lunedì 30 aprile 2012

Robert Pattinson - Storia di un puttano in saldo

"Con sto sguardo vi trombo tutte, vi trombo!"
Bel Ami - Storia di un seduttore
(UK, Francia, Italia 2012)
Titolo originale: Bel Ami
Regia: Declan Donnellan, Nick Ormerod
Cast: Robert Pattinson, Uma Thurman, Christina Ricci, Kristin Scott Thomas, Colm Meaney, Holliday Grainger, Natalia Tena, Pip Torrens
Genere: in costume scostumato
Se ti piace guarda anche: Albert Nobbs, Come l’acqua per gli elefanti, A Dangerous Method

In Bel Ami non ci sono vampiri.


E fu così che la sala si svuotò.

Robert Pattinson ha una carriera, e soprattutto una vita, anche all’infuori di Twilight?
Può riuscire a crearsi un futuro cinematograficamente credibile, cancellandosi di dosso l’etichetta di teen-idol Dash, che più bianco non si può?
Farcela può farcela. In tanti prima di lui ci sono riusciti, vedi il DiCaprio passato dalle magliette delle teenagers ai tempi del Taitanic al cinema d’autore grazie a Scorsese. E forse capiterà anche a Pattinson con il suo prossimo Cosmopolis, diretto da David Cronenberg. Sperando di non trovarci di fronte a una nuova ciofeca alla A Dangerous Method.
Per il momento però il Pattinson deve ancora attendere, visto che l’etichetta tuailaids ce l’ha ancora ben attaccata addosso e questo Bel Ami non fa certo nulla per scollargliela. Nemmeno un pochino. Oltre a essere artisticamente una porcheria, il film, almeno in Italia, è stato un bel floppone, con appena 1 milione di euro incassati nonostante l’uscita in numerose sale.
I motivi del flop?
"Ma che du' cojoni sto film! Almeno Twilight faceva ride..."
In Bel Ami non ci sono vampiri.


E la sala si svuotò. Di nuovo.

Non ci sono vampiri, ma allora che ce sta, in questo Bel Ami di ‘sta cippa?
La storia si basa sull’omonimo libto di Guy de Maupassant, un romanzone classico ambientato nella Parigi di fine ‘800. Spiacenti, fan del Pattinson: non è ambientata a Forks. Il protagonista Georges Duroy non è un vampiro e non è nemmeno un licantropo e non ha manco un mezzo potere soprannaturale. È un giovane affascinante che ha combatutto in Algeria un paio d’anni per l’esercito francese, tutto qui, e ora rientrato in patria si arrampica. Cioè, fa l’arrampicatore sociale. Ad aiutarlo nella sua scalata sui gradini dell’alta società parigina ci pensano le donne. Sono loro infatti a controllare i destini della città, mica i loro mariti, e saranno loro ad aiutare il Georges ce l’ho sempre duro Duroy a diventare ricco e potente. Perché lo fanno? Perché il Pattinson le attrae come teenager emo in calore.
Possiamo definirlo arrampicatore sociale, oppure in altri termini possiamo dire che fa il puttano? Sì, in pratica fa il mantenuto. Figata.
Perché lui sì e noi no?
Perché lui è Robert Pattinson. Ma che gli fa, alle donne? Che gli fa?

"Con tutto il rispetto per Guy de Maupassant,
ma il libro del Cannibal è molto più interessante!"
C’è una scena con Pattinson col culetto ignudo che si inchiappetta una prostituta che manderà in solluchero tutte le sue fans e un po’ in tutto il film il corpo di Pattinson è trattato come di solito vengono trattati i corpi delle attrici donne. Come meri oggetti sessuali. Pattinson in questo film è un po’ come Sharon Stone in Basic Instinct.
Senza la scena dell’accavallamento di gambe, grazie a Dio!
La rivincita del femminismo, o solo la mercificazione del Pattinson?

Fondamentalmente questa roba che dovrebbe essere una grande storia di discesa negli abissi dell’avidità umana, finisce per somigliare a una versione in costume di Gossip Girl. Pattinson troieggia alla grande e passa da un letto all’altro. Da Christina Ricci a Uma Thurman fino a Kristin Scott Thomas. Una serie di scene di sesso iper patinato vicine a quelle di Breaking Dawn. Fate voi quanto sexy possano essere…


"Wow, Christina, hai le tette più grosse di Kristen Stewart!"
"Embè, grazie al cazzo, chiunque... pure tu!"
Se come seduttore il potere del Pattinson funziona, eccome, come attore invece come se la cava?
Nella prima parte regge il personaggio ancora discretamente bene. Quando la situazione si fa drammatica, quando entrano in gioco le scenone urlate manco Muccino fosse passato in cabina di regia e quando il suo personaggio sprofonda nel suo lato più oscuro, anche la recitazione del Pattinson sprofonda e si fa drammatica. Ma non intendo in senso positivo. Complici dialoghi non proprio memorabili e situazioni da raffinata soap-opera in costume, girata con stile di poco superiore alle fiction italiane, Pattinson non convince. È lui stesso il primo a non credere nella sua intepretazione. E anche Christina, Uma e Kristin fanno poco meglio di lui.
Fino a che c’è da fare il piacione, gli riesce anche. Quando si tratta di fare il serio e il melodrammatico, non ci siamo. Sarà per Cosmopolis...
Ma anche lì, care fan del Pattinson, sembra che non ci siano vampiri.


Avete di nuovo lasciato la sala-ala-ala-ala  ala  alaaa   alaaaaaa?
(voto 4,5/10)


domenica 29 aprile 2012

Fuori orario, fuori di testa, fuoriclasse

Dopo l'esordio con Battle Royale, nuovo appuntamento con la rubrica L’ora cult che potete anche leggere in anteprima sul blog L’ora blu.
Questa è la replica per chi se lo fosse perso lì.

Fuori orario
(USA 1985)
Titolo originale: After Hours
Regia: Martin Scorsese
Cast: Griffin Dunne, Rosanna Arquette, Linda Fiorentino, Teri Garr, Catherine O’Hara, Verna Bloom, John Heard, Will Patton, Cheech Marin
Genere: tutto in una notte
Se ti piace guarda anche: Collateral, Eyes Wide Shut, Tutto in una notte, Tutto quella notte, Frantic

C’è qualcosa di magico, nella notte. Il sogno prende il sopravvento sulla percezione del reale. Il lato oscuro si impossessa della nostra parte più buona. Il razionale diventa irrazionale.
C’è qualcosa di magico, nei film ambientati di notte, meglio ancora quelli da tutto in una notte. La narrazione si concentra su poche ore nella vita dei personaggi. Poche ore che possono cambiare tutta un’esistenza.
Fuori orario appartiene in pieno ai tutto in una notte, è il pezzo di diamante del genere, però non percorre la strada esistenziale. La nottata folle vissuta dal protagonista è come un sogno. A tratti un bel sogno. A tratti un incubo. Però non ci è dato sapere se gli cambierà davvero la vita. Probabilmente no.

C’è qualcosa di magico, in un film come Fuori orario.
Il protagonista Paul Hackett (Griffin Dunne) è un programmatore di computer che decide di passare una serata fuori. Dopo una stancante giornata di lavoro, cosa c’è di meglio di una tranquilla uscita?, deve aver pensato. Purtroppo, o per fortuna, si rivelerà invece la nottata più pazzesca che ha mai vissuto e che, probabilmente, mai vivrà. Una nottata in cui incontrerà non una, non due, non tre, bensì quattro bionde. E ATTENZIONE SPOILERONE non farà sesso con nessuna delle quattro!
A muovere o meglio smuovere il protagonista da una parte all’altra della city, ça va sans dire, è una ragazza. La prima bionda che mette in moto tutto. Una Rosanna Arquette all’apice della sua stupendosità. Da quello che sembrerebbe l’incontro galante preludio di un’altra solita ennesima commedia romantica 80s style, parte invece un’avventura nel cuore della notte che non ha mai fine, che non ha mai fine, che non ha mai fine e Paul Hackett rimane così come intrappolato in un incubo kafkiano da cui non riesce a uscire.


"Chissà chi è l'idiota che fa certi disegnini... scommetto Cannibal!"
Il meccanismo di ripetizione che si instaura non è un semplice modo per rimpiazzare la mancanza di altre idee. O, almeno, non credo fosse questa l’intenzione dello sceneggiatore qui esordiente Joseph Minion. La ripetizione è un elemento tipico dei sogni, la riformulazione di cose che abbiamo visto e vissuto durante la veglia riproposte in una forma leggermente differente.
La dimensione onirica ci tiene compagnia per tutta la notte, per tutta la visione del film. Con questo non intendo che ci accompagni tra le braccia di Morfeo. Tutt’altro. Fuori orario è un’auto che viaggia fuori giri, a un ritmo indiavolato come quello del taxista pazzo che traghetta il protagonista dalla parte “normale” della New York diurna, fino a quella pazza, assurda e da sogno di Soho. Ricreata da Martin Scorsese attraverso improvvise accelerazioni e zoomate, come una giostra da luna park che parte lenta e poi quando non te ne sei nemmeno accorto viaggia già a una velocità insana e tu a quel punto non puoi scendere. Hai paura. Ti stringi stretto alla maniglia. Sarai sollevato quando tutto sarà finito. Eppure in quel momento non c’è altro posto dove vorresti essere. Quell’adrenalina ti fa sentire vivo e tu scendere non vuoi. Non adesso. Paul Hackett ci accompagna sulla giostra scorsesiana. E nemmeno lui vuole scendere. Non fino a che la notte sia finita. Alla faccia della serata tranquilla. Alla faccia del relax post lavoro.

Vogliamo cercare di dare un’interpretazione sociale a questo film? Vogliamo vederlo come un inno al posto di lavoro come porto sicuro contrapposto all’incognita e ai pericoli dell’avventura nella notte? La routine della vita ordinaria del giorno contro il caos degli incontri sessuali, dei locali punk, della criminalità della notte, per cui provare repulsione eppure venirne attratti come da un’irresistibile forza di attrazione?
Nah, domande troppo razionali e questo film è meglio viverlo come si fa con i sogni. Quando dormi, non stai a chiederti cosa succederà. Ti lasci semplicemente trascinare dentro dagli eventi. Reali o folli che siano. Tutto nei sogni è possibile. Come nei film. Come di notte. Come nei film da tutto in una notte.
(voto 9/10)

sabato 28 aprile 2012

40 cariati

"Ehm, qualcuno ha una scala? No, eh?"
40 carati
(USA 2012)
Titolo originale: Man on a Ledge
Regia: Asger Leth
Cast: Sam Worthington, Elizabeth Banks, Jamie Bell, Genesis Rodriguez, Edward Burns, Titus Welliver, Kyra Sedgwick, Anthony Mackie, Ed Harris
Genere: (finto) suicida
Se ti piace guarda anche: Phone Booth, ATM - Trappola mortale, Buried - Sepolto

Lo dicevo già a proposito di Hugo Cabret di Martin Scorsese. Certi film non dovrebbero essere fatti. Per prima cosa, perché non ce n’è bisogno. Per seconda cosa, perché esistono già dei videoclip che in una manciata di minuti appena danno loro merda. Succedeva con “Tonight Tonight” degli Smashing Pumpkins, omaggio parecchio più riuscito a Méliès e alla magia del suo cinema delle due ore del capretto scorsesiano.
Vale ancora di più per questo 40 carati, titolo originale Man on a ledge, ovvero uomo su un cornicione.
E sulla situazione “uomo su un cornicione”, il video di “Pure Morning” dei Placebo aveva già detto tutto e in maniera molto più affascinante e misteriosa.


"Cannibal è armato? Allora me ne rimango qui sopra!"
Il film comunque l’hanno voluto fare lo stesso, e com’è?
Come volete che sia?
40 carati è il solito ennessimo thriller (thriller?) prevedibile dalla prima all’ultima scena. Fin da subito capiamo infatti che il tizio non è un suicida sul cornicione qualunque, ma ha in testa un piano ben preciso. E questo la pellicola ce lo racconta immediatamente, facendoci rivivere in flashback i suoi trascorsi come carcerato.
Il mistero? Questo film manco sa cos’è. Tutto ci viene rivelato senza sorprese, non c’è manco mezzo colpo di scena imprevedibile che di solito si vede anche nel peggiore tra questi thrillerini americani prodotti in serie.
Prodotti da zero carati, tra l'altro. Il solito fantasioso titolo italiano chi vuole ingannare?

Se a salvare alcuni di questi prodotti, perché non sono film sono prodotti, a volte è il cast. Ma non è questo il caso. Assolutamente no. Il protagonista Sam Worthington è l’uomo meno espressivo del mondo. Che si trovi sopra il cornicione di un grattacielo, su Pandora in mezzo ai cazzo di Na’vi o al fianco di Jessica Chastain, la sua faccia non cambia mai.
MAI
Se in Texas Killing Fields notavo nella sua recitazione qualche vago segno di miglioramento, VAGO, qui devo fare un secco dietrofront. L’unico motivo di interesse nel vederlo stare tutto il tempo sul cornicione è aspettare solo che decida di saltare giù e spiaccicarsi brutalmente. Voglio vedere se dopo l'impatto col suolo la sua espressione non cambia... Secondo voi però capiterà?
Ricordo che si tratta di un film prevedibile, MOLTO prevedibile.

"Cannibal è disposto a trattare, Sam. Se prometti che non girerete Avatar 2,
ti lascia rientrare in casa."
Chi altri c’è? C’è anche Elizabeth Banks. Attrice che pure lei non mi ha mai convinto molto. Mi ricorda Elisabeth Shue, altra attrice pure lei, guarda caso, che mai mi ha esaltato. Sì, è comparsa in Ritorno al futuro, però quello era una figata a prescindere. Le due si assomigliano talmente tanto, ma talmente tanto, che forse Elizabeth Banks è in realtà Elisabeth Shue da giovane ritornata al futuro con la Delorean.
Attenzione però, Elizabeth, che a recitare con Sam Worthington si può invecchiare in fretta. E lì poi nemmeno la Delorean ti può venire in soccorso. In almeno un paio di scene insieme a lui, mi è sembrato di vederti spuntare qualche capello bianco per la paura, Elizabeth o dovrei dire Elisabeth? Paura - specifico - provocata dall’inespressività del Worthington, non dalla situazione sul cornicione.

Per il resto si segnalano (per modo di dire) Jamie Bell, anche conosciuto come l’ex bimbo ballerino Billy Elliott Jamie Bell, e la gnoccolona latinoamericana Genesis Rodriguez, non so se sia parente di Belen, però che nome ha? Genesis? La perdono solo per il fisichetto che sfoggia.
Ma comunque si può andare DAVVERO vestiti così a compiere una rapina?


Se sei la figa di turno in un film americano sì, si può.
In caso contrario, è più consigliabile un passamontagna.

"Va bene, Cannibal, mi arrendo: non sono capace a recitare, contento?"
E poi ancora ci sono Titus Welliver, l’uomo in nero di Lost, e il sempre più sprecato Anthony Mackie ed Ed Harris che ogni tanto ricompare in qualche pellicola a caso e c’è pure una svogliatissima Kyra Sedgwick che a parte la serie tv The Closer dove ha trovato il ruolo della sua vita nei film raramente è convincente ma di certo non qui e comunque sono tutti attori che fanno delle particine in un thrillerino in cui il protagonista assoluto Sam Worthington si butta o non si butta giù dal cornicione?
Incrociando le dita e sperando che la faccia finita al più presto, il film procede senza il minimo brivido.
L’ennesima variante del thriller ambientato nei posti più improbabili possibili. Dopo la cabina telefonica di Phone Booth, dopo la bara di Buried - Sepolto, dopo il bancomat di ATM, dopo l’auto di Renzo Bossi, cosa si inventeranno ora i sempre meno fantasiosi sceneggiatori hollywoodiani?
Non voglio scoprirlo.
Ridateci Brian Molko. Ridateci Pure Morning. Ve lo chiedo come si chiede un favore a un amico, perché a friend in need’s a friend indeed.
(voto 4/10)

venerdì 27 aprile 2012

The Avengers nel vento dei morti

"Ford l'avete chiamato?"
"No, con noi vogliamo solo il Cucciolo Eroico!"
Cosa c'è nei cinema questa settimana?
Come siete impazienti. Volete sapere tutto e subito.
Leggete qui di seguito le mie presentazioni illuminate, insieme a quelle spente del mio blogger/rivale/pericoloso criminale Mr. James Ford e vi farete un'idea.
Comunque, se volete il riassunto, ci sono: supereroi, un Fassbender d'annata, un Miyazaki d'annata anzi molto d'annata, una nuova smielata da Nicholas Sparks, qualche solita cazzata italiana e Amber Heard. Soprattutto Amber Heard.

The Avengers di Joss Whedon
Il consiglio di Ford: Vendicatori uniti... Contro il Cucciolo Eroico!
Da appassionato di fumetti nonchè tamarro cronico non posso che attendere con ansia il titolo fracassone della settimana, ormai pubblicizzato da anni in coda ad ogni film targato Marvel - Hulk, Iron man, Thor, e chi più ne ha più ne metta -.
Tra l'altro, dietro la macchina da presa c'è Joss Whedon, che farà andare il mio antagonista in brodo di giuggiole, tentando l'impresa di mettere d'accordo i due più acerrimi nemici della blogosfera: ci riuscirà?
Attendete le prossime visioni e lo scoprirete!
Il consiglio di Cannibal: Joss Whedon, salvaci tu dai supereroi!
Da non appassionato di fumetti, da non appassionato di supereroi e soprattutto da non appassionato di tamarri, di questo The Avengers non me ne frega più di tanto, anche considerando che i film di Iron Man, Thor e Hulk finora mi hanno fatto tutti piuttosto pena. Insomma, a gran voce grido: basta pellicole sui supereroi!
La sorpresa però potrebbe arrivare dalla regia, firmata dal mio preferito Joss Whedon, il paparino di Buffy. Riuscirà a evitare che sia la solita operazione di marketing spacciata per film?
E riuscirà Ford a scrivere commenti validi invece di sproloqui senza senso spacciati per la Verità suprema sul Cinema?
In entrambi i casi, ne dubito…

"Urka, fantastico questo "L'ultima estate di Joan e altri racconti" di Marco Goi
The rum diaries - Cronache di una passione di Bruce Robinson
Il consiglio di Ford: rum, rum, noi vogliamo del rum!
Dal titolo parrebbe un biopic incentrato sulla vita piratesca del vostro vecchio cowboy Ford, invece altro non è se non un tentativo di riportare Johnny Depp ai fasti di Paura e delirio a Las Vegas dopo le recenti schifezze interpretate da uno degli attori più amati delle ultime generazioni.
In realtà il film è stato girato una vita fa, ma in una settimana di ripescaggi come questa la cosa non suona neppure strana: potrebbe rivelarsi una schifezza atomica da bottigliate o una discreta ficata. Staremo a vedere, perchè in ogni caso non mi perderei mai un film che è l'incontro tra road movie, alcool e letteratura.
E brindo alla faccia di quel pusillanime del mio antagonista sempe chiuso in casa vestito da Coniglione!
Il consiglio di Cannibal: viva il rum, abbasso WhiteRussian!
Leggendo il titolo non mi viene certo in mente la vita piratesca (?) del Ford. A spasso con Daisy, quello sì che è un titolo che mi fa venire in mente il vecchio Ford! Uahahah
E poi Ford smettila di fingerti tutto ‘sto gran bevitore, che sei talmente un fisichella che manco bevi la birra, femminuccia che non sei altro!
Il film comunque si preannuncia una discreta schifezza. Negli Usa è stato ignorato alla grande e sembra la versione di noiosa e di serie B di Paura e delirio a Las Vegas. L’unico motivo per vederlo? Non un Johnny Depp dopo The Tourist ormai sempre più in caduta libera, bensì Amber Heard.
E ora tutti a bere, alla faccia di quell’astemio del whiterussian Ford!

FOTO IN ESCLUSIVA per Pensieri Cannibali: Ecco il luogo
dove Ford si è esiliato dopo la disfatta nell'ultima Blog War.
Laputa - Il castello nel cielo di Hayao Miyazaki
Il consiglio di Ford: meglio un castello nel cielo che un Cannibale in terra!
Non mi spiego per quale motivo venga distribuito in sala un film targato Miyazaki ormai di secoli fa, ma poco importa: le opere del Maestro e fondatore dello Studio Ghibli sono sempre una garanzia, quindi sarebbe da folli perdersele.
Io, giusto per essere partecipe, potrei rispolverare il dvd che acquistai almeno cinque anni fa, quando per la prima volta uscì nei negozi italiani.
Il consiglio di Cannibal: alla buon'ora - parte 1
Questo film è solo di 27 anni fa, quindi massì perché non farlo uscire adesso?
Io davvero non so cosa abbiano dentro la testa i distributori italiani. Forse farfalle, forse niente, forse degli omini che fanno un incontro di wrestling come dentro il cranio di Ford…
Non lo so, fatto sta che fanno uscire sto film in presumibilmente una decina massimo di sale, quando la pellicola è già disponibile in italiano da un sacco. C’era arrivato persino Ford, non certo la pistola più veloce del West, voi distributori italiani ci arrivate dopo appena 27 anni?
Comunque, il film è tra quelli di Miyazaki che mi mancano. Sarà all’altezza delle sue pellicole migliori? E, soprattutto, dentro la testa di Ford lo scontro sarà vinto da Hulk Hogan o da John Cena?

"Caspita! Il libro di Cannibal è molto meglio di quelli di Nicholas Sparks!"
Ho cercato il tuo nome di Scott Hicks
Il consiglio di Ford: non ti ho cercato, Cannibale. E non ti cercherò.
Una schifezza atomica dall'alto tasso di retorica a stelle e strisce di quelle malsane e per nulla pane e salame, infarcita di luoghi comuni e come se non bastasse interpretata da quel parruccone di Zac Efron.
Un High school musical a ritmo di Iraq e zuccherosi sentimenti che lascio ben volentieri al Cucciolo Eroico, chissà mai che, abbagliato dal suo idolo teen, non trovi il suo film dell'anno.
Il consiglio di Cannibal: ho cercato il tuo nome tra le lapidi del cimitero, Ford. Uahahahah!
I film tratti dai romanzi di Nicholas Sparks sono l’equivalente americano di quelle di Moccia in Italia, con in più l’aggiunta di una componente da drammone strappalacrime di quelli in grado di far piangere il finto duro Ford. Roba che quindi prima o poi vedrò, per farmi delle risate di gusto.
Quanto a Zac Efron, negli ultimi tempi si è gonfiato di steroidi e quindi ormai più che un teen idol cannibale può entrare a pieno diritto tra i Ford idol. E poi ammettilo Ford che il friday night ti fai le seratone di karaoke cantando le hit di High School Musical!

"Sì, Ford: sei pronto per combattere
contro The Rock. Ma adesso calmati..."
Interno giorno di Tommaso Rossellini
Il consiglio di Ford: tutti i radical chic verranno rispediti all'esterno a suon di bottigliate.
Ed eccoci al primo film italiano inutile della settimana, una polpettonata radical chic infarcita di figli d'arte che solo al pensiero mi fa incazzare come un toro.
Materia cannibalesca dal primo all'ultimo minuto. Io faccio finta di nulla, altrimenti finisce che comincio a fare andare le mani.
Il consiglio di Cannibal: interno giorno? Meglio l’esterno notte
Materia cannibalesca sta roba? Ma se sei tu il fan numero uno della famiglia Rossellini? Io faccio volentieri a meno sia dei film del nonno che ancor di più di quelli del nipotino d’arte. Neo neorealismo? Ford ha già un posto prenotato al cinema!

"Ford, quando hai detto che mi ospitavi da te,
mi aspettavo un posto un pochino più accogliente..."
Hunger di Steve McQueen
Il consiglio di Ford: in Italia per avere film interessanti in sala dobbiamo ripescare cose uscite da anni.
Hunger è il primo film di Steve McQueen, autore del recente Shame.
Come quest'ultimo, non mi aveva convinto al massimo, nonostante la messa in scena ottima e l'interpretazione incredibile di Fassbender: eppure, a fronte di titoli made in Terra dei cachi come quello appena segnalato, Hunger potrebbe facilmente diventare il film della settimana.
Il consiglio di Cannibal: alla buon'ora - parte 2
Se per Laputa ci sono voluti 27 anni, per Hunger ce ne sono voluti appena 4, quindi: Hallelujah!
La distribuzione italiana dimostra così sempre più di essere la cosa più lenta sulla faccia della terra dopo… esatto: Mr. Ford.
Il primo film di Steve McQueen comunque non mi ha esaltato parecchio, è una pellicola interessante però ho trovato molto meglio Shame, quello sì un cazzo di capolavoro!

"Vorrei dedicare una canzone a Mr. Ford: Old Man Blues"
Maternity blues - Il bene dal male di Fabrizio Cattani
Il consiglio di Ford: il blues vero viene guardando le prospettive del nostro Cinema.
Secondo titolo che mi puzza di tentativo pseudo d'esportazione con venature radical chic e poco altro.
Tema scomodo, grandi ambizioni, ma risultato "troppo italiano".
Altra roba che scarico volentieri sul Cannibale insieme ad una camionata di mattoni.
Il consiglio di Cannibal: più che il bene dal male, io vedo solo del male e basta
Laddove Ford parla come al solito di radical-chic, io vedo invece l’ennesimo polpettone neo neorealista. Ognuno ha le sue ossessioni, no? Qualunque siano le ragioni, entrambi comunque eviteremo questa Ciofeca blues. Alla fine, ecco un film che ci mette d’accordo!


"Ford, i tuoi film neorealisti hanno ROTTOOOOO!"
La casa nel vento dei morti di Francesco Campanini
Il consiglio di Ford: il vento dei morti è quello delle proposte italiane.
Terzo titolo italiano della settimana, e terzo film che non vedrei neanche sotto minaccia di convivenza forzata con il Cannibale.
Mano alle bottiglie e rullo di tamburi: Ford 3, Cinema italiano 0.
Palla al centro e attendiamo la prossima settimana.
Il consiglio di Cannibal: il cinema nel vento dei morti
Consiglio a tutti di guardare il trailer di questo film, perché è una vera chicca di trash allo stato puro.
Quanto a Ford, fa le triplette contro il cinema italiano, ok, ma ci va davvero poco. Quando se la deve vedere con un rivale cannibale nelle Blog Wars, invece, il risultato è decisamente meno a suo favore. Buahaha!

giovedì 26 aprile 2012

Negozio di dischi (Sigur Ros, Jack White, Orbital…)

Opinioni cannibali sparse su una manciata di album sparsi ascoltati nelle ultime settimane sparse…

"Meno male che le previsioni di Italia 1 davano bel tempo..."
Sigur Ros “Valtari”
Genere: (e)statico
Poche esperienza musicali sono paragonabili al primo ascolto di una roba enorme come Ágætis byrjun. Da lì in poi, dai Sigur Ros è sempre stato lecito attendersi solo una cosa: la meraviglia. Niente meno che la meraviglia. E i folletti islandesi bene o male ce l’hanno sempre data, con la grandezza enigmatica di (), con la svolta pop o quasi di Takk… comprensiva di quell’incanto di Hoppipolla e con la (molto relativa) maggiore accessibilità di Með suð í eyrum við spilum endalaust. Adesso con Valtari tornano indietro, alle origini, ma quello che manca è lo stesso senso di sorpresa.
Il grande assente sembra Jonsi, ultimamente dedicatosi alle colonne sonore (La mia vita è uno zoo, Dragon Trainer) e all’attività solista. La sua voce qui fa capolino solo ogni tanto qua e là, tra trame sonore molto post post-rock e atmosfere affascinanti cui però manca qualcosa… la bellezza assoluta. Quella cui ci avevano abituati (molto bene) fino ad ora e che qui non è comunque assente del tutto, si senta un pezzone come Varúð.
Non fosse un disco dei Sigur Ros, si potrebbe parlare di quasi miracolo. Però questo è un disco dei Sigur Ros e da loro non ci si può aspettare niente meno che la meraviglia.
(voto 6,5/10)


"Giuliacci e co. ci prendono davvero sempre, sì sì!"
Dandy Warhols “This Machine”
Genere: dandy
I Dandy Warhols sono il gruppo, credo, con il nome più bello nella storia della musica. Oltre a questo merito non da poco, in passato ci hanno regalato gran bei dischi e pure una hit clamorosa come “Bohemian Like You”. Al di là di quella fortunata song di vodafoniana memoria, i Dandys sono però una band ben poco commerciale e il loro nuovo disco non se lo filerà nessuno, visto che non contiene potenziali hit e non suona come le indie band cool in circolazione oggi. Peggio per il grande pubblico, perché questo nuovo “This Machine” è un ottimo disco, psychedelico, atmosferico, sguaiatamente e genuinamente rock, fichissimo nel suo non cercare di essere fichissimo.
Con quel nome così, poi, come fare a non amarli?
(voto 7/10)
Potete ascoltare il disco in streaming sul sito dell'NME.


"Dopo aver visto 17 ragazze, ho deciso di fare anch'io
il test di gravidanza, che va di moda!"
Jack White “Blunderbuss”
Genere: white senza stripes
Ho un rapporto conflittuale con Jack White. Più che conflittuale, diciamo che in linea di massima non mi piace. Però specifichiamo: non mi piace quando canta lui. Se i White Stripes non mi hanno mai entusiasmato molto, alcune sue band parallele invece mi hanno convinto di più, come i Dead Weather o i Raconteurs. Soprattutto nei pezzi in cui non è lui a cantare. Non metto in dubbio che sia un ottimo musicista, però c’ha questa voce gracchiante che mi infastidisce.
Andando al di là di questo aspetto, nel primo album solista tutto a nome suo il White conferma pregi e difetti di quanto già fatto in precedenza: buone intuizioni, qualche pezzo carino, ma nel complesso sembra ricalchi modelli sonori del passato, tra rock’n’rolla, bluez più qualche accenno folk e country, senza però renderli in maniera davvero personale, sua al 100%. C’è una sola espressione che mi viene in mente: esercizio di stile. Ben fatto e tutto, però sempre esercizio di stile. E poi quella voce…
(voto 6-/10)


Ai Mystery Jets non piace bere. No no.
Mystery Jets “Radlands”
Genere: brit-pop 2.0
I Mystery Jets fanno sul serio. Non che finora non l’avessero fatto, però adesso la brit-band sembra aver alzato ulteriormente il tiro. L’apertura con la title track “Radlands” è uno spettacolo. “You had me at hello” parte come un incrocio tra “Save me” di Aimee Mann (la canzone di Magnolia) e “Goint to a town”di Rufus Wainwright ma poi trova un'ottima strada sua. Il singolo “Someone Purer” con il suo irresistibile coretto da pub inglese è una seria candidata al titolo di hit indie della stagione, pretendendo una sola cosa: give me rock’n’roll! Mentre “Greatest Hits”, che ve lo dico a fare?, è un pezzo perfetto per un greatest hits. Un qualsiasi greatest hits di qualsiasi gruppo.
Nella seconda parte invece il disco perde un po’ di mordente, confermando l’impressione che i Mystery Jets rimangano ancora più una band da grandi singoli che da grande album. Però stavolta ci sono andati clamorosamente vicini.
(voto 7+/10)


"Ma perché mi sono fatto un taglio
osceno come quel tizio di Glee? Peeerché?"
Neon Trees “Picture Show”
Genere: pop-rock
I Neon Trees erano emersi qualche tempo fa con il singolone “Animal” e oggi ritentano il colpaccio animalesco con un album numero 2 che di potenziali hit è pieno. A livello complessivo manca un po’ la coesione e si vive più che altro di episodi isolati, tra qualche ottima songs e qualche riempitivo. Alla fine preferisco comunque vedere il bicchiere mezzo pieno, per quanto io di solito adori vedere il bicchiere mezzo vuoto. Il merito è di una serie di canzoni esaltanti come “Everybody Talks” (con tanto di ottimo video Grindhouse consigliato dall'amico Rumplestils Kin del blog Overexposed) o la 80s ballatona strappamutande "Close to you". Ancor più dei Mystery Jets di cui dicevo sopra, pure gli alberi restano per ora più band da singoli che non da album al neon.
(voto 6+/10)


"La nostra musica ti mette le aaali!"
Orbital “Wonky”
Genere: electro
Un disco che manda in orbita(l). Scontato da dire? Sì, ma è così. E se è così è così e non c’è un cazzo da fare. Capito?
Tra gli alfieri (ma che cazzo di termine) della scena elettronica degli anni ’90, dopo una serie di lavori sottotono gli Orbital tornano alla stragrandissima a livelli che forse non avevamo mai nemmeno toccato durante il periodo d’oro del passato. Wonky è una figata di pezzo dietro l’altro, su tutti l’enorme collaborazione in “New France” con la mia divinità Zola Jesus. Altroché Jesus Christ! Qui lo dico, qui non lo nego.
Ma anche il resto della playlist non è affatto da meno, andando a comporre un disco che non vuole suonare paraculo nei confronti delle mode del momento, né tentare un recupero nostalgico del suono electro 90s. Un disco che suona semplicemente come l'hic et nunc. Il qui ed ora.
Spazio curiosità: ma che vuol dire “Wonky”?
Vuol dire “incerto”, però questo disco è una figata, di questo statene pur certi.
(voto 8/10)


17 ragazze (incinte) per me posson bastare

Giovani MILF crescono
17 ragazze
(Francia 2011)
Titolo originale: 17 filles
Regia: Delphine Coulin, Muriel Coulin
Cast: Louise Grinberg, Roxane Duran, Esther Garrel, Juliette Darche, Yara Pilartz, Solène Rigot, Noémie Lvovsky, Florence Thomassin, Frédéric Noaille
Genere: ingravidato
Se ti piace guarda anche: Il giardino delle vergini suicide, Elephant, Tomboy

“Se dovessimo aspettare il permesso per tutto, non faremmo mai niente.”

Oggi cosa facciamo? Giochiamo all’Xbox?
Ancora? Che noia.
Ascoltiamo Justin Bieber?
No, ascoltare Justin Bieber fa troppo 2011.
E allora non ci resta che fare i compiti di scuola…
I compiti? Ma va, facciamoci ingravidare.
Me oui, grande idea!

Wu-TeenMoms Clan, yo!
17 ragazze della stessa scuola si fanno mettere incinte nello stesso periodo.
Non è l’inizio di una barzelletta del nostro (nostro?) ex premier.
È una storia vera che ha ispirato questo film.
La prima cosa che mi sono chiesto è: ma è un solo uomo che le ingravida tutte e, se sì, si tratta per caso di Rocco Siffredi?
Seconda domanda: come si chiama e dove si trova esattamente la cittadina della Francia in cui è capitato questo “evento”? Così, giusto per sapere…

Le storie più incredibili spesso arrivano dalla realtà, anche perché se ci mettiamo ad aspettare gli sceneggiatori hollywoodiani di oggi, siamo a posto, siamo…
Da un fatto di cronaca avvenuto pare realmente nel 2008, il solito cinema francese in stato di grazia ha tirato fuori una nuova notevole pellicola, valida da un punto di vista cinematografico ma anche e soprattutto spunto di riflessione davvero notevole.
Se da una news del genere in Italia molto probabilmente avrebbero potuto tirarne fuori un film o una fiction di quelli a carattere scandalistico, pruriginoso alla Studio Aperto, in Francia hanno realizzato una pellicola delicata, che evita i sensazionalismi per focalizzarsi sul gruppetto di ragazze che ha preso una estrema decisione: gravidanza di massa.
Perché lo fanno?
Guardate il film e lo capirete…

Guardato?
Sicuri?
Sicuri sicuri sicuri sicuri?

"Ciao ragazze, questo weekend ho giocato con le Barbie. Fichissimo! Voi?"
"Mah, noi ci siamo solo fatte mettere incinte. Niente di che..."
Ok, adesso possiamo commentarlo insieme. E con insieme non intendo che dobbiamo tutti diventare genitori contemporaneamente. E se non l’avete ancora guardato, allora scatta l’avviso ATTENZIONE SPOILER.
L’isolarsi dal resto del mondo di queste 17 (ma all’inizio sono solo 5) ragazze mi ha ricordato Le vergini suicide di Jeffrey Eugenides (libro) e Sofia Coppola (film). Il loro comportamento dal di fuori può sembrare incomprensibile, alieno, eppure nel loro agire c’è sia un’innocenza tipicamente infantile, che una consapevolezza che le rende parecchio adulte e mature.
Queste 17 ragazze da una parte sembrano prendere questa decisione alla leggera, giusto per sfuggire alla noia e alla routine della tipica piccola merdosa cittadina di provincia. Dall’altra però emerge una riflessione diversa, più importante: avere un figlio, per avere una vita diversa. Migliore? Così almeno è quanto si augurano. Una decisione esistenziale. Forse persino politica.
Certo, sono pur sempre delle ragazzine di 16/17 anni e quindi nel loro comportamento c’è anche l’incoscienza e, se vogliamo, l’immaturità di una scelta di vita tanto importante, presa anche per moda, per imitare le altre. Perché tutte nel gruppo l’hanno fatto. Farsi mettere incinta perché questa stagione è fico così. E fare il test di gravidanza è diventato più cool di qualunque app dell’iPhone.
Angry Birds? Giocate a Angry Birds? Noi ci facciamo mettere incinte!
Tu non sei in dolce attesa? Sfigata! Loser.
E tu?
No. Ma io sono maschio.
Male, non hai visto il film Junior con Arnold Schwarzenegger? Anche gli uomini possono aspettare un bambino. Non lo sai?

Gravidanza is the new black.
E a proposito di uomini, in questa storia, dentro questo film, sono delle figure praticamente inutili. I ragazzi vengono usati per farsi inseminare, ma poi non hanno peso alcuno nelle decisioni sul futuro nascituro. It’s a woman’s woman's woman's world e gli uomini sono dei meri oggetti sessuali. La rivincita del femminismo?
Si può vederla in questo modo. Oppure si può vederla in maniera del tutto opposta: la maternità come scopo unico della donna.
Una cosa o l’altra? Da che parte sta la pellicola?
Il bello di questo film è il suo non prendere posizione. Presentare la vicenda cercando di avvicinarsi e avvicinarci il più possibile a queste 17 ragazze. Senza giudicarle. Senza condannarle. Senza nemmeno celebrarle. Lasciando la riflessione aperta allo spettatore. E poi a livello cinematografico, ci siamo proprio. Le due sorelle Coulin, esordienti e autrici pure della sceneggiatura, guardano al meglio cinema indie americano, tra la Coppola e Gus Van Sant, altroché Il tempo delle mele. La colonna sonora anglo-francese poi è ottima e dosata nei momenti giusti e le giovani attrici offrono una recitazione spontanea, naturale e davvero credibile: da tenere d’occhio soprattutto la protagonista principale Louise Grinberg, le due rossicce Roxane Duran e Yara Pilartz ed Esther Garrel, che come si può facilmente evincere dal cognome è la sorellina di Louis Garrel nonché la figlia del regista Philippe Garrel.

Una volta andavano i Take That, poi c’è stato il periodo del Tamagotchi, oggi oh, tra le diciassettenni va di moda avere un figlio. Comincio ad aver paura di scoprire quale sarà la prossima moda. Vendere organi?
Beh, sempre meglio che ascoltare i One Direction
(voto 7,5/10)

mercoledì 25 aprile 2012

La babysitter meno sexy del mondo

Lo spaventapassere
(USA 2011)
Titolo originale: The Sitter
Regia: David Gordon Green
Cast: Jonah Hill, Ari Graynor, Sam Rockwell, Max Records, Landry Bender, Kylie Bunbury, J.B. Smoove, Kevin Hernandez, Erin Daniels, Method Man, D.W. Moffett, Sean Patrick Doyle
Genere: tutto in una notte
Se ti piace guarda anche: Tutto quella notte, Strafumati, Babysitter Wanted, Babysitter… un thriller
Uscita italiana prevista: 13 luglio 2012

Non so a voi, ma a me la sola parola “babysitter” basta per farmi venire pensieri impuri.
Ti prego Dio, perdonami!
“Babysitter”.
Ho detto: "babysitter".
Dai, a chi non vengono pensieri impuri?
Ve lo dico io a chi: a chi ha visto questo Lo spaventapassere, titolo degno di uno dei miei peggiori post, o anche The Sitter per dirla con la denominazione originale.
In questo film non incontriamo infatti una sexy babysitter strappona in minigonna e camicetta sbottonata come la nostra fantasia ci lascerebbe immaginare, bensì un babysitter uomo e per la precisione… un babysitter Jonah Hill!


"Maurizio Costanzo Show che fa sesso con la de Filippa?
Ma perché Cannibal deve scrivere certe cose?"
Le parole “Jonah Hill” bastano e avanzano per non farmi venire pensieri impuri. Quando devo sbollire i bollenti spiriti, penso a Jonah Hill e subito me s’ammoscia. Più efficace del pensiero di qualunque dentiera della nonna e forse pure di Maurizio Costanzo che fa sesso sadomaso con Maria de Filippi.
Lei che lo frusta e lui con sul volto una maschera nera di quelle inquietanti da bondage estremo che grida: “Ancora, Maria! Ancora! Ancora! E mo' adesso basta... consigli per gli acquisti.”
Questa notte, qualcosa mi suggerisce che non riuscirete a prendere sonno. E qualcosa mi suggerisce anche che, ripensando a una tale scena, non riuscirete a eccitarvi mai più…
Ora che il danno è stato fatto, meglio lasciare perdere gli show sessuali di casa Costanzo per non peggiorare ulteriormente la situazione e tornare al film.

"Era meglio prima?" se lo chiede J-Ax e pure Jonah Hill. 
Jonah Hill è costretto a fare il babysitter per fare un favore alla madre.
Jonah Hill che ha abbandonato l’università, vive con la mami appunto, mentre il padre gioielliere sto stronzo non gli passa nemmeno un dollaro di alimenti.
Jonah Hill che si vede con una tizia strafiga strastronza, Ari Graynor, ma che non è la sua tipa. Lei non vuole una relazione seria. Vuole solo che lui le lecchi la fica. Non lo dico per essere il solito volgare di turno, è quanto avviene nella primissima scena del film, quindi non spoilero nemmeno niente.
Jonah Hill che in questo film è ancora in versione simpatico cicciobombo. Non è lo smunto Jonah Hill versione Biafra degli ultimi tempi. Quello dimagratissimo e quasi anoressico che sembra uscito da una puntata del reality di Mtv Teenager in crisi di peso (il programma tivì con il titolo peggiore nella storia dei programmi tivì, parere puramente personale). Anche se di recente pare sia tornato ciccio di nuovo...

Jonah Hill che non gli daresti due dollari, proprio come quello stronzo di suo padre, ma che a sorpresa come babysitter si rivelerà meglio di Mary fuckin’ Poppins, sebbene il modello di riferimento più appropriato in questo caso sia la Elisabeth Shue di Tutto quella notte. Non che fisiciamente Hill e la Shue si assomiglino, però questa pellicola sembra quasi un remake della piacevole commedia di Chris Columbus degli anni Ottanta. O meglio, una rivisitazione strafumata di quel film.
Togliete lo stile alla Mamma ho perso l’aereo tipicamente columbussiano, pieno di canzoni vecchio stile in colonna sonora e televisioni accese anch’esse su film vecchio stile, aggiungetegli un contesto hip-hop più attuale e un tocco strafumato, appunto. Il regista è infatti David Gordon Green, quello del film con Seth Rogen e James Franco. Dopo la poco riuscita parentesi pseudo-fantasy con Sua maestà, in cui mandava letteralmente in fumo un cast pazzesco (Natalie Portman + Zooey Deschanel + James Franco + Damian Lewis), il fuorissimo regista americano ritorna ora su territori a lui più congeniali, con una commedia ambientata tutta in una notte, una folle notte, che intrattiene a dovere e regala qualche momento persino esilarante.

"Quel bulimico lì sopra è davvero Jonah Hill?"
Oltre a un Jonah Hill scatenato (altroché quello imbambolato a fissare Brad Pitt in Moneyball), a dare una mano è il cast di contorno: Sam Rockwell rockeggia very well, interpretando un super cattivo sì super stereotipato eppure sì anche fun-tastico, una Erin Daniels uscita da The L Word sempre superstrappona, e persino un gruppetto di bambini per una volta non odiosi. I tre children a cui Jonah “che si è mangiato la balena” Hill fa da babysitter sono pure loro divertenti e ben caratterizzati: c’è il tween gay, il ragazzino adottato che si diverte a far esplodere le cose, e poi l’esilarante bimbetta che a 8 anni circa si trucca e si comporta come una velina zoccola strappona teenager.
Lo so che a un film intitolato Lo spaventapassere non dareste due lire, anche perché le lire ormai non esistono più. Invece è una commedia spudoratamente divertente e sorprendentemente riuscita. O forse spudoratamente riuscita e sorprendentemente divertente. Comunquemente sia, non fatevi spaventare dal titolo, né dal fatto che Jonah Hill non sia proprio la babysitter più sexy che possiate immaginare. Dimenticatevi Mary fuckin’ Poppins e chiamatelo anche voi per farvi babysitterare.
(voto 6,5/10)

martedì 24 aprile 2012

I racconti del cannibale

Marco Goi “L’ultima estate di Joan e altri racconti”
(Raccolta di racconti, 2012)

UPDATE: Potete scaricare l'ebook GRATIS (SCARICA GRATIS)

Genere: commedia, drama, thriller, horror, fantascienza
Pagine: 201
Prezzo libro copertina morbida: € 13.00 prezzo scontato € 7.80 (COMPRA)
Prezzo libro copertina rigida: € 21.10 prezzo scontato € 14.77 (COMPRA)
Prezzo ebook: € 1.99 GRATIS (SCARICA)
Se ti piace leggi anche: Bret Easton Ellis, Chuck Palahniuk, Enrico Brizzi, Federico Moccia (uahahah!)
Acquistabile su Lulu.com: versione libro (a copertina morbida o rigida) e scaricabile in versione ebook

Questa non è una recensione. Questo è uno spudorato consiglio per gli acquisti.
È arrivato il mio primo libro e potete comprarlo online ORA!
Si intitola “L’ultima estate di Joan e altri racconti” e, come si può facilmente evincere dal titolo, si tratta di una raccolta di racconti. 21 racconti, per essere precisetti.
Il genere? Si spazia dal thriller all’horror, dalla commedia al dramma, arrivando fino alla fantascienza.
Una lettura (si spera) divertente ma anche con qualche momento più o meno serio. Una lettura fresca e variegata. Una lettura insomma perfetta per l’estate. Ma non solo.

L’ultima estate di Joan, la title-story, è il racconto di un gruppo di ragazzini tedeschi che vanno per la prima volta in vacanza senza genitori, al sole della Costa Brava. Ma all’interno della raccolta troverete una moltitudine di altre storie, vite, personaggi: nerd alle prese con cheerleader zombie, un tamarro alle prese con la notte prima degli esami, lavoratori precari, padri che riescono a comunicare con i figli solo in particolari condizioni, un’Apocalisse, un racconto di Natale e uno di Halloween, nani, giganti, un villaggio di freaks, una prostituta minorenne, un tarlo che vive in uno stomaco e la storia vera di… un brufolo.

E poi vi sono anche le vicende immaginarie di alcuni personaggi liberamente ispirati a personaggi realmente esistenti: un certo politico imprenditore di nome Silvio, la politica (?) showgirl Mara, la mamma killer Anna Maria, la cantante problematica Amy, la sexy attrice Jessica e persino un Jesus in versione adolescenziale.
E poi? Molto altro ancora. Il tutto naturalmente in pieno stile cannibale e con copertina e immagini promozionali stupendamente realizzate dall'amico CheRotto dei blog OsirisicaOsirosica e L'ora blu.

Come assaggino, potete leggervi il racconto breve Come nevicava
e la parte prima di L’ultima estate di Joan.
Il consiglio (più o meno) disinteressato è però quello di acquistare il libro.
Potete trovarlo e su Lulu.com ed è disponibile in ben 3 versioni:
- Libro a copertina morbida: € 13.00 prezzo scontato € 7.80 (COMPRA)

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- Libro a copertina rigida: € 21.02 prezzo scontato € 14.77 (COMPRA)

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- Ebook per leggerlo su computer e tablet vari: € 1.99 GRATIS (SCARICA)

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Naturalmente vi sarei infinitamente grato se parlaste di questa uscita sui vostri blog, pagine Facebook, Twitter, siti vari, ad amici, famigliari o magari anche agenti letterari ed editori, se proprio vi capita.
Sono poi gradite recensioni del libro. Anche stroncature. Dopo tutte le critiche a volte anche pesanti che ho fatto a film, telefilm, dischi e personaggi vari su questo blog, in fondo una bella stroncatura come si deve me la merito tutta!





lunedì 23 aprile 2012

Me and Mrs. Jones

Ho sempre adorato la voce di Norah Jones.
Perché? Non so perché.
Don’t know why.


Ritorno al passato. Anno 2002. Dal nulla arriva questo incanto di voce vellutata. È una tizia novellina che incide per la Blue Note, storica etichetta jazz. Io non amo molto il jazz, né il jazz-pop, eppure questa Norah Jones mi strega. L’album “Come Away With Me” fa sfracelli nelle classifiche mondiali, nonostante la sua proposta non sia certo vicina al puttan-pop che va per la maggiore. A volte, cose del genere succedono.
Per quanto mi riguarda, un ringraziamento per avermela fatta scoprire va a Napster. Senza Napster, un disco del genere non l’avrei mai filato manco di striscio. 20 euri per comprarsi un album di jazz-pop? Col cazzo, non ci penso nemmeno. Per fortuna però grazie al file-sharing è diventato possibile ampliare il proprio ventaglio musicale all’infinito e approfondire l’ascolto di artisti cui altrimenti non si sarebbero date grosse chance.
Napster, la cosa migliore capitata alla musica d.K., dopo Kurt.

Con gli album successivi, per quanto a tratti sempre incantevoli, è cominciata a emergere un po’ di maniera, un po’ troppo di mestiere, tanto che qualcuno ha cominciato a chiamarla Noia Jones. Non io, che pensate? Però è pur vero che una maggiore varietà musicale non sarebbe guastata…
E infatti la stessa Noia, pardon Norah Jones se n’è accorta e ha provato a variare la sua proposta. Si è dedicata al rock, vabbè diciamo al quasi rock, e al country cantando con la band Little Willies, ha collaborato con Danger Mouse e Daniele Luppi per il loro fascinoso album “Rome”, se n’è uscita con il disco “Featuring” in cui ha riletto i suoi brani con un branco di variegati collaboratori, dai Belle and Sebastian ai Foo Fighters, e si è persino dedicata al cinema, con Un bacio romantico - My Blueberry Nights di Wong Kar-Wai, pellicola in cui fa la sua ottima figura come attrice ma che mi ha annoiato terribilmente, nonostante il cast pazzesco (c’erano anche Natalie Portman, Jude Law e Rachel Weisz!).
Finita la breve Norah Jones story, ora dedichiamoci al suo nuovo, nuovissimo album.

Norah Jones “…Little Broken Hearts”
Genere: pop
Provenienza: New York City
Se ti piace ascolta anche: Katie Melua, Danger Mouse & Daniele Luppi, Little Willies, Jamie Cullum

Fin dalla copertina, Norah si presenta in una veste rinnovata, con un’immagine molto cinematografica, molto B-movie, molto Grindhouse, molto Russ Meyer (è infatti è un diretto omaggio al suo film Mudhoney). Oh yeah. E come produttore troviamo Danger Mouse, con cui come detto sopra aveva già collaborato al disco Rome. Oh yeah, again. Tutto molto figo. Chi se lo sarebbe aspettato, da una (apparentemente) seriosa cantante jazz?


"Grazie Cannibal per la recensione positiva.
Preferisci essere ricompensato in denaro o in natura?
Il primo pezzo si chiama “Good Morning” e io mi immagino Norah Jones fare “Goooooooooooood Morning Vietnam” come Robin Williams. Ma non credo sia proprio la tipa…
…e infatti, il suo "Good Morning" è un sussurro delicatissimo che suona perfetto per un dolce risveglio.
Nonostante il cambio di immagine, a livello musicale Norah rimane dentro territori meno estremi e coraggiosi, ma non per questo meno affascinanti. La sua voce è infatti capace da sola di trasportare in un’altra dimensione.
Il tocco di Danger Mouse alla produzione un pochino comunque si fa sentire, aggiungendo un maggiore groove in brani come “Say Goodbye”. Non aspettatevi di ballare Norah in disco, a meno dell’uscita di un remix clamoroso, ho solo detto che c’è qualche groove in più. Meno atmosfere jazzate, più groove del tipo noir alla David Lynch. Oh sì, si senta “4 Broken Hearts”.

I territori privilegiati della Jones rimangano però quelli della ballata rilassata e chill-out. Grande al proposito la languida e sexy “After the Fall”. Scialla, raga. Scialla.
“Happy Pills” poi è la hit-pillola perfetta, con un coretto di quelli capaci di rimanere incollati in testa. Il suo solo peccato è quello di essere una canzone forse troppo raffinata per trasformarsi in un grande successo di massa. Le era riuscito il grande colpo con “Don’t Know Why” e "Sunrise", ma certe cose difficilmente si ripetono. La massa può diventare raffinata una volta, forse due. Difficilmente capita pure una terza volta.


...E si arriva alla fine costretti a riaprire gli occhi. Perché, come canta Norah nel brano finale, è stato tutto un sogno. All a dream.
(voto 7+/10)

Scarlett Zoohansson

La mia vita è uno zoo
(USA 2011)
Titolo originale: We Bought a Zoo
Regia: Cameron Crowe
Cast: Matt Damon, Scarlett Johansson, Thomas Haden Church, Colin Ford, Maggie Elizabeth Jones, Elle Fanning, John Michael Higgins, Patrick Fugit, Angus MacFayden, Carla Gallo, Stephanie Szostak, Desi Lydic, Dustin Ybarra
Genere: zoofilo
Se ti piace guarda anche: Paradiso amaro, Ragazzi miei, Il signore dello zoo, I ragazzi dello zoo di Berlino
Uscita italiana prevista: 8 giugno 2012



"Lo so, finire dietro le sbarre per aver messo
le foto di Scarlett nuda online è un vero scandalo!"
I registi sono dei gran sadici. Qualcuno ha detto Lars Von Trier?
Alcuni registi sono sadici soprattutto con Matt Damon e le sue mogli. Era già successo in Contagion di Steven Soderbergh, con la dolce Gwyneth Paltrow stecchita dopo appena una manciata di minuti (yeah!), e ora in We Bought a Zoo la sua nuova mogliettina manco la fanno vedere perché è già deceduta prima dell’inizio della pellicola.
Niente virus letali, questa volta, ma un pericolo ancora maggiore: un film con gli animali! E in uno zoo, per giunta!
O-MIO-DIO
Cameron Crowe, che mi combini?

Cameron Crowe è era il regista più rock’n’roll in circolazione e mi fa un film per famiglie?
Cameron Crowe, quello che da ragazzo faceva il giornalista per Rolling Stone. Quello che ha scritto il cult anni ’80 Fuori di testa. Quello della Seattle grunge di Singles - L’amore è un gioco. Quello del John Cusack con lo stereo di Non per soldi… ma per amore. Quello del Tom Cruise che fa il Tom Cruise ancora più del solito in Jerry Maguire. Quello di Vanilla Sky ed Elizabethtown. Quello, soprattutto, di Almost Famous.
E mi fa un film per famiglie? Un film per famiglie con bambini e animali e un sacco di animali e un sacco di bambini e un sacco di famiglie e un sacco di mamme morte e un sacco di bambini che fanno le boccacce???

"Adesso, Scarlett, non mi resta che mostrarti la mia collezione di farfalle..."
Un evento del genere ti fa capire che il rock è proprio morto. Stecchito. Stecchino. Schettino.
Rock is deader than dead.
Non c’è più nessuno, oggi, di veramente rock’n’roll.
Mi viene in mente solo Courtney Love. Di recente ha accusato su Twitter Dave Grohl di averle molestato la sua giovane figliuola Frances Bean Cobain. Sia Dave che Frances Bean hanno smentito la notizia, o meglio il delirio personale della all you need is Love, e la figlia ha persino dichiarato che Twitter dovrebbe bandirla perché sta troppo fuori.
Ed è vero. È troppo fuori ed è troppo rock’n’roll.
Courtney Love un film per famiglie non lo farebbe mai. Lei nemmeno la sua famiglia la vuole.
Cameron Crowe invece mi è caduto proprio lì, a fare un film sui buoni sentimenti. Non c’è più religione e non c’è più rock’n’roll.

"Lasciate ogni speranza o voi ch'entrate!"

Chiudiamo così il capitolo We Bought a Zoo, che in Italia uscirà a giugno con il bel (?) titolo La mia vita è uno zoo?
No, perché comunque il filmuccio tanto caruccio alla fine si lascia vedere. Le inquadrature degli animali e dei tramonti fanno tanto Spielberg War Horse-era, però la storiella alla fine riesce a creare un certo coinvolgimento emotivo. Con qualche lungaggine di troppo, con qualche eccesso di melensaggine bleah di troppo, ma tutto sommato si fa vedere.
È pur sempre un cazzo di film per famiglie, eppure un minimo di tocco Crowe (non Russell) si fa sentire. Ad esempio nella colonna sonora, curata da Jonsi alias il cantante dei Sigur Ros.
Sigur Ros che sono appena tornati con un nuovo album, e com’è?
Bah, ne riparleremo.
Comunque qui il Jonsi ha creato un bel tappeto sonoro, dolce ma non troppo smielato. Emozionante ma non paraculo. Insomma, ha fatto un gran bel lavoro che lascia addosso un ricordo piacevole del film, al di là dei meriti non eccelsi della pellicola stessa.
Poi, quando partono le note di “Hoppipolla” o un altro dei pezzi suoi e/o dei Sigur, è difficile non rimanere intrappolati dentro la gabbia dello zoo messo in scena da Cameron Crowe.


E pure Matt Damon finisce per essere almost convincente.
Insomma, Matt Damon è un bravo attore e tutto, però non mi entusiasma. L’ho già detto che mi sembra un Leonardo DiCaprio di serie B? Sì, probabilmente l’ho già detto in qualche vecchio post.

E poi c'è un bel cast di contorno, composto dal simpatico cazzaro Thomas Haden Church, da Patrick "Almost Famous but never really famous" Fugit e da una perennemente sorridente Elle Fanning (che a 14 anni sia già stata presa da una paresi facciale berlusconiana?). In più c'è pure questo tizio qui sotto, Dustin Ybarra. Già solo per i suoi capelli, la sua faccia e le sue sopracciglia, io un film comico da protagonista assoluto glielo affiderei sulla fiducia.


"Mi hanno offerto un film dove non mi spoglio? Son scemi?"
E soprattutto c’è Scarlett Johansson. Scarlett Johansson che in una scena fa i versi alle tigri…
Detta così, può sembrare una cosa sexy, ma in realtà non lo è. Scarlett Johansson in un film in cui non si mostra nuda, è uno spreco. Non le fanno mostrare un centimetro di pelle. Sembra la versione amish di Scarlett Johansson. Immaginate: è come avere Messi e farlo giocare a basket. O avere Adele e farle suonare l’armonica. O avere Madre Teresa e farle fare un film porno…
Ok, quest’ultimo esempio forse era un tantino troppo politically uncorrect!
Ma in fondo meglio così. Il film sarà anche per famiglie, ciò però non significa che anche il mio post lo sia.
Io comunque, in una pellicola come questa, come protagonista femminile avrei senza dubbio preso Zoo Deschanel.
(battuta terribile, lo so lo so e lo so)

"Ah ah ah, che ridere!"

Pensavo ci sarei andato giù più pesante, con questo film. Pensavo a un Killing Zoo. Però non ce la faccio a voler del male a una pellicola firmata da Cameron Crowe. Per quanto il ragazzo, diciamo ormai ex ragazzo,potrebbe fare molto meglio di così, se solo si applicasse di più.
Nel suo genere, We Bought a Zoo funziona quindi piuttosto bene. Peccato solo appartenga al genere sbagliato: il genere di film per famiglie, con tanti animali, tanti bambini e zero tette e culi di Scarlett Johansson.
(voto 6/10)

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