanto è disinvolta e pasticciona una, quanto è rigida e seriosa l'altra, hanno però una passione in comune: quella per la danza. Pur essendo finita a ballare sui palchi poco prestigiosi di Las Vegas come una velina fallita qualunque, la protagonista qualche anno addietro era una promezza della danza classica, mentre la sua nuova improvvisata suocera è un'insegnante di ballo e professa proprio dietro casa.
Da qui inizieranno una serie di vicissitudini che vedranno coinvolte le due con le ragazzette del corpo di ballo. Come la “sorella maggiore” Rory Gilmore, pure loro sono parecchio mature rispetto alla loro età e parlano più come delle desperate 40enni che come delle teenager bimbominkia qualunque pazze per Justin Bieber e i One Direction. Non molto realistico, magari, però meglio così per noi spettatori. Tra l’altro, occhio all’esordiente Julia Goldani Telles, la nuova Alexis Ble-ble-bledel (scusate, ma il suo cognome non so perché mi fa ba-babbalbe-bettare).

I punti di forza della serie, anche in questo caso, oltre a tutta una serie di personaggi parecchio stralunati, sono quindi sempre quelli: i dialoghi di Amy Sherman-Palladino, una vera campionessa nella specialità. Per lei, che prima di diventare autrice tv è stata una ballerina a un passo da Broadway, questa serie rappresenta la possibilità di unire le sue due passioni (telefilm + ballo) in una cosa sola e ciò si percepisce molto bene, visto il sapore Sherman-Palladinoso al 101%.
Bunheads danza leggiadra sulle vie di una comedy dai dialoghi scoppiettanti, senza dimenticare un lato malinconico che gli regala un ulteriore spessore e conquista dopo pochi minuti. Non pensavo mi sarebbe piaciuta tanto, questa Una mamma per amica in leggera versione Black Swan, ma mai sottovalutare la potenza sherman-palladinosa!
(voto 7+/10)

sabato 28 luglio 2012

Viva Abbasso l’amore

Abbasso l’amore
(USA, Germania 2003)
Titolo originale: Down with Love
Regia: Peyton Reed
Cast: Renée Zellweger, Ewan McGregor, Sarah Paulson, Jeri Ryan, Ivana Milicevic, Melissa George, David Hyde Pierce, Tony Randall, Chris Parnell, Laura Kightlinger, John Aylward
Genere: retrò
Se ti piace guarda anche: Austin Powers, Pleasantville, A qualcuno piace caldo
                              
Abbasso l’amore è un film sui Sixties a.M., ovvero avanti Mad Men.
Ebbene, sì. È esistita anche un’epoca avanti Mad Men. Cosa che significa che in questo film sono presenti tanti ma proprio tanti stereotipi legati all’esaltazione dei magnifici anni Sessanta come vera e propria epoca d’oro, quando Mad Men è riuscita a farci vedere anche le sue inevitabili ombre.
Cosa che però significa anche che qui dentro ci sono un sacco di trovate parecchio fa-vo-lo-se. Proprio nel suo rendere il decennio in maniera idealizzata e “finta”, Abbasso l’amore riesce a essere una commedia a tratti irresistibile. Vecchio stile e prevedibile fin che si vuole, ma anche maledettamente godibile.

Abbasso l’amore è come se dicesse “Abbasso una visione nuova e originale degli anni ’60 e viva il passato”, quello che non è manco mai esistito, se non nei film con Marilyn Monroe, Doris Day o Frank Sinatra. Perché il quadro del decennio che ne esce è del tutto fiction e ci propone i Sixties non come sono stati nella realtà, o come probabilmente devono essere stati nella realtà, ma solo come sono stati nelle commedie hollywoodiane del periodo. Per quanto io preferisca, e nettamente, il ritratto dipinto da una serie capolavoro come Mad Men, anche questa visione fittizia e molto naif del decennio ha il suo fascino flower power vagamente alla Austin Powers, giusto un filo meno scemo.
Niente male, davvero niente male poi alcune trovate parecchio inventive presenti, come la fantastica la “scena di sesso” in split-screen tra i due protagonisti. Uno sberleffo nei confronti del politically correct fatto in maniera leggera quanto allo stesso tempo incisiva.

Ma chi sono i protagonisti di questa scatenata comedy tutta basata su un continuo gioco di equivoci, in perfetto stile Sixties, e sul rapporto tra uomini e donne, con il femminismo che all’epoca si faceva sempre più largo?
Renée Zellweger, attrice che non è mai rientrata tra le mie personali preferite, qui offre una prova davvero più che convincente. Se lo dico io, fidatevi. E poi c’è Ewan McGregor, attore che invece è sempre rientrato tra i miei personali preferiti e che qua, in un ruolo più allegro e brillante rispetto ai suoi soliti recenti depressoni (Beginners, Perfect Sense, Il pescatore di sogni…), è gigione quanto basta per fare la sua ottima figura nei panni del playboy senza scrupoli.
La storia si risolve tutta nell’incontro/scontro tra i loro due personaggi. Lei è una femminista che ha scritto il best-seller che dà anche il titolo originale alla pellicola, ovvero “Down With Love”, in cui offre consigli alle donne su come rinunciare all’amore e diventare spietate nella relazioni sentimentali come e più degli uomini. Lui è invece un giornalista misogino che farà di tutto per farla a pezzi, architettando un diabolico piano per prima conquistarla e poi mandare in rovina tutte le teorie descritte nel suo libro…
Divertente, frizzante, leggera, una commedia fuori dal tempo, tanto ingenua quanto contagiosa.
Abbasso l’amore? No, viva Abbasso l’amore!
(voto 7/10)

Post pubblicato anche su L'orablu.

venerdì 27 luglio 2012

Macchianera Awards 2012: via al voto




Com’è ormai consuetudine ogni estate, si è aperta la prima fase di votazione per i Macchianera Awards 2012, sorta di Oscar o di Emmy Awards, se preferite, per quanto riguarda il mondo di Internet italiano.
Lo scorso anno, Pensieri Cannibali ha avuto l’onore della nomination tra i migliori siti cinematografici, quest’anno spero che possa ripetere l’impresa.
Per renderlo possibile, vi invito a votare Pensieri Cannibali (inserite l’indirizzo completo http://pensiericannibali.blogspot.com) nella categoria di Miglior sito cinematografico.
Affinché il voto sia valido, è necessario votare in almeno 8 categorie. Attenzione però perché potete votare lo stesso blog in non più di 4 categorie, altrimenti il vostro voto verrà annullato.

Oltre che tra i siti di cinema, vi consiglio di votare Pensieri Cannibali (inserite sempre l’indirizzo completo http://pensiericannibali.blogspot.com) anche come Miglior sito televisivo, visto che mi occupo spesso  e volentieri anche di telefilm e serie tv.
Per il Miglior post dell’anno, vi segnalo inoltre la mia recensione “muta” del film The Artist (http://pensiericannibali.blogspot.it/2012/01/artist-la-recensione-muta.html)

E infine vi fornisco qualche prezioso consiglio di voto per qualche altra categoria:

Personalità in rete dell'anno: Luigi Toto
Sito rivelazione dell’anno: Cipolla pensierosa (http://cipollapensierosa.blogspot.it/)
Miglior community / Sito collettivo: L’orablu (http://orablu.blogspot.it/)
oppure Ladri di bellezza (http://ladridibellezza.blogspot.it/)
Miglior sito di news online: Informare è un dovere (http://andreainforma.blogspot.it/)
Miglior sito tecnico - divulgativo: Idee per computer e internet (http://www.ideepercomputeredinternet.com/)
Miglior sito food: Cooking Movies (http://cookingmovies.blogspot.it/)
Miglior sito per mamme e bambini: DireDonna (http://www.diredonna.it/)
Miglior sito fashion: Wait! Fashion (http://www.waitfashion.com/)
Miglior sito musicale: Wait! Music (http://www.waitmusic.com/)
Miglior sito letterario: Ciclofrenia (http://www.ciclofrenia.it/)
oppure Zio Scriba (http://zioscriba.blogspot.it/)
Miglior sito a sfondo sociale: Wait! Green (http://www.waitgreen.com/)
Miglior sito politico - d’Opinione: Informare è un dovere (http://andreainforma.blogspot.it/)
Miglior disegnatore o vignettista: Strisce bavose (http://striscebavose.blogspot.it/)
Miglior web agency italiana: Hagakure
Cattivo più temibile della rete: Mr. James Ford
Miglior sito di satira: Satira sciusciesca (http://satirasciusciesca.blogspot.it/)
Miglior sito di viaggi e turismo: Cinema e viaggi (http://www.cinemaeviaggi.com/)

Potete votare sul sito di Macchianera, o anche nel modulo qui sotto.
Infinite grazie se farete la saggia decisione di votare per Pensieri Cannibali!

Bed Movies o Bad Movies?

Alla faccia del periodo estivo cinematograficamente spento, almeno in Italia, questa settimana arrivano nei nostri cinema un sacco di film interessanti. Certo, alcuni all’estero sono usciti già da un po’ e non sono di primissimo pelo, però se non altro ci sono diverse cose che meritano una visione.
A questo appuntamento arrivo come al solito preparatissimo, avendo già visionato ben 5 delle 6 pellicole presentate, e quindi posso darvi dei consigli fondati e affidabili. Al contrario dei soliti pregiudizi del mio (ahimé) collega di rubrica, Mr. Jaume Ford.

Maledetto Ford! Ma proprio sotto il mio letto devi passare la notte?
Bed Time di Jaume Balaguerò
Il consiglio di Cannibal: andate al cinema, non a dormire
Grande, davvero grande thriller. Ero partito con diffidenza, visto che Jaume Balaguerò, un po’ come Jaume Ford, non mi ha mai convinto molto, eppure mi sono dovuto ricredere. Su Balaguerò, mica su Ford.
Il protagonista è un cattivo-cattivo, non un finto duro in realtà mollaccione dal cuore tenero come Ford, e la vicenda è sviluppata con una costruzione magistrale della tensione.
Thrillerone perfetto per l’estate, nonché visione imperdibile della settimana.
Recensione cannibale in arrivo a breve.
Il consiglio di Ford: bAd time per il Cannibale, con la prossima Blog War in arrivo!
Onestamente non ho mai fatto i salti di gioia per Balaguerò, che ho sempre trovato molto poco spaventevole e molto poco cattivo, per quanto possa mettere agitazione ai bimbetti come il Cucciolo Eroico.
Questo thriller non mi ispirava per nulla, ma date le pressioni di Julez credo che a breve anche in casa Ford lo affronteremo: e sono proprio curioso di scoprire se saranno bottigliate all'ennesima pellicola consigliata dal mio antagonista.

"Questa canzone la dedico a Mr. Ford:
As Long As You Love Me dei Backstreet Boys."
La memoria del cuore di Michael Sucsy
Il consiglio di Cannibal: non un film memorabile, ma potrebbe conquistare il vostro cuore
Dopo una visione perfida come quella dello spagnolo Bed Time, ci sta una pellicola parecchio più romantica e smielata (ma per fortuna non troppo) con due protagonisti in parte, Rachel McAdams e l’amore della vita di Mr. Ford, Channing Tatum.
Un drammone sentimentale americano classico, ma ben realizzato e senza troppi momenti banali. Per quanto mi riguarda, lo consiglio. Così come consiglio di girare al largo dal blog WhiteRussian. Poi, a vostro rischio e pericolo, fate come preferite…
Recensione prossimamente.
Il consiglio di Ford: ricordatevi di diffidare della posta del cuore del Cannibale.
Questo titolo giace da un discreto numero di giorni in attesa di visione, e nonostante la presenza del mio vecchio amico Channing Tatum non riesco a convincermi a fare il passo decisivo e dedicargli una serata.
Ho come l'impressione che sia la classica robetta per finti alternativi in realtà pronti con i loro fazzolettini da piccoli Cullen in erba come il mio antagonista dall'ego spropositato.
Potrei anche sbagliarmi, ma sento molta, molta puzza di bruciato: e non sono le ceneri dei Pensieri Cannibali.

"Vuoi dei buoni consigli sui film da vedere? Smettila di perdere tempo
su quel WhiteRussian e vai subito su Pensieri Cannibali!"
Contraband di Baltasar Kormákur
Il consiglio di Cannibal: un film che non passa la dogana
Un po’ thriller, un po’ storia criminale, un po’ heist movie, questa pellicolina con Mark Wahlberg vaga in varie direzioni, ma finisce per girare a vuoto. Come le parole di Ford che sembrano aver esaurito la benzina.
(Ford, un consiglio, in alcuni distributori di cui non faccio il nome perché purtroppo non mi hanno pagato nel weekend si risparmia!)
Non un film inguardabile, per carità, però allo stesso tempo se ve lo perdete, non vi perdete nulla.
Recensione cannibale contrabbandata nei prossimi giorni.
Il consiglio di Ford: meglio un Ford di contrabbando, che un Cannibale legalizzato!
Nonostante le deliranti opinioni del mio rivale, mi trovo abbastanza tranquillamente a consigliarvi questo film che non sarà la visione dell'anno ma porta a casa la pagnotta - tecnicamente e non solo - e si configura come una perfetta pellicola senza impegno da affrontare in questo periodo in cui la voglia di mettercisi fino in fondo tende a latitare.
Se ve l'eravate persa, qui trovate la mia recensione.

"Ciao Ford, sono il tuo nuovo vicino di casa. Hai del dentifricio da prestarmi?"
Lockout di James Mather, Stephen St. Leger
Il consiglio di Cannibal: Ford è out, questo film è in
Lockout è una discreta figata, oh yeah!
Cannibal che consiglia un film d’azione tamarro? Succede anche questo, sul sempre imprevedibile Pensieri Cannibali, cosa che significa che probabilmente a Ford non piacerà. O magari sì, in fondo è un action vecchio stile, quindi per una volta potrebbe non fare troppo lo schizzinoso per l’assenza dei suoi preferiti Schwarzy, Sly, JCVD e altri fantasmi dell’action passato e godersi questo filmetto che, pur non presentando certo una trama molto originale, fa il suo porco dovere grazie a una bella dose di ironia. Sì, ironia, quella parola che è stata stracciata via dal dizionario fordiano. E lo dico senza ironia ahahah :)
Recensione coming soon.
Il consiglio di Ford: rinchiudete il Cannibale in cantina, e poi partite pure per le vacanze lasciandolo senza cibo né acqua.
Film che non è ancora passato sugli schermi di casa Ford, ma che promette bene, considerato il consiglio in merito non tanto del giovane Katniss Kid quanto di Frank Manila, che da buon lupo di mare ed Expendable onorario ha promosso questa pellicola come fracassona e tamarra.
E quando c'è qualcosa di fracassone e tamarro, non posso certo esimermi dal consigliarlo!

"Bonjour. Non cercavo un film in particolare, mi basta me ne diate uno
sconsigliato fortemente da Mr. Ford. Sono certa che sarà magnifico."
Travolti dalla cicogna di Rémi Bezançon
Il consiglio di Cannibal: travolgete prima Ford (possibilmente facendogli del male) e poi fatevi travolgere da questo film
Questo è l’unico film della settimana che ancora non ho visto, però gli darei fiducia.
Innanzitutto, perché alla regia c’è Rémi Bezançon, autore dello splendido Le premier jour du reste de ta vie uno dei film francesi più belli degli ultimi anni, mai uscito in Italia ma che vi consiglio di recuperare in rete! Qui probabilmente è alle prese con una commedia più “commerciale”, però la curiosità per un suo nuovo lavoro è comunque notevole.
Poi la protagonista è Louise Bourgoin, di recente vista in L’autre monde e L’amore dura tre anni, tra le interpreti più affascinanti e promettenti del nuovo cinema francese.
E poi c’è il fatto che questo film appartiene appunto alla scena del nuovo cinema francese, che negli ultimi tempi è una garanzia di qualità non da poco.
Ultimo motivo per vederlo: a quel rompiscatole di Ford non ispirerà per niente, cosa che dalle mie parti significa: figata in arrivo!
Il consiglio di Ford: travolti dall'insolito destino di seguire gli scellerati consigli del Cannibale.
Nonostante la grande stagione del Cinema francese, questo film mi ispira più o meno quanto una bella secchiata di sabbia dritta negli occhi, tanto per restare in tema estivo.
Sarò ben lieto di ricredermi, ma ho come l'impressione di sentire le bottiglie vibrare al solo pronunciare il titolo.
Se non altro, sarà una buona occasione per rispolverare qualche dibattito interminabile tra i due blog rivali per antonomasia della rete.

"Mmm, per vedere l'uccello di Ford mi sa che mi servirà un microscopio..."
Un anno da leoni di David Frankel
Il consiglio di Cannibal: un anno senza Ford sarebbe un anno da campioni
Owen Wilson + Jack Black + Steve Martin?
Pensate sia un film da ammazzarsi dalle risate, vero? E invece è una commedia dolceamara che non fa ridere granché, anzi per nulla. Per essere una pellicola incentrata sul bird-watching e su tre uomini che si sfidano a chi riesce a guardare più uccelli in un anno, però, non è nemmeno così male. Un film stralunato e guardabile, ma non consiglierei certo di correre al cinema a vederlo.
Mi ha inoltre ricordato vagamente le sfide tra me e Ford. A chi guarda più uccelli? No, quello magari piace a lui. Non lo so, e preferisco non saperlo. La sfida tra noi è a chi guarda e recensisce più film. Questa settimana (ma direi non solo questa), ho vinto io!
Recensione prossimamente in arrivo…
Il consiglio di Ford: meglio un Ford per una notte, che un anno con Cannibale!
Un film sul birdwatching poteva stimolare giusto quello psicopatico del mio antagonista, che ipnotizzato dagli uccellini di Del Piero pare essersi dimenticato che la presenza di Jack Black ultimamente sia una sorta di garanzia per la schifezza atomica ed assolutamente evitabile.
Oltretutto, come al solito, punta alla quantità, più che alla qualità: così lo lascio a raccogliere mazzi di volatili in mezzo ai campi di fiori come una novella Georgie mentre io me ne sto al fresco, in sala, con un bel drink da action hero e qualche pellicola che valga la pena di vedere.

giovedì 26 luglio 2012

Festival di Venezia 2012: il programma

È uscito il programma del prossimo Festival di Venezia che si terrà dal 29 agosto all’8 settembre prossimi.
E… caspita! Quest’anno rischia di fare le scarpe a Cannes, che aveva invece dato il suo meglio nel 2011.
A fondo post, tutte le pellicole in competizione. Sarà davvero un’ottima annata per la vendemmia veneziana?

Quali sono i film che attendo di più?

Spring Breakers di Harmony Korine: il regista di Gummo che (in teoria) ci mostrerà un lato parecchio trasgressivo e inedito della new generation di Hollywood composta dalle teen idol Vanessa Hudgens (High School Musical), Ashley Benson (Pretty Little Liars), Heather Morris (Glee) e Selena Gomez (la fidanzatina di Justin Bieber). Probabile film-scandalo e film-figata del Festival.
Passion di Brian De Palma, remake dell’ottimo thriller francese Crime d’amour; al posto di Ludivine Sagnier e Kristin Scott Thomas ci saranno Rachel McAdams e Noomi Rapace.
E poi, naturalmente, To The Wonder di Terrence "The genius of life" Malick con Ben Affleck e Rachel McAdams, che a questo punto si candida a probabile diva della kermesse.

Curiosità anche per i nuovi film di Takeshi Kitano, Olivier Assayas e Kim Ki-duk, mentre tra i tre italiani in concorso (saranno troppi? mi sa di sì), più che i film della Comencini e di Ciprì, potrebbe risultare interessante Bella addormentata, ovvero Bellocchio alle prese non con la fiaba ma con il caso Eluana Englaro in un film che, molto probabilmente, farà pareeecchio discutere.
Fuori concorso, attenzione poi al documentario su Michael Jackson firmato da Spike Lee, Bad 25, e al nuovo film di Robert Redford, The Company You Keep.
Nella sezione Settimana Internazionale della Critica, segnalo infine l’esordio dietro la macchina da presa dell’attore Luigi Lo Cascio con La città ideale.

The Master di Paul Thomas Anderson invece per il momento non è presente, ma chissà che non compaia come film a sorpresa visto che all'appello delle pellicole in concorso ne manca una...

"Ciao, Studio Aperto!"
P.S. per TgCom e Studio Aperto la notizia principale non sono i film in concorso, bensì il fatto che Kasia Smutniak sia la madrina. Così, tanto per dire.


Film d’apertura (non in competizione)
"The Reluctant Fundamentalist" Mira Nair (USA, Qatar)


Film in concorso
"To The Wonder" Terrence Malick (USA)
"The Master" Paul Thomas Anderson (USA)
"Après mai (Something in the Air)" Olivier Assayas (Francia)
"Outrage Beyond" Takeshi Kitano (Giappone)
"Fill The Void" Rama Bursztyn and Yigal Bursztyn (Israele)
"Pieta" Kim Ki-duk (Corea del Sud)
"Bella addormentata" Marco Bellocchio (Italia)
“È stato il figlio" Daniele Cipri (Italia)
"At Any Price" Ramin Bahrani (USA, UK)
"La Cinquieme Saison" Peter Brosens, Jessica Woodworth (Belgio, Olanda, Francia)
"Un Giorno Speciale" Francesca Comencini (Italia)
"Passion" Brian De Palma (Francia, Germania)
"Superstar" Xavier Giannoli (Francia, Belgio)
"Spring Breakers" Harmony Korine (USA)
"Sinapupunan (Thy Womb)" Brillante Mendoza (Filippine)
"Linhas de Wellington" Valeria Sarmiento (Portogallo, Francia)
"Paradise: Glaube (Paradise: Faith)" Ulrich Seidl (Austria, Francia, Germania)
"Izmena (Betrayal)" Kirill Serebrennikov (Russia)

Quell’altra casa nel bosco

Enter Nowhere
(USA 2011)
Regia: Jack Heller
Cast: Sara Paxton, Scott Eastwood, Katherine Waterston, Shaun Sipos, Christopher Denham
Genere: sconosciuti insieme per caso
Se ti piace guarda anche: Cube - Il cubo, Saw - L'enigmista, Un tranquillo weekend di paura, The Hounds, Shrooms - Trip senza ritorno

C’è una casa nel bosco. In questa casa c’è un ragazzo. Tutto solo.
Un maniaco?
Può essere. In ogni caso a interpretarlo troviamo Scott Eastwood, il figlio (raccomandato) di Clint. E se il padre, come disse Sergio Leone, aveva solo due espressioni, lui non ne ha manco una.

"Raccomandato a me? Solo perché sono espressivo quanto un baccalà?"

In questa casa nel bosco arriva però anche una ragazza. Assomiglia vagamente a Lana Del Rey.
I due faranno sesso?
Può essere.
In questa casa nel bosco arriva poi pure un’altra ragazza. È Sara Paxton, biondina ormai abbonata al ruolo di scream queen e di nuova reginetta della scena horror, con all’attivo titoli come L’ultima casa a sinistra, Shark Night 3D e soprattutto il caposaldo The Innkeepers del Maestro Ti West.


Un ragazzo, due ragazze… si trasformerà in un’orgia party?
Può essere anche questo.
Oppure può essere che ci troviamo dentro a un altro thriller-horror. L’ennesimo. Uno di quelli in cui un gruppo di persone che non si conoscevano e che si conoscono loro malgrado in una situazione un sacco misteriosa e inquietante. Come in Saw – L’enigmista, o come in Cube – Il cubo, probabilmente il vero precursore di questo sottogenere che negli ultimi anni ha prodotto un sacco di sottoprodotti dell’orrore, ma solo in senso qualitativo.
Per fortuna, Enter Nowhere non fa parte di questi. Non rappresenta certo un nuovo inizio per il genere, né una pellicola particolarmente originale o sconvolgente, eppure è un buon intrattenimento, ben realizzato, con qualche calo di tensione qua e là, ma sostanzialmente piuttosto teso e coinvolgente dall’inizio alla fine.
Potete quindi enterare senza paura dentro questo nowhere. O meglio, con qualche paura, ma più che altro giusto qualche brividuccio sulla schiena.


Vogliamo dire che è una visione fondamentale?
No, perché sarebbe una balla. È il classico film d’esordio con qualche buona idea non del tutto messa a frutto. Però è una visione consigliata soprattutto d’estate e soprattutto agli appassionati del genere, che si ritroveranno invischiati dentro una storia thriller e pure con qualche salto temporale…
Di più, non dico.
Lasciate ogni speranza, o voi che enterate nel nowhere.
(voto 6,5/10)

mercoledì 25 luglio 2012

Tormentoni tormentosi tormentanti estate 2012




"Ti prego, Cannibal, mettimi alla numero 1."
Ieri vi ho proposto le canzoni migliori dell’estate 2012, o perlomeno le mie preferite.
Oggi, ahivoi, vi tocca sentire anche le peggiori.
E perché, di grazia, vi starete domandando?
Perché voglio condividere insieme a voi il dolore che mi provoca sentire certe robe.
Non lamentatevi con me.
È colpa di Facebook, di Mark Zuckerberg, di Twitter, di Blogger e della rete in generale.
Viviamo nell’epoca della condivisione, e quindi beccatevi anche il lato oscuro dello sharing.
Ecco dunque a voi i tormentoni più inascoltabili dell’estate 2012.



5. I Moderni “L’estate si balla”
Usciti fuori da X-Factor (dannati talent-show!), già ci avevano sdeliziati negli scorsi mesi con la stupideira di “Non ci penso mai” e ora si lanciano con un pezzo fin dal titolo perfetto (?) per la stagione.
Moderni? Ma dove?
L’estate si balla? Sì, però non si balla certo ‘sta merd... ehm 'sta roba!



4. Giorgia ft. Jovanotti “Tu mi porti su”
Non contenta di aver timbrato il cartellino nella flop 5 cannibale dell’estate 2011, la grande (?) cantante italiana si ripete pure quest’anno.
Giorgia, tu mi porti giù.



3. Dj Antoine ft. The Beat Shakers “Ma cheri”
Già non mi sono mai piaciuti i Mon Cheri della Ferrero, già non mi è mai piaciuto Bob Sinclar, figuriamoci se mi piace una Ma cheri prodotta dalla brutta copia di Bob Sinclar…



2. Tacabro “Tacatà”
Provate a pensare a un pezzo più idiota di questo.
Non ci riuscite?
Tranquilli: è normale.



"Grazie, Cannibal!"
1. Gusttavo Lima & Neymar “Balada”
Il peggio del peggio. Ovviamente da settimane e settimane al primo posto della classifica dei singoli italiana. Ovviamente perché il gusto musicale degli italiani è… no comment, va.
Al confronto di Gusttavo con 12 t Lima, Justin Bieber è il nuovo John Lennon, Giovanni Allevi è il nuovo Mozart, i One Direction sono i nuovi Radiohead e il “Tacatà” qui sopra è una canzone per intellettuali.
Il Paese va allo scatafascio. Ma checcefrega?
Tutti a cantare ce-cerrececce-ceccerececce-ce-ce!



Happy Birthday Miss President

Veep
(serie tv, stagione 1)
Rete americana: HBO
Rete italiana: non ancora arrivata
Creatore: Armando Iannucci
Cast: Julia Louis-Dreyfus, Anna Chlumsky, Reid Scott, Tony Hale, Matt Walsh, Timothy Simons, Sufa Bradshaw, Andy Buckley
Genere: (vice)presidenziale
Se ti piace guarda anche: Parks and Recreation, House of Lies, Louie, Boss

Veep non è una maniera diversa di scrivere VIP. Veep è il diminutivo di Vicepresidente, in questo caso di Vicepresidente degli Stati Uniti.
Urca, una carica importante, penserete voi. E in teoria è così. Nella realtà dei fatti, o almeno nella realtà telefilmica, sembra però non esserci nessuno al mondo meno importante di Selina Meyer.
La vicepresidentessa degli USA interpretata da una spumeggiante Julia Louis-Dreyfus, veterana della tv americana già di turno in Seinfield e La complicata vita di Christine, è infatti quanto di più lontano ci possa essere dall’essere una figura di rilievo all’interno del panorama politico americano. Nessuno la caga, per dirlo terra terra.
Il leit-motiv, la battuta tormentone della serie, non a caso è la domanda che la Veep rivolge alla sua segretaria:
“Il Presidente ha telefonato?”
“No,” è la risposta fissa della sua segretaria, che non ha nemmeno bisogno di pensarci su un attimo.
Nel corso di tutta la prima stagione, il Presidente non l’hai mai presa in considerazione. Non s'è mai visto. Le uniche volte in cui la presidenza degli USA si ricorda chi sia, è quando lei fa qualcuna delle sue figuracce. E ne fa parecchie.

"A Cannibal non era piaciuta la prima puntata? Quanto ero preoccupata!
Per fortuna poi si è ricreduto!"
Il personaggio della Dreyfus sembra (e credo lo sia proprio) ispirato da Sarah Palin, ma riesce a trovare una vita tutta sua. Veep è una serie che si prende gioco dei meccanismi politici americani (e non solo), eppure è qualcosa di più e di diverso di una semplice parodia, in grado di sconfinare nei territori del grottesco e alcune volte nel tragi-comicamente realistico.
L’umorismo presente è quindi qualcosa di non immediato, che non conduce alla facile risata. Ci vuole un pochino di tempo, un paio di episodi, per entrare nei suoi meccanismi e per farsi davvero esilarante. La puntata pilota ad esempio non mi aveva convinto per niente. La regola d’oro da seguire con i telefilm è però quella di evitare di giudicarli in base a un solo primo episodio. Di recente mi è capitato di rivalutare parecchio anche un’altra serie, Jane by Design, che col pilota non mi aveva certo fatto decollare l’entusiasmo e a cui invece mi sono poi affezionato parecchio. Ma di questo ne parlerò in un altro post a tempo debito.
Se alcune serie che hanno una prima puntata non eccezionale poi anche in seguito continuano a far cagare, per Veep e Jane by Design il mio giudizio personale si è davvero ribaltato del tutto episodio dopo episodio, al punto da potermi considerare ormai “addicted” di entrambe. Posso darvi quindi un consiglio spassionato, come se fossi un padre con un figlio o un sacerdote con gli adepti di un culto: lo so che il tempo è tiranno, però cercate di guardare sempre più di una puntata, prima di farvi un’opinione completa riguardo a un telefilm.

La messa è finita, andate in pace?
Non così in fretta.
Finito questo lungo sermone sull’importanza di non giudicare un libro dalla sua copertina, o in questo caso specifico una serie dalla sua puntata pilota, torniamo a elencare quelli che sono gli elementi di pregio della serie Veep.
Oltre a una protagonista stellare e già mitica, gli assistenti che la circondano non sono da meno. Sia per goffaggine che per incompetenza.
I migliori, i numeri 1 lavorano alla Casa Bianca, per il Presidente. La serie B invece lavora per Selina Meyer. I suoi schiavi personali, oltre a operare nei suoi confronti una costante opera di lecchinaggio, le sono comunque essenziali, vitali oserei affermare, visto che le suggeriscono in ogni momento cosa fare, cosa dire e come dirlo. La Veep, senza di loro, non riuscirebbe a combinare davvero nulla.
Tra di loro, segnalo nel cast la presenza di Anna Chlumsky. Chi? Il suo nome non vi dirà niente, probabilmente. Eppure guardatela bene.

"Ti prego, Dio Cannibal, non parlare male di me."


Riconosciuta?
No?
E allora ve lo dico io: sono passati ormai più di 20 anni, però è proprio la bimbetta di Papà, ho trovato un amico, il film strappalacrime in cui recitava a fianco dell’altra baby star Macaulay Culkin.


"Chi ha detto che vesto peggio della Carfagna? Lo licenzio subito!"
Nonostante l’aiuto dei suoi paggetti, la Selina Meyer resta comunque una campionessa di superficialità e menefreghismo, nonché un’esperta in figure di M, e nel corso degli episodi la vediamo sprofondare sempre di più nella derisione pubblica. Ma il mondo della politica è bello (perché, è bello?) poiché tutto può cambiare in un istante e si può passare dall’essere l’ultima ruota del carro, in questo caso l'ultima ruota degli Stati Uniti, al diventare incredibilmente popolari e osannati dalla folla.
Selina Meyer si barcamena come meglio può tra questi due estremi e la cosa più impressionante di questa serie, quella più tragicamente divertente, è che da un ritratto all’apparenza grottesco e ridicolo, perlomeno se paragonato ad altri sguardi più seri sull’ambiente come quelli di Boss, The Killing, 24 o del nuovo Blackout, ne emerga invece un dipinto tra i più realistici immaginabili del mondo politico americano e internazionale odierno.
Guardiamo ad esempio all’Italia: Santanché, Minetti, Gelmini, Carfagna… al loro confronto e limitandoci al solo ambito delle donne, Selina Meyer fa ancora la figura della grande professionista.
Ad avercene, di politiche come lei.
Ehm, si fa per dire…
(voto 7+/10)

martedì 24 luglio 2012

Festivalbar cannibale

Quali sono i tormentoni più odiosi dell’estate 2012?
Lo scopriremo solo vivendo e, soprattutto, lo scopriremo domani.
Oggi invece, per addolcirvi la pillola, vi propongo le canzoni migliori della summer of ’69 ’12. Almeno secondo il mio modesto ma indiscutibile parere.
Ecco la mia top 10 dell’estate più calda degli ultimi 3 milioni di anni (fonte: Studio Aperto).

10. Skrillex & Damian “Jr Gong” Marley “Make It Bun Dem”
Clamorosa tamarrata che fonde il dubstep più sguaiato, quello di Skrillex ovviamente, con il reggae di uno dei (mille) figli di Bob Marley.



9. Regina Spektor “Don't Leave Me (Ne Me Quitte Pas)”
Ma quanto mette di buon umore, questa canzone?



8. Club Dogo ft. Giuliano Palma “PES”
Brano molto estivo, ma soprattutto molto videogammaro. Pro Evolution Soccer sempre sia lodato, sia col bello che col brutto tempo!



7. Carly Rae Jepsen “Call Me Maybe”
Momento pop bimbominkia.
Questo pezzo l’ho conosciuto grazie alla segnalazione del simpatico video da parte di Rumplestils Kin del blog Overexposed. Ormai è strasuonata ovunque e da settimane occupa stabile il primo posto della Billboard chart americana. Una delle canzoni simbolo dell’estate 2012, maybe? No, sicuramente.



6. Labrinth “Climb on Board”
Il suono più cool in circolazione in UK, tra urban, dubstep, garage, hip-hop e quant’altro, anche se alla fine è più che altro una grande canzone pop.



5. Of Monsters and Men “Little Talks”
Un pezzo stile Arcade Fire che per una volta la smettono di fare i musoni e si stampano un sorriso sulle loro facce. Il risultato è irresistibile e freschissimo.



4. Purity Ring “Fineshrine”
Chill-out, fratelli e sorelle. Rilassatevi in riva al mare sulle note di questo pezzo e vedrete che i pensieri di IMU, Spagna che ci mata a calcio, stragi compiute da pazzi o qualsiasi problema personale che possiate avere svanirà per magia.



3. Blur “Under The Westway”
I Blur sono finalmente tornati. Per ora non si sa ancora se vorranno farci l’onore di regalarci un album intero, però intanto ci hanno portato in dono un singolo nuovo. Una ballata splendida lontanissima dalle classiche porcherie sonorità estive, eppure perfetta per essere suonata appena il sole va giù, under the westway.



2. Twin Shadow “Five Seconds”
Un pezzo che sembra uscito dagli anni Ottanta, oppure dalla colonna sonora di Drive, con un ritornello che entrerà in maniera irresistibile nelle vostre teste. E non se ne andrà dopo 5 seconds.



1. Best Coast “The Only Place”
Il The Only Place cui si riferisce la cantante dei Best Coast Bethany Cosentino è la “sua” California. Ma il vostro The Only Place può essere qualunque luogo in cui siete stati o starete bene quest’estate. Se poi quel place è proprio la California, beh, beati voi!



Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

DISCLAIMER

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di Contattarmi per la loro immediata rimozione all'indirizzo marcogoi82@gmail.com

Google Analytics