venerdì 30 aprile 2010

Time is never Time at all

Il Time ha pubblicato la classifica delle 100 persone più influenti nel mondo. Al primo posto tra gli artisti? Oh yes, lei. La sola e unica Lady Gaga. Alcuni di voi storceranno il naso, chi scrive questo blog invece non può che essere d’accordo. Nel bene o nel male sta influenzando la cultura pop di oggi come nessun altro.
Eroe dell’anno? Bill Clinton, principalmente per gli aiuti offerti ad Haiti. A me sembra più che altro un falso ipocrita paraculo, ma magari su di lui mi sbaglio.

Nella lista ci sono anche la regista Kathryn Bigelow, fresca di Oscar per “The Hurt Locker”, il geniale artista Banksy, il bollito Elton John, lo stra-bollito James Cameron, l'inventore di qualunque cosa con la i minuscola davanti Steve Jobs, il vampiro Robert Pattinson, il cazzaro Ashton Kutcher. Per lo sport c’è Drogba, ma non Messi. L'effetto Mourinho si fa già sentire?
Inclusi nella lista anche i creatori di “Lost” Damon Lindelof e Carlton Cuse alle prese con un’ultima stagione che sta facendo uscire di testa (anche in questo caso nel bene e nel male) tutti noi lost fans. Dal telefilm rivelazione dell’anno “Glee” c’è a sorpresa Lea Michele (quella con il nasone ma con il corpo sexy) e poi a sorpresissima Neill Blomkamp, regista di “District 9”, film da noi del tutto ignorato ma secondo me davvero innovativo.
Nessun italiano in classifica. Per fortuna, visto che al massimo ci mettevano Silvio “Lolito” Berlusconi o Valentino “Evado il fisco” Rossi. Epperò a tenere alti i colori nostrani c’è una prestigiosa presenza nella classifica dei meno influenti al mondo. Di chi si tratta? Anche qui il Time mi trova al 100% d’accordo: c’è il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Perché? “He makes decisions, and Silvio Berlusconi ignores them. It's pretty funny.” “Prende decisioni, e Silvio Berlusconi le ignora. E’ una cosa piuttosto divertente.” Piuttosto divertente certo, per voi del Time. Per noi è più che altro una cosa pretty depressing, piuttosto deprimente.

Omo de fero

In occasione della pompatissima uscita di “Iron Man 2”, vi propino la mia rece del pompatissimo “Iron Man 1”

Iron Man
(USA, 2008)
Regia: Jon Favreau
Cast: Robert Downey Jr., Gwyneth Paltrow, Jeff Bridges, Terrence Howard, Leslie Bibb

Quando ho problemi a prender sonno metto su “Iron Man” e mi addormento sereno come un pupetto con a fianco il suo amato orsetto Teddy. Un effetto soporifero talmente incisivo che ci ho messo tipo due mesi per riuscire a finire di vederlo tutto.

I meriti di un tale capolavoro del sonno? Principalmente di Jon Favreau. Chi cazzo è Jon Favreau, vi chiederete voi? Questa sì che è una domanda ragionevole. Jon Favreau era già un pessimo attore. Il suo unico ruolo in qualche misura da ricordare è stato infatti appena quello di guest-star in una manciata di episodi di “Friends” nelle vesti del fidanzato miliardario di Monica che a un certo punto sclera, gli prende il pallino della boxe e sul ring se le prende di brutto. Fine dei suoi ruoli memorabili. Non contento di ciò, si è riciclato come registone. E deve avere degli amici davvero potenti a Hollywood, visto che dopo robe come “Elf” e “Zathura” gli hanno consegnato sulla fiducia un budget da 200 milioni di dollari per girare “Iron Man”. Nonostante il suo stile registico lo faccia rimpiangere persino come attore e faccia apparire Michael Bay come un novello Kurosawa, il film è stato un successo di pubblico e inspiegabilmente anche di critica. Vabbè… Per me invece questo “Iron Man” riporta i film di supereroi nel Medioevo cinematografico, dopo che Sam Raimi e Christopher Nolan avevano rivitalizzato Spider-Man, Batman e l’intero genere.
(Jon Favreau è anche il nome di un talentuoso autore dei discorsi per Barack Obama. Per fortuna non si tratta della stessa persona, altrimenti Obama parlerebbe come W. Bush)

Poco convinto pure il cast: Gwyneth Paltrow in questo blockbusterone è a suo agio quanto il marito Chris Martin lo è a cantare un mezzo death metal;
Jeff Bridges è ai minimi sindacali e in versione little Lebowski pelata proprio non si può vedere. A salvarsi tra le macerie è dunque il solo Robert Downey Jr., ma pure lui ha fatto di molto meglio. Il suo Tony Stark è un playboy miliardario senza scrupoli che all’inizio sembra quasi un personaggio interessante. Peccato che dopo appena pochissimi minuti avviene subito la svolta hollywoodiana buonista che fa perdere anche quel minimo interesse per il suo uomo di ferro.
Lo so, in “Iron Man 2” c’è Scarlett Johansson ed è il motivo per cui prima o poi potrei finire per vederlo. Inoltre potrebbe sempre tornare utile se finisco il Valium e lo Xanax…
(voto 3,5)

giovedì 29 aprile 2010

Kiss my ass

The Last Kiss
(USA, 2006)
Regia: Tony Goldwin
Cast: Zach Braff, Jacinda Barrett, Rachel Bilson, Casey Affleck, Tom Wilkinson, Blythe Danner, Eric Christian Olsen, Lauren Lee Smith, Marley Shelton

Mi sono sempre chiesto perché il remake americano de “L’ultimo bacio” non fosse mai uscito nelle nostre sale, arrivando solo ora a 4 anni di distanza in DVD. Non che la distribuzione italiana segua solitamente una qualche minima logica, però comunque sfruttando il marchio mucciniano qualche soldo l’avrebbe potuto raccattare. Dopo averlo visto ho capito che una volta tanto le nostre case non ci hanno privato di un capolavoro.

Questo remake infatti a tratti sembra quasi una parodia USA dell’originale. Alcune scene sono prese pari pari, ma non possiedono la stessa concitata drammaticità tipica del Muccino dei tempi migliori (e con tempi migliori non intendo i tempi degli spot Tim con la tband). Si può discutere sul fatto che “L’ultimo bacio” fosse un bel film o meno, o che fosse un ritratto più o meno fedele dei trentenni italiani di oggi (o di allora, visto che sono passati ormai quasi 10 anni). Però era una pellicola dotata di una forte identità, un cuore che batteva, un’intensità melodrammatica eccessiva, probabilmente, ma che non lasciava indifferenti. In questa trasposizione fedele diretta da Tony Goldwyn (era il finto amico di Patrick Swayze in “Ghost”) ci sono i trentenni, ci sono il disagio di avere una vita da adulti e allo stesso tempo uno spirito da eterni adolescenti, ci sono i dialoghi face to face, eppure la messinscena rimane totalmente fredda. Basti vedere il simpatico Zach Braff di “Scrubs” che con la sua pacatezza è quanto di più lontano ci possa essere dalla recitazione isterica di Stefano Accorsi. L’anima dell’originale è quindi andata tutta lost in translation.
Tra le note intonate ci sono una buona colonna sonora indie e soprattutto Rachel Bilson (l’indimenticata Summer di “O.C.”), molto più convincente e sexy della Martina Stella.
(voto 5)

Trovate il film QUI

The bi**h is back

Novità dal magico mondo dopato di Courtney Love:

1. Il nuovo video ufficiale per “Skinny Little Bitch” è una clip totalmente amatoriale e low-budget che non contiene nemmeno la canzone per intero.


2. Ha detto basta al nome Courtney Love. Adesso si fa chiamare Courtney Michelle.

3. Allo show radiofonico di Howard Stern, Courtney Michelle ha confessato di avere avuto una relazione con il simil-Kurt Gavin Rossdale dei Bush quando lui già stava con Gwen Stefani, ora sua moglie.

4. Si è esibita al David Letterman Show con “Piccola puttanella pelleossa” dal nuovo album delle Hole "Nobody’s Daughter".

mercoledì 28 aprile 2010

Run Cannibal Run

Su consiglio di ☆Vale, pubblico un post in inglese. Il primo su questo blog, o almeno the first da parecchio tempo a questa parte.

Run
I ran this morning
ran away from life
ran away from troubles
ran away from everything
it was the first time in months I hit the road like Jack
now I don’t feel my legs no more no more no more
Road’s my home, road’s my house
I hit it with my Converse shoes and a Adidas t-shirt wow
kinda weird yeah I know
voices in my heads say go go GO!
The sun is beating my face in a strange precocious summer
and I don’t like precocious summers
I just like precocius girls
this morning a mp3 player saved my life
how can you run without music?
how can you do anything without music?
2 legs, 1 Cannibal Kid and 1 road
3 rounds around the Multiplex square
8 cinema rooms, 8 “Clash of the Titans” shows
freedom of choice, uh?
Kate Nash sings in my ears
Ba bom ba bom ba bom bom
I think I’m having a heart attack
Ba bom ba bom ba bom bom
Florence with no Machine sings in my head
run fast for your mother, run fast for your father
run for your children, for your sisters and brothers
Rev Theory are singin’ “Hell yeah”
but my legs are screaming “Hell no no no”
While the sky suddenly turns black
the music turns black (metal)
I just can’t go back
and I ran, I ran so far away
run away like Fini from Berlusconi
I just ran, I ran all night and day
couldn’t get away


(the perfect song to run with)

Il cinema verrà distrutto all'alba

La città verrà distrutta all’alba
Titolo originale: The Crazies
(USA, 2010)
Regia: Breck Eisner
Cast: Timothy Olyphant, Radha Mitchell, Joe Anderson, Danielle Panabaker

Remake di una pellicola di George A. Romero degli anni 70 che non ho visto ma immagino di livello sicuramente superiore, “La città verrà distrutta all’alba” è un horror del tutto inutile. Già qui potrei finire di parlarne. Ma non lo farò! (badate che questa mia minaccia è più spaventosa dell’intero film)

L’assunto iniziale sarebbe anche interessante. In una tipica cittadina americana nel mezzo del nulla, le persone cominciano a comportarsi in maniera strana, aggressiva, quindi a impazzire totalmente. Un virus contagioso che potrebbe simboleggiare il male di vivere in una comunità del genere. Invece no. È tutta colpa di un esperimento militare finito male.
Il film è la solita sequela di morti ammazzati, di fughe da uomini-zombie impazziti, zero umorismo e tutti che si prendono maledettamente sul serio. Nessun guizzo, niente tensione, tanti sbadigli. Da segnalare nel cast la bionda Radha Mitchell, che meriterebbe di girare cose migliori di questa.
La città verrà distrutta all’alba. Questo film invece l’ho distrutto adesso.
(voto 4)

martedì 27 aprile 2010

Postalmarket

I Postmarks nonostante il nome non sono da confondere con il Postalmarket di 80s memoria, anche se il loro look qualche dubbio in proposito lo mette. Pure il suono ripesca sempre nel vintage, ma ancora più lontano, dritto nei 60s.
Sentendo le loro canzoni, le prime parole che mi vengono in mente sono: affascinanti, sognanti, puri, gioiosi, pop e 007. Questo giusto per scrivere qualcosa, visto che di loro non so molto, a parte che vengono dalla Florida, adorano gli animali e tutti i loro fan. Vabbè, queste ultime due cose me le sono inventate, ma immagino siano comunque vere…

Spiriti affini: Cardigans, Broadcast, Saint Etienne, Stereolab, Tahiti 80, Belle & Sebastian, Pipettes, colonne sonore di James Bond

Il loro ultimo album “Memoirs at the End of the World” lo trovate QUI, oppure ordinatelo col Postalmarket


Rollergirls

Whip It
(USA, 2009)
Regia: Drew Barrymore
Cast: Ellen Page, Kristen Wiig, Juliette Lewis, Drew Barrymore, Marcia Gay Harden, Alia Shawkat, Eve, Zoe Bell, Landon Pigg

Dopo aver parlato dell’esordio cinematografico dello stilista Tom Ford, passiamo a un’altra prima volta. Drew Barrymore l’attrice è diventata Drew Barrymore la regista. Che fosse appassionata (per non dire fissata) con gli anni Ottanta ne avevamo già un presentimento. Ha interpretato, a volte anche prodotto, film come “Donnie Darko”, “Mai stata baciata”, “I ragazzi della mia vita”, “Scrivimi una canzone”, “The Wedding Singer” etc. tutti in qualche modo legati a quel colorato decennio.
Anche “Whip It”, per quanto ambientato nel presente, guarda come modello proprio alle storie di formazione (da “Karate Kid” a “Rocky”) e soprattutto alle commedie adolescenziali targate 80s. Se allora c’erano i film a firma John Hughes con Molly Ringwald (“Breakfast Club”, “18 Candles – Un compleanno da ricordare”, “Pretty in Pink”), oggi ne abbiamo una versione indie con Ellen Page. Il suo personaggio in “Whip It” non è infatti molto distante da Juno.
Bliss Cavendar è pure lei una ragazza in cerca della sua identità. Sua mamma la fa partecipare a degli stupidi concorsi di bellezza insieme alla sua sorellina little miss sunshine. Ma lei sogna di entrare in una squadra femminile di pattinatrici. Non una roba tipo le Winx che danzano sul ghiaccio o cazzate del genere, ma una roba da dure e pure. Uno di quegli sport made in USA un poco sfigati alla Dodgeball dove ci si fa anche del male fisico.

Di Ellen Page cosa dire? È un’autentica eroina indie nonché la dimostrazione di come si possa dare una rappresentazione dei gggiovani d’oggggi lontana anni luce sia dal buonismo degli Amici di Maria, sia dalle prostitute minorenni tossiche allo stato terminale proposte come casi umani dagli speciali di Studio Aperto. Per lei la prova di maturità arriverà quest’estate con il thriller “Inception” di Christopher Nolan, al fianco di Leonardo Di Caprio, Marion Cotillard e Joseph Gordon-Levitt. Inutile dire che è uno dei film che attendo di più nella Storia del Cinema.
Il cast di “Whip It” è prepotentemente femminile ma la pellicola non è comunque di quelle per “sole donne”. Pur lontana anni luce dalla cattiveria tarantiniana, c’è qualcosa qui dentro che ricorda “Grindhouse – A prova di morte” e la rende quindi gradevole assai anche per noi maschietti e non solo per un fatto puramente estetico. Sarà la presenza di Zoe Bell, solitamente controfigura di Uma Thurman poi promossa dal magnanimo Quentin ad attrice vera e propria proprio in “Grindhouse”. Sarà perché queste ragazze non hanno peli sulla lingua e parlano sboccate come uno scaricatore di porto.
Come si fa poi a non amare un film con quell’altra eroina indie che risponde al nome di Juliette Lewis, perfetta nella parte della perfida bad-girl Iron Maven. Nel variegato cast si sono infilati anche la rapper Eve, il giovane cantautore country Landon Pigg e pure la Barrymore si è ritagliata uno spassoso ruolino tutto per sé.
Per chi conosce la Barrymore (viste le sue pellicole e vista la sua collezione di boyfriends indie-rock) era poi lecito attendersi una signora colonna sonora e anche qui non ci ha certo delusi. Tra Ramones, Radiohead, Raveonettes, Jens Lekman e qualche bella tamarrata anni Ottanta, c’è robba giusta per tutti i gusti.
Abbiamo celebrato Ellen Page, abbiamo celebrato la Juliette Lewis, e allora diciamolo: anche Drew Barrymore è a tutti gli effetti un’eroina indie, dotata di un gran talento, forse più che come attrice, come regista e produttrice (le sarò grato in eterno per essere stata una delle principali finanziatrici di “Donnie Darko”). Insomma, la bambina che giocava con E.T. cazzo se ne ha fatta di strada!
(voto 7,5)

Il film, non (ancora) uscito in Italia è disponibile in inglese con sottotitoli in italiano. Lo potete trovare QUI

lunedì 26 aprile 2010

Madonna M.I.A

Il nuovo video della genietta cingalese M.I.A è imperdibile, una commistione pazzesca di immagini e musica, un mini-film di 9 minuti girato con stile nudo & crudo tra “The Hurt Locker” e la serie tv “The Shield”. Con tanto di finale esplosivo e splatter. Il video è già stato censurato da YouTube U.S.A.
Il regista è Romain Gavras, già autore di “Stress” per i Justice.
A livello musicale, dopo aver campionato i Clash in “Paper Planes” ora M.I.A ripesca un pezzo del 1977 dei Suicide, “Ghost Rider”, e lo fa suonare come il dannato rock’n’roll del dannato futuro. Madonna M.I.A che roba!

Potete anche vederlo full-screen QUI

iPazia

Agora
(Spagna, 2009)
Regia: Alejando Amenabar
Cast: Rachel Weisz, Max Minghella, Ashraf Barhom, Oscar Isaac, Michael Lonsdale, Rupert Evans

“Agorà non è un film contro le religioni,” ha dichiarato il regista Amenabar. Allora perché ha fatto discutere tanto e in un paese così poco suscettibile alla tematica religiosa come il nostro è uscito solo ora, a ben un anno di distanza dalla sua presentazione a Cannes?
Forse, dico io, perché pur non essendo contro le religioni, nemmeno lecca loro il culo. Anzi, ci va giù piuttosto pesante, soprattutto con quella cristiana. Sarà mica questo il motivo dei ritardi nella distribuzione italiana (e possiamo ringraziare Dio che almeno prima o poi sia arrivato…)?
Lasciamo da parte le discussioni religiose. Tanto sono inutili visto che quando si tratta di religione nessuno è mai disposto non solo a non cambiare la propria posizione di una virgola, ma nemmeno a porsi qualche legittimo punto di domanda o aprire una discussione. Il film meglio delle mie parole può offrire uno spunto di riflessione interessante al proposito, naturalmente per chi fosse aperto a riflettere sull’argomento. Per chi invece di riflettere preferisce farsi imporre delle idee ci sono sempre altri posti. Ehm… le Chiese, tanto per dire il primo luogo che mi viene in mente. Senza offesa per nessuno, sia ben chiaro.

Chiuso questo lungo sermone che ha annoiato persino me, “Agora” è anche e soprattutto la storia di Ipazia, una filosofa pre-femminista vissuta ad Alessandria d’Egitto nel 400 d.C. circa che con le sue intuizioni astronomiche ha anticipato di secoli persino Galileo. Intorno a lei si muovono tutta una serie di fondamentalisti religiosi. Ce n’è per tutti i gusti: cristiani, pagani, ebrei… mancano all’appello solo Tom Cruise e John Travolta che ti chiedono di fare un test della personalità di Scientology.
I Cristiani vengono mostrati nei loro aspetti positivi (la carità, valore che Papa-Razzi ha confuso con il donare un paio di Prada a se stesso) e quelli negativi (distruggono solo la Biblioteca di Alessandria e la cultura di un intero popolo, ma insomma, roba da niente). Allo stesso tempo anche la figura di Ipazia (interpretata da una sempre wonderful Rachel Weisz) ci viene mostrata non soltanto nelle sue belle parole, ma anche nelle sue contraddizioni (aveva degli schiavetti personali).

Ale-Alejandro (come lo chiamerebbe Lady Gaga) Amenabar continua a dimostrare una capacità fuori dal comune di cambiare generi e registri narrativi: dal viaggio noir-fantascientifico-mentale di “Apri gli occhi”, all’horror gotico di “The Others” al dramma di “Mare dentro” e ora si muove con agilità persino tra le sabbie mobili del polpettone storico/religioso, genere che io in genere non sopporto. Se nella seconda parte il ritmo narrativo scende un poco, la prima parte è davvero ottima. Notevole in particolare la scena della devastazione cristiana della Biblioteca di Alessandria: la macchina da presa all’improvviso si capovolge, indicando forse come il mondo a volte giri al contrario.

“Agora” è dunque una piazza ricca, piena di significati e interpretazioni possibili, che non cerca di imporre il proprio pensiero unico ma prova invece a stimolare considerazioni anche sul mondo di oggi, andando alla ricerca di una cosa che tutti dovrebbero possedere. La Fede? No, la Ragione.
Un film da vedere, con un finale che non è un pugno. È una mazzata allo stomaco. Ma hey, tanto questa storia non è mai stata narrata in nessun libro Sacro, quindi è tutta finzione, no?
(voto 7/8)

domenica 25 aprile 2010

25

25 aprile: festa della liberazione dal fascismo

ah perché un paese in cui l'ultimo baluardo della democrazia è quel (ex?) fascistone di Fini vi sembra sia davvero un paese "liberato"?
l'unica cosa di cui l'Italia mi sembra essersi liberata senza troppi problemi negli ultimi anni è proprio quello spirito che animava i partigiani, la voglia di resistere, ribellarsi, lottare, sconfiggere il popolo dell'apatia
o belli ciao
ciao
ciao

sabato 24 aprile 2010

Spring Mixtape

Ascoltate il mio nuovo (imperdibile) mixtape primaverile, 44 minuti di musica electro/pop/rock che ho personalmente mixato.
Contiene pezzi di: Crookers, Bloody Beetroots, Lady Gaga, Ellie Goulding, Tinie Tempah, Marina & the Diamonds, etc.
E con: Doors, Iggy Pop, Angelo Badalamenti e Muse.
Scaricate in una manciata di minuti da QUI (file da 40MB)

Fantastico

Fantastic Mr. Fox
(USA, 2009)
Regia: Wes Anderson

Visto il titolo, è scontato dire che è un film fantastico, però è davvero così. “Fantastic Mr. Fox” rinuncia alle nuove tecnologie, per presentarsi sotto le sembianze vintage di una pellicola d’animazione in stop-motion, come “Nightmare Before Christmas” per capirci. Una tecnica di quelle artigianali che ha richiesto oltre un anno di lavoro e tanto sbattito.
Ispirandosi a una storia di Roal Dahl, autore di classici per l’infanzia (ma non solo per l’infanzia) come “Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato”, il regista Wes Anderson in questa inedita veste animata ci immerge come al solito nel suo mondo intellettualoide ma allo stesso tempo divertente con una famiglia stramba alla Tenenbaum.
Mr. Fox è un ex ladro che ha rinunciato alla professione in cui era maestro per metter su casa e imborghesirsi. Quando però nel corso della più classica delle crisi di mezza età gli capita di tornare in azione per un ultimo magistrale colpo, non si fa pregare due volte e si getta nell’avventura, facendo partire una lotta senza esclusione di colpi tra il mondo degli animali e quello degli umani (e a farci la figura dei polli saranno proprio questi ultimi).
Così come il suo protagonista che in originale ha la voce di George Clooney, anche il film ha un’eleganza e un’astuzia fuori dal tempo e finisce per rivolgersi agli adulti più che ai bambini, che pure rimarranno affascinati dalla bellezza e dalla tenerezza di questi pupazzetti. Fantastico, che altro aggettivo usare?
(voto 7,5)

venerdì 23 aprile 2010

A che suono è la fine del mondo?

Avete presente The day after tomorrow? Bene, se quel giorno mai arriverà davvero suonerà più o meno come il nuovo disco dei Crystal Castles. Un mix tra Prodigy, Aphex Twin, Sex Pistols, le colonne sonore dei giochi Nintendo e il rumore dei vicini di casa che si stanno facendo a pezzi stile “Shining”. Insomma, il gruppo più genialmente svalvolato e perfetto per rappresentare i tempi svalvolati e imperfetti in cui viviamo. A qualcun altro sembrerà solo rumore indistinto, basti sentire “Doe Deer”, in realtà è quanto oggi ci sia di più vicino ad “Anarchy in the UK” o “Firestarter”.


Il viaggio sonoro parte come soundtrack della sbronza più colossale della vostra vita (“Fainting Spells”), celebra la vostra iniziazione al mondo Crystal Castles con un battesimo, solo svolto all’interno di una Chiesa sconsacrata e subito al termine di un rave party (“Baptism”).

Non c’è comunque solo rumore, all’interno di questo allucinato dischetto. “Celestica” ha un titolo che stranamente non prende per i fondelli. Suona davvero celestiale e qualche coro quasi “sacro” emerge anche in altre tracce. Chi se lo sarebbe aspettato dai due terroristi electro-punk degni eredi degli Atari Teenage Riot?


Ci sono suoni da non credere, talmente sono fighi (“Empathy”) e momenti quasi radio friendly. Quasi, eh (“Suffocation”). A volte si ritorna sui luoghi del delitto del primo album e la voce di Alice Glass si perde in un paese delle meraviglie bjorkiano (“Pap Smear”). Altre volte ci si imbatte nella (non) canzone d’amore che Gigi D’Agostino avrebbe sempre voluto scrivere (“Not in love”). Musica come ipnosi di massa, una roba da far invidia a Giucas Casella (“Intimate”), fino ad arrivare (con “I am made of chalk”) in un oceano di voci trattate e synth rarefatti in cui sarebbe splendido annegare.

Dopo quel gioiello di cristallo dell’esordio, un secondo album (pure questo omonimo) seriamente candidato al titolo di mio disco dell’anno. I Crystal Castles continuano ad essere la cosa più fica che la musica moderna abbia partorito.

Potete trovare il disco QUI

giovedì 22 aprile 2010

Happy song for happy people

Una botta immediata di felicità in vena con questa saltellante contagiosa fischiettante canzone pop.

Gatti indie-rock

I gatti persiani
Titolo originale: Kasi Az Gorbehaye Irani Khabar Nadareh
(Iran, 2009)
Regia: Bahman Ghobadi
Cast: Negar Shaghaghi, Ashkan Koohzad, Hamed Behdad

In Iran i gatti persiani, così come molte altre razze di felini e di cani, non possono andare per strada. Sono considerati impuri. Stessa cosa vale per la musica, fatta eccezione per quella tradizionale. Questo significa che in Iran non c’è musica? Tutt’altro e questo film girato in clandestinità ne è la più piena dimostrazione. Indie, rock, hip-hop, elettronica. C’è un sacco di roba cool che si nasconde nelle cuccie dell’underground iraniano insieme ai gatti persiani.

Un ragazzo e una ragazza che fanno indie-rock sognano di andare a Londra per poter suonare finalmente la loro musica (piuttosto figa, tra l’altro) in libertà, ma per farlo hanno bisogno di mettere su una band vera e propria. La loro storia ci viene raccontata con uno stile che mixa documentario, fiction e videoclip-style di scuola Mtv filtrata attraverso un gusto medio orientale.
I nostri due gatti persiani indie, con l’aiuto di una specie di strampalato agente, iniziano una ricerca di musicisti che possano unirsi a loro per i vicoli di Teheran, attraverso tanti stili musicali diversi suonati, per sfuggire alle orecchie di polizia e vicini rompiscatole, nei luoghi più improbabili. Va bene che i Verdena suonano in un ex-pollaio, ma qui c’è una metal band costretta a condividere la sala prove-stalla persino con delle mucche…
Un film low-budget coraggioso, ovviamente bandito in patria, che non punta ad attirarsi la pietà del pubblico occidentale, ma anzi diverte e rimane incollato addosso. Ciò che emerge più forte di tutto è la gran voglia di suonare, di cercare vie alternative a tutti i divieti imposti dal governo, di combattere le ingiustizie con una chitarra e un computer. Perché un paese senza musica è un paese senza libertà. Peace
(voto 7/8)

mercoledì 21 aprile 2010

Courtney hole

“I’m not that stupid, I just need a lot of help to understand how stupid you really are”

La buona notizia è che Courtney Love ha ritrovato l’ispirazione e la rabbia rock che da sempre l’hanno contraddistinta. La cattiva notizia è che il nuovo album “Nobody’s Daughter”, per quanto di buon livello, non raggiunge gli apici epici anni 90 di “Live through this”, “Pretty on the inside” e “Celebrity skin”. Ma d’altra parte era una cosa difficile da chiederle.
La formazione delle Hole presente alle registrazioni del nuovo lavoro è stata alquanto rimaneggiata con dentro il giovane (23 anni) chitarrista Micko Larkin dei validi Larrikin Love e Melissa Auf Der Maur relegata ai cori. Courtney si è fatta anche aiutare nella scrittura da Linda Perry e dall’amico di lunga data Billy Corgan, ma la cattiveria contro tutto e contro tutti sembra tutta sua. La penna sputa parole nere di vita e non risparmia nessuno: modelle adolescenti anoressiche (“Skinny Little Bitch”), l’ex batterista Samantha Maloney (“Samantha”), se stessa (“Letter to God”).


Nella seconda parte dell’album Courtney preferisce darsi alle ballate disincantate (“Someone else’s bed” e “For once in your life”), dimostrando che in futuro potrebbe riciclarsi benissimo come cantantessa acustica & riflessiva. Per adesso è ancora una rocker e ce la teniamo stretta così com’è.

Trovate il disco QUI, oppure nei negozi da venerdì.
I miei pezzi preferiti sono "Samantha" e “Honey” (dedicata a Kurt).

Prison Break

Cella 211
(Spagna, 2009)
Titolo originale: Celda 211
Regia: Daniel Monzón
Cast: Luis Tosar, Alberto Ammann, Marta Etura, Antonio Resinas, Carlos Bardem

“Non fuggire in cerca di libertà quando la tua più grande prigione è dentro di te.” Jim Morrison

Il genere carcerario negli ultimi tempi sembra essere diventato uno dei mezzi migliori per raccontare le contraddizioni anche della società che sta al di fuori dalla gattabuia. La cosiddetta società “libera”. In Francia l’ha fatto lo splendido “Il profeta”, in Spagna il campione al box-office e trionfatore ai Goya (gli Oscar iberici) “Cella 211”.

Juan, per fare buona impressione, si presenta con un giorno d’anticipo al lavoro come secondino. Solo che quando il tuo nuovo posto di lavoro è un carcere, forse faresti meglio a startene a casa con la mogliettina incinta. Anche perché proprio quel giorno nella prigione scoppia una rivolta e lui rimane dentro alla cella 211. Vestito in abiti civili, si fa passare per un nuovo detenuto e riesce ad entrare nella grazie di Malamadre, il leader dei detenuti, una sorta di Vin Diesel ispanico. Dall’interno proverà a mettere fine alla ribellione, ma bastano poche ore dietro le sbarre e la tua concezione del mondo può cambiare radicalmente.
Nelle menzogne, tra Malamadre e l’agente sotto copertura Juan nasce una profonda amicizia che ricorda “Fast & Furious” e naturalmente anche il precursore del genere: “Point Break” di Kathryn Bigelow. Strepitoso il personaggio di Malamadre, un leader criminale con le idee chiare in testa che fa scoppiare tutto ‘sto casino non per evadere, ma per far valere i diritti e migliorare le condizioni dei reclusi in tutta la nazione.

Il film funziona dunque alla grande su due piani. Uno più incentrato sull’azione e sui meccanismi di tensione che è roba da far invidia e molte sceneggiature hollywoodiane (non mi stupirebbe se ne facessero un remake magari proprio con Vin Diesel). La storia è notevole fin dall’inizio con una descrizione dell’ambiente che ricorda la prima parte di “Shining” dedicata all’Overlook Hotel e in grado poi di mantenere costante l’interesse grazie ad alcune svolte narrative non scontate.
Su un altro piano è un’ottima riflessione sulle dinamiche sociali e anche un grido di protesta sulla condizione nelle carceri. Perché anche da una gabbia può partire una rivoluzione.
(voto 8)

martedì 20 aprile 2010

Parigi travolta

From Paris With Love
(Francia, 2010)
Regia: Pierre Morel
Cast: John Travolta, Jonathan Rhys Meyers, Kasia Smutniak, Melissa Mars

Ero partito prevenuto, soprattutto dopo un trailer che lasciava presupporre il peggio. E alla fine della visione il mio commento infatti è stato: “Che cazzata, questo film.” Però è una cazzata divertente. Un’oraemezza a ritmo sparato di action movie ridicolo per trama e personaggi, zero contenuti, ma allo stesso tempo puro efficace intrattenimento. Un paradosso?

John Travolta ce la mette tutta per risultare odioso. O forse no. Forse dopo lo spot Telecom con la Hunziker è una cosa che gli riesce con fin troppa facilità. Certo che i tempi di “Pulp Fiction” sembrano davvero lontani. Per lui almeno, visto che Tarantino se la viaggia sempre sulla cresta dell’onda creativa più alta.
Dopo essere stato teen-idol pre-high school musical ne “La febbre del sabato sera” e in “Grease”, dopo essersi riciclato nella commedia con “Senti chi parla” e aver trovato con Vincent Vega nel già citato “Pulp Fiction” il ruolo della vita, Travolta sembra ora entrato, in versione platà con pizzetto, nella terza età (cinematografica) della sua carriera. Per le strade di Parigi se la spassa un mondo. Scopa, spara, magna, fa saltare auto per aria con un bazooka, uccide persone, un sacco di persone (decine, prima della fine del film ne avrà fatte fuori circa un centinaio), soprattutto pakistani. Ogni volta che apre bocca tira fuori un vasto campionario di frasi da action-hero. Alcune sono penose, altre sono talmente assurde che fanno davvero ridere. Nel bene o nel male, su di lui si regge l’intero film.

John travolge nei suoi casini la sua spalla Jonathan Rhys Meyers. Povero, se ne sta sperso con in faccia la perenne espressione di chi si sta chiedendo “Ma cosa cazzo ci faccio io qui in mezzo?” mentre Kasia Smutniak, polacca ma italiana per “adozione”, ha la perenne espressione di chi si sta chiedendo “Ma perché cazzo ho sposato Pietro Taricone?”
La via francese all’action con lo zampino del solito Luc Besson sembra quindi una copia di quella americana con la erre nemmeno tanto moscia. Un sacco di morti ammazzati, terroristi medio orientali kamikaze dalle psicologie appena abbozzate, battute sceme a go-go, John Travolta che si nutre di “Royale with cheese”. E anche in questo caso, paradossalmente proprio grazie a tutti gli innumerevoli difetti, il gioco funziona.
Da Parigi, con amore. Cannibal Kid
(voto 6+)

Ragazze ubriache

Come ho detto in una puntata precedente di questo blog, gli LCD Soundsystem mi piacciono abbastanza, li ascolto e tutto, ma non sono un loro fan.
Il nuovo video di “Drunk Girls” però non posso proprio fare a meno di postarlo. Primo: con un titolo del genere le visite sul mio blog potrebbero registrare un’impennata immediata. Secondo: è divertentissimo, fuorissimo, non a caso porta la firma di Spike Jonze. Quando c’è lui di mezzo, la genialità è sempre dietro l’angolo.

lunedì 19 aprile 2010

Fedeli alla linea

Un gruppo di italiani di cui andare davvero fieri, una volta tanto. No, non sto parlando della task force messa in piedi ai piani alti per attentare alla democrazia nel nostro paese, ma di un gruppo di Torino che definire metal o nu-metal sarebbe davvero limitativo.
I Linea 77 sono bravi non solo a fare canzoni, ma a scrivere veri e propri inni. Dopo “Fantasma”, “Il mostro” e “La nuova musica italiana”, ecco “Aspettando meteoriti”. Un testo di una tale drammatica attuale bellezza da farmi venire la pelle d’oca. La fotografia della vita moderna in una canzone. Che grandi che sono.

Sveglia!!!
si illumina l’iPhone con il singolo di turno
Auto!!!
picchia su quel clacson come se fosse un tamburo
Lavoro!!!
MA QUALE LAVORO???
Traffico!!!
rilassati e buona vacanza in tangenziale
Camicia!!!
bianca perchè oggi c'è la crisi
Uscire!!!
in branco come iene che accerchiano la preda
Alcool!!!
tanto quanto basta per sentirti meno scemo
Dormire!!!
e sperare che domani ci colpisca un meteorite

E poi è inutile che vi affanniate se affogate negli oggetti più ne avete e più ne volete e quando li avete non li volete più
Ed è inutile che vi sbattiate a pagare l'affitto per una cella la giustizia è una vana speranza se la legge è di chi se la compra
Ed è inutile che i vostri diritti li proteggiate con gli estintori
se vi schiaccio come insetti mi prendo al massimo i domiciliari
sono Satana in persona
vado in chiesa ogni mattina e vi assolvo dai peccati col perdono che non ho


“Aspettando meteoriti” è la classica ciliegina su una torta comunque molto ricca. I Linea 77 si mantengono fedeli alla linea, ma stavolta senza nascondersi dietro l’inglese. Le 10 tracce che compongono il loro nuovo album “10” sono infatti tutte in italiano
“Muezzin” frulla epicamente System of a Down e Deftones, con un gusto senza vergogna per la melodia. “Il senso” va in direzione Il teatro degli orrori e “Vertigine”, il primo singolo è un tuffo nel vuoto alla faccia di tutte le paure.
E la nuova musica italiana?
Sepolta sotto un meteorite piovuto dal cielo.

Trovate il disco nelle edicole, nei negozi di dischi e anche QUI

I fought in a war

Oltre le regole – The Messenger
(USA, 2009)
Regia: Oren Moverman
Cast: Ben Foster, Woody Harrelson, Samantha Morton, Jena Malone, Steve Buscemi

“The Messenger” è bellissimo. Inizio così, di parte, senza obiettività alcuna. Ma tant’è, non capita tutti i giorni di trovare un film ben girato, interpretato mostruosamente e con una storia di quelle forti da raccontare. Andiamo con ordine.
Il protagonista è un soldato congedato dall’Iraq dopo essere rimasto ferito. Una volta tornato nella patria a stelle e strisce gli viene affidato il compito forse più duro tra tutti quelli che possono esserci all’interno dell’esercito. Più duro di stare in prima linea a beccarsi le bombe come gli è appena capitato. Il suo compito è infatti quello di essere il “messaggero” che porta alle famiglie la notizia della morte dei loro cari: figli, mariti persi in guerra. Una corsa contro il tempo per arrivare a dar loro la notizia prima che lo vengano a sapere dai media.
Vi sarà capitato di vedere in un film bellico la scena in cui due soldati vanno a casa della mamma o della moglie del militare morto a comunicarle la terribile notizia. Probabilmente avrete ancora in mente quando in “Salvate il soldato Ryan” alla madre viene comunicata la morte dei figli in guerra. Tutti tranne uno. Bene, ecco. Immaginate fare questo come lavoro quotidiano.
Questo difficile ruolo è interpretato dal giovane Ben Foster. Qualcuno forse lo ricorderà in una serie per ragazzini in onda a fine anni Novanta su Raidue, “Tucker e Becca nemici per la pelle”. Poi è cresciuto, ha fatto “Alpha Dog”, “Hostage” con Bruce Willis, l’ultimo “X-Men, è stato guest-star fissa nella serie “Six Feet Under” e oggi dopo “The Messenger” è uno dei migliori nuovi attori in circolazione.

A interpretare il sergente dal cuore d’acciaio che lo “inizia” a questa particolare professione, c’è uno dei miei attori cult assoluti: Woody Harrelson, indimenticabile a metà anni 90 in “Natural Born Killers” e “Larry Flynt”. Sparito per un po’ dai riflettori, si è rifatto le ossa con piccole parti in “Non è un paese per vecchi” e “Sette anime”, per poi tornare alla grande con il divertentissimo “Benvenuti a Zombieland” (che uscirà in Italia a giugno) e con questo ruolo per cui è stato nominato agli Oscar. Il ruolo di un duro apparentemente senza sentimenti cui Harrelson però regala un’anima e un senso dello humour che riesce ad alleggerire il tema pesante della pellicola.
Splendide pure le comprimarie. Samantha Morton è la moglie di un soldato morto che inizierà una relazione particolare con il “messenger” Ben Foster. Poi c’è Jena Malone, una che ha nel curriculum “Donnie Darko” e “Into the wild” e insomma sembra incapace di recitare in film che non siano capolavori. Ed è pure la cantante del gruppo alternative Jena Malone and her bloodstains.

Il regista è l’esordiente israeliano Oren Moverman, uno che l’odore della guerra in patria l’ha sentito per 4 anni. Quello che ci propone qui però non è un film bellico in senso classico, ma un film sulle conseguenze della guerra. Moverman tra l’altro viene indicato come possibile regista del biopic sulla vita di Kurt Cobain, anche se in giro ci sono un sacco di voci su questo film come quella, smentita, che Cobain sarà interpretato dal Robert Pattinson di “Twilight”.
Se in Italia lamentiamo una penuria spaventosa di sceneggiature ben scritte, originali e con ottimi dialoghi, proprio questa è stata scritta dal regista insieme a un italiano, Alessandro Camon. Ennesimo caso di fuga di cervelli? Ma che ce frega? Tanto noi c’abbiamo Moccia.
(voto 8+)

Potete vedere il film al cinema (nella poche sale in cui è proiettato), oppure in inglese con sottotitoli in italiano QUI

domenica 18 aprile 2010

Blur weekend

It’s Blur weekend e quindi ecco un update sul loro nuovo singolo.
Qui sotto c’è la versione in alta qualità per poter apprezzare tutta la malinconica primaverile bellezza di “Fool’s Day”. Tra l’altro potete scaricarla gratuitamente e legalmente dal sito ufficiale dei BLUR.
Cazzo, se mi eravate mancati ragazzi.

sabato 17 aprile 2010

Crystal saturday

A bassissima richiesta ritorna sulle pagine virtuali di Pensieri Cannibali il sabato TAMARRO!
L’occasione ce la servono su un piatto d’argento i Crystal Castles, il gruppo elettronico più innovativo e fuori di testa degli ultimi anni. Dopo un esordio sconvolgente che ho inserito tra gli album memorabili della scorsa decade, i due terroristi sonori hanno pubblicato per il Record Story Day il nuovo singolo “Celestica”, che potete scaricare QUI


e hanno anche tirato fuori un’altra insana -molto insana- nuova canzone, “Doe Deer”, che sarà anch’essa presente all’interno del loro album numero due.

Una giornata da pazzi


Oggi è il Record Store Day, una giornata per celebrare (e per salvare) i piccoli negozi indipendenti di dischi. Per l’occasione un sacco di band hanno aderito all’iniziativa, pubblicando una serie di chicche discografiche esclusive. Roba di gente come Bat For Lashes, Yeah Yeah Yeahs, Beatles, Beastie Boys, Sonic Youth, Bruce Springsteen e decine di altri.
La cosa che attendevo con più spasmodica ansia era il nuovo singolo “Fool’s Day”, il primo da anni, dei Blur. Eccolo qui, seppure in una versione di qualità non eccelsa registrata da una radio.
La canzone è splendida e prettamente primaverile. Oh my God, I can’t believe it: i Blur sono tornati!


Blur “Fool’s Day” (testo)

Wake up straight
Caught out by the sun
on the first day of April
Out of bed
Thought it was a plane crash
But I'm sure that I was dreaming
TV on
a science
of submission again
Another day
On this little Island
Just a bell hangs on
I take my kid to school
passed the pound shop, Woolworth's
Under bridge
Where the subway sees the daytime
and the west way flies by
Then on my bike
down the Ladbroke Grove
to the forthcoming drama's
A studio
and a love of all sweet music
we just cant let go
So meditate
on what we've all become
on a cold day in springtime
Civil War
is what we were all born into
when you left and rising?
Dont keep it too late
The forces of the market place
they've long departed
Consolidate
The love we have together
on a cold day in springtime

venerdì 16 aprile 2010

Stylo


A Single Man
(USA, 2009)
Regia: Tom Ford
Cast: Colin Firth, Julianne Moore, Nicholas Hoult, Michael Goode, Ginnifer Goodwin, Jon Kortajarena

“Vivere nel passato è il mio futuro.”

Dopo “Revolutionary Road”, “An Education” e la serie tv “Mad Men”, anche “A Single Man” va a indagare in quel misterioso periodo che sono stati i primissimi anni Sessanta, un periodo fondamentale da cui si sono generati gran parte dei valori e della cultura di massa (e tutte le relative contraddizioni) in voga ancora oggi.

“Io sono esattamente come appaio.
Se guardi da vicino.”

Visivamente stupendo. Elegante, raffinato, con una fotografia mostruosa e dialoghi ricchi di frasi memorabili, da appuntare. È un esordio di classe quello dello stilista Tom Ford, l’uomo che come direttore creativo di Gucci ne ha rilanciato il marchio nel mondo, per poi creare una linea tutta sua.
Tom Ford si sente che ha qualcosa da raccontare. Mi viene in mente un altro non-regista: Ligabue. Con “Radiofreccia” ha fatto qualcosa di simile. Ha portato fuori un mondo che sentiva profondamente suo, quegli anni 70 delle prime radio libere. Lo stesso ha fatto lo stilista con i primi 60s. Quello che a lui preme di comunicare non è quindi tanto una storia, quanto un modo di vivere, di sentire, di vedere la vita. Ford ci offre il suo sguardo sul mondo, attraverso gli (stylosissimi) occhiali a lenti grandi indossati da Colin Firth.

Capitolo Colin Firth. Un attore che non mi ha mai convinto molto. Penso di essere quindi del tutto imparziale dicendo che in questo film è stupefacente. Semplicemente stu-pe-fa-cen-te nella parte di questo professore di college rimasto single dopo aver perso il suo compagno. Rimasto anche senza speranze e sul costante orlo del suicidio.
Da segnalare poi il giovane Nicholas Hoult. Era comparso come moccioso irritante al fianco di Hugh Grant in “About a Boy” (film che con questo “A Single Man” ha peraltro diversi punti in comune, dalla vita da single al tema del suicidio), è cresciuto come giovane senza morale con la strepitosa serie tv inglese “Skins”, e ora dopo questo “A Single Man” sembra destinato a diventare un nome sicuro su cui puntare per il cinema del futuro. E Julianne Moore, splendida nella parte dell’amica etero, l’eterna innamorata del personaggio di Colin Firth, che però ovviamente non può ricambiare i suoi sentimenti.

“Mia madre dice che gli amori sono come gli autobus. Basta che aspetti un po’, ed ecco che ne arriva un altro.”

Per fortuna, “A Single Man” non cade nel tranello di molte pellicole che affrontano il tema dell’omosessualità e lo fanno attraverso tutta una serie variegata di macchiette e situazioni ridicole. Non ci sono Maicol del Grande Fratello, qui dentro, ma personaggi a tutto tondo costruiti mettendo da parte i soliti stereotipi. Tom Ford preferisce parlare di amore, vita e bellezza in termini assoluti e universali. Ci vuole una gran style per farlo e a lui certo non manca. Uno dei debutti in società (cinematografica) più sorprendenti degli ultimi tempi.

“Se ci aspetta un mondo senza sentimenti, non è un mondo in cui voglio vivere.”
(voto 8)

Potete recuperarlo in dvd per non far fallire il Blockbuster, oppure vederlo in italiano e in qualità dvd QUI

Best song

Ci sono quelle canzoni ti folgorano. Semplicemente ti sbattono in faccia una marea di sensazioni, per lo più piacevoli. Questa “When I’m With You” è una di quelle, per me.
I Best Coast sono un gruppo californiano nuovissimo, ancora non hanno fatto uscire nemmeno un album, e appartengono al sottogenere indie hype del momento, definito da alcuni chill-wave, da altri glo-fi. In ogni caso, musica chitarrosa in bassa fedeltà ma ad alto tasso emozionale e con un retro-gusto-retrò.
Passate a trovarli sul loro blog.
(tra l'altro, molto simpatico anche il video)


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