lunedì 30 marzo 2009

marzo/tv

6 aprile: 5a stagione di Lost. 27 aprile: debutto di True Blood, entrambe su Fox. In attesa di questi due eventoni, un mese decisamente sonnacchioso in tv. Non a caso una delle cose migliori viste questo mesto è uno spot, quello della diet coke con Duffy…

I soliti idioti
(Mtv)
Il non giovane Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio dopo Mtv Mad tornano con una nuova serie di sketch spassosissimi e personaggi grotteschi in stile Little Britain ma aggiornati con tic e manie degli italiani. Magari tra 20 anni li metteranno a condurre Striscia la notizia al posto dei sonnacchiosi Ficarra&Picone… Che c’è? Non si può più neanche sognare adesso?
I miei soliti idioti preferiti sono Father & Son, ecco una clip
voto\7,5

Dirty Sexy Money
(Fox)
Con la seconda stagione riprendono gli intrighi un pò Dallas un pò soap-opera sudamericana della ricca ricchissima famiglia Darling. Niente di nuovo sotto il sole griffato Gucci, ma non riesco a smettere di guardarlo, aiutoooo
voto\6,5

Mai dire grande fratello show
(Italia 1)
Barista? Il solito. Nè più, ne meno. Ecco cosa ci offrono oggi i Gialappi. I livelli degli Antonio Albanese e Aldo Giovanni e Giacomo dei tempi migliori sono lontani sigh, ma a parziale consolazione si può dire che dopo anni la loro formula per quanto abusata tiene ancora, grazie soprattutto a una buona compagnia di nuovi comici. Ognuno può trovare i suoi personaggi preferiti, i miei personalmente sono padre Maronno di Maccio Capatonda, il tranzollo Mirko e Povia. E anche Lola Ponce non è niente male...
voto\6+

The lost room
(Fox)
Il protagonista di questa mini-serie è prezzemolino Peter Krause, lo stesso di Six Feet Under e del sovracitato Dirty Sexy Money. Qualche spunto interessante, ma consigliato più che altro agli appassionati di fantascienza e sci-fi.
voto\6

The listener
(Fox)
The listener il protagonista è un ragazzo che sente i pensieri delle altre persone. The listener la serie è un mix confuso tra What Women Want, Heroes, il telefilm sui paramedici Saved e un qualunque altro serial medical, fantasy o di altro genere prodotto negli ultimi anni. Tra gli elementi originali c’è stato il lancio contemporaneo in qualcosa come più di 100 paesi del mondo, e poi? Poi basta. Punto.
voto\4

Ah, sto anche rivedendo Twin Peaks che è la cosa più bella andata in onda in televisione negli ultimi 3mila anni.

sabato 28 marzo 2009

Il rotolo della libertà

C’era una volta in un paese lontano lontano un omino talmente ricco che possedeva tantissime televisioni, giornali, mezzi di comunicazione di ogni tipo. Nonostante fosse un omino tanto piccolo, tutti gli portavano un gigantesco rispetto. “Grazie!” gli urlavano quando passava per strada, “Tu ci hai dato questo. È solo merito tuo!” e lui era felice di tutto questo entusiasmo, ma dopo un po’ cominciò a non essere sufficiente. Non era abbastanza. Voleva di più. E allora fondò un partito. Dopo attente riflessioni e indagini di mercato lo chiamò “Forza raglia” e come simbolo scelse un asinello, anticipando di anni eMule. Durante i suoi comizi lui gridava “iiiii” e tutta la gente ragliava “ooooo”. Sembrava quasi un concerto hip-hop.
Say: “iii”
“III”
Say: “ooo”
“OOO”
Say: “iii-iii”
“III-III”
Say: “ooo-ooo”
“OOO-OOO”
Tutto quanto era bello, perfetto, ma ancora non gli bastava. Ancora non era abbastanza. Sentiva che i compari dell’Alleanza Irrazionale si stavano allontanando da lui, dal suo pensiero. Dalla sua grande visione del mondo. E allora, spinto da uno dei suoi tipici sincieri impeti di generosità, li invitò a formare un nuovo collettivo politico: “Il rotolo della libertà” e come simbolo avrebbero usato l’unico oggetto veramente democratico, che tutti, ricchi e poveri, usano: il rotolo di carta igienica. Alla gente apparve subito un’idea meravigliosa e così si prepararono per accorrere numerosissimi al congresso per la fondazione di questo nuovo fantasmagorico partito.
Tutti vogliono essere parte di qualcosa di grande, qualcosa che li faccia sentire sicuri. E li faccia sentire di non essere soli. È così che sono nati tutti i grandi movimenti. Una singola persona non fa un movimento. La responsabilità è sempre della gente. Di chi vota. Di chi sceglie il suo leader. Adesso che il grande momento è finalmente arrivato, l’omino ricco sta sul palco, ma è solo un vecchio con un sorriso finto dipinto sulla pelle. Non è nessuno. Non è nessuno se non fosse per loro, la gente.
Li puoi guardare negli occhi tutti questi non-giovani, tutte queste statuine inespressive, tutti questi soldatini lego, tutti questi leccapiedi imbalsamati che osannano l’omino che parla al congresso. Puoi cercare di girarti dall’altra parte e non vederli, ma è impossibile. I loro volti compaiono su tutti gli schermi di tutte le televisioni sintonizzate su tutte le reti. Allora puoi uscire per evitarli. Uscire in strada. Ma te li ritroverai comunque davanti. Sono dappertutto. Ti circondano. Sono zombie che camminano con le mani protese in avanti. Sono cannibali che conoscono 27 modi diversi per cucinare un appetitoso piatto con un tuo cosciotto. Sono vampiri che si leccano i baffi guardando il tuo collo vergine. Vogliono azzannarlo. Vogliono farti diventare uno di loro. Essere parte di qualcosa. Power to the people, yeah. Niente e nessuno al mondo potrà fermare fermare fermare quest’onda che va. Niente e nessuno al mondo potrà fermare il viscido polpo della libertà. Il gargantuesco rotolo della libertà. Ma tu sai che un modo per fermarlo c’è:
tirare lo sciacquone.

martedì 24 marzo 2009

train

Il cielo è blu. La fine è vicina. Appena metto piede sul treno so già quanti soldi farò su questa carrozza: zero. Tutti uomini di mezza età in giacca e cravatta diretti in città a fare affari che non mi lasceranno neanche una monetina. Ci provo lo stesso. Sulle loro costose valigette in pelle di coccodrillo lascio cadere il mio bigliettino con scritto “IO AVERE PERSO MIA FAMIGLIA. IO AVERE FAME. DATE ME PICCOLA OFFERTA. DIO BENEDICA VOI E VOSTRI CARI. GRAZIE.”
C’ho messo dentro una manciati di errori grammaticali anche se io l’italiano lo conosco meglio di molti italiani. Devo pure mantenere lo stereotipo. Nessuno dare soldi a giovane donna russa con cultura grande grande. E poi non è tecnicamente vero che ho perso la mia famiglia. Io so dove sono. È solo che ho scelto di non vivere con loro.
Dopo averli tutti distribuiti ordinatamente per la carrozza, torno a riprendere i miei bigliettini sgrammaticati e guardo fissi negli occhi tutti gli eleganti ometti, agitando la mia manina davanti. E sganciatemi una moneta, voi che ne avete tante. Sbatto anche gli occhioni imitando il gatto con gli stivali di Shrek ma niente. Tutto come previsto. Zero euro. Fragilità. A volte è tutto così semplice.
Provo in un’altra carrozza. Seconda classe. Una signora anziana si specchia nel finestrino e sorride. Il vetro non riflette nessuna delle sue rughe. Quella signora è l’unica a lasciarmi una monetina. Sconsolata e squattrinata, sto per scendere alla prossima fermata, quando ecco che lo vedo seduto lì, tutto solo. Un’iPod abbandonato. Lo prendo e mi infilo le cuffiette bianche nelle orecchie. Suona un pezzo che si chiama Arcady, di un certo Peter Doherty. Mi fa ritornare il sorriso. La fabbrica del sorriso. Che stronzata.
Guardo le foto dentro l’iPod. In tutte c’è questa ragazza che avrà all’incirca la mia età. In alcune foto c’è scritto “con le mie best friends”, in qualcun’altra “con papi”, in qualcun’altra ancora “con mami”. Chissà come dev’esser triste per averlo perso. Mi stampo il suo volto in faccia e mi riprometto di restituirglielo nel caso la vedessi su qualche corrozza. Giurin giurello.
Scendo al capolinea. Lì ci ritrovo Marika, la mia amica nera. Adoro parlare con lei, anche se lei non dice mai niente. Credo sia muta, ma non ne sono sicura. Magari è solo che non le va di parlare. Magari un giorno si mette a parlare e mi dice: “E stai un po’ zitta. Dai, cazzo!” O magari mi dice: “Sei la mia migliore amica. Ti voglio bene tanto tanto tanto tanto tanto.” Ci mangiamo un panino del McDonald’s. Takeaway. Un happy meal in due. Il giusto premio dopo una giornata di dura fatica.
La sera faccio l’altro mio lavoro. Tutte le ragazze che sono lì con me mi dicono: “Non farlo, sei troppo giovane, troppo,” ma penso siano solo invidiose, perché io mi faccio più soldi di tutte loro. Anche agli uomini piace l’happy meal.
Mentre un altro corpo sudato mi muore dentro, guardo il semaforo in fondo alla strada. È giallo lampeggiante. Alle spalle sta sorgendo un nuovo sole. La mia attenzione passa dal semaforo che intanto è diventato rosso al volto dell’uomo che mi sta sopra. Di solito evito di guardarli. Ma lui, lui mi sembra di conoscerlo. Sì. Le foto nell’iPod. “Con papi.” Lui viene e finalmente si toglie da dentro. Si tira i pantaloni su e mi dice: “Ciao,” facendo anche un cenno con la mano. Io scendo, poi quando lui ha già messo la station wagon in moto gli dico: “Aspetta…” lo tiro fuori dalla mia tasca e glielo consegno. “Dai questo a tua figlia. Sarà contenta di riaverlo.” Torno a guardare il semaforo. È diventato verde. Do l’80% al mio pappone e poi mi stendo a letto.
Tempo poche ore e sono già in piedi. Un altro giorno comincia. Stazione. Treno. Vagone. Bigliettino strappa-lacrime. Manina agitata. Qualche monetina. Faccio il mio solito giro tra le persone sedute scomodamente in 2a classe canticchiando tra me e me Arcady di Peter Doherty e poi la vedo, seduta dove ieri c’era l’iPod. È la ragazza delle foto. Lei si toglie le cuffiette bianche dalle orecchie e sente la stessa melodia uscire dalle mie labbra. Mi guarda negli occhi e sembra capire qualcosa. Non so cosa. Quando ripasso, allungo la mano e lei ci mette dentro una banconota da dieci. Oggi avrò un happy meal tutto per me. Il cielo è blu. La fine è vicina.

domenica 22 marzo 2009

L'onda, Clint e altre storie

L’onda
Autocrazia: forma di governo in cui una persona o un singolo gruppo hanno in mano tutto il potere. Un professore chiede ai suoi studenti se sia possibile in una nazione come la Germania che dopo il nazismo una nuova forma di autocrazia possa prendere il sopravvento. E così crea con i suoi studenti il movimento L’onda, con tanto di simbolo, saluto personalizzato e pagina myspace.
Mentre in Italia siamo fermi alla serie di Scusa se ti chiamo pucci pucci miao miao, i crucchi hanno fatto un film sostanzialmente adolescenziale che fa riflettere profondamente su come possa nascere rapidissimamente un movimento politico, così come anche una moda o un movimento, e sui meccanismi, non sempre o non del tutto negativi, che portano all’aggregazione sociale. Perché cosa c’è di meglio del sentirsi parte di qualcosa? L’unione fa la forza (forse). Un film che sarebbe da proiettare in tutti i licei, non per dare una visione univoca della Storia, ma per far discutere e riflettere.
(Ma che esista un misterioso collegamento tra questa pellicola e l’omonimo movimento studentesco bistrattato in questi giorni da Brunetta The Giant??)
voto\8,5
Gran Torino
Un vecchio burbero e razzista, una volta vedovo, si ritrova da solo con il suo inseparabile fucile a dover fare i conti con le varie etnie che hanno occupato e trasformato in un ghetto il suo quartiere: neri, ispanici e musi gialli. Ed è proprio con questi ultimi, proprio lui che ha fieramente combattuto in Corea, che intesse una particolare relazione divisa tra amore e odio.
Il film per lo più fa ammazzare dalle risate, con battute razziste a go-go e dialoghi american all-stars degni de L’ultimo boyscout, ma c’è pure una profonda storia di formazione (a doppio senso) tra il vecchio Clint e il giovane coreano Tao (prontamente ribattezzato Tardo:) e la solita grande poesia Eastwoodiana. Un film sulla vecchiaia secondo solo al capolavoro lynchiano Una storia vera, ma anche e soprattutto un film sul presente. Gran Torino, grande Clint!
voto\8+
Nick e Norah: tutto accadde in una notte
Piacevolissima commedia stile Juno (non a caso il protagonista è l’imbranato Michael Cera) e colonna sonora da mandare in brodo di giuggiole tutti noi ragazzini indie per questo film tutto-in-una-notte ambientato tra le strade e i locali di New York. Una via alternativa alle solite commedie romantiche.
voto\7,5
Live! Ascolti record al primo colpo
Idea geniale per un reality-show: prendiamo un gruppo di persone pronte a partecipare a una roulette russa in diretta televisiva richiando la propria vita pur di diventare famosi e portarsi a casa 5 milioni di dollari! Idea geniale per un reality, ma pessima per un film che vorrebbe porsi come critica feroce dei programmi tv sempre più estremi di oggi. Solo che con il suo stile finto-documentario alla Blair Witch Project parla il loro stesso identico linguaggio e, anzi, finisce persino per essere peggio di molti dei suddetti shows e si rimpiange di non aver visto il Grande Fratello. Per la serie: questo NON è cinema.
voto\3
Il mai nato
La prima sequenza con il cane che indossa una maschera è veramente inquietante. Tutto il resto è un saggio di tanti, anzi troppi, stereotipi new horror: bambini psicopatici, visioni continue (al ritmo tipo di una ogni 30 secondi!!!), specchi, insetti disgustosi, una trama ridicola incentrata su un oscuro quanto poco interessante mistero famigliare, urla ed effetti sonori a un volume esagerato fatti apposta per far sobbalzare lo spettatore dalla poltrona anche se nulla di nulla sta accadendo e bla bla bla altre trovatone da paura di questo livello. Persino la protagonista sosia di Jessica Alba e Megan Fox è uno stereotipo (ma almeno un bellissimo stereotipo), per il resto l’unica cosa appropriata è il titolo: questo film non sarebbe mai dovuto nascere.
voto\2

giovedì 19 marzo 2009

Il grande romanzo del Liechtenstein

vorrei scrivere qualcosa di grandioso, qualcosa di epico, qualcosa che sia tramandato ai posteri e scritto sui poster, ma forse sono già nel prematuro declino di una grandezza narrativa mai neanche sfiorata
a riassumere il mio attuale stato compositivo basti dire che guardo the hills su mtv invece di creare il nuovo grande romanzo italiano
ma in fondo, sì: chissenefrega. chi-se-ne-freeega
ci penserà qualcun altro a scrivere il nuovo grande romanzo italiano, io intanto potrei lavorare sul nuovo grande romanzo di san marino, anzi no, qualcosa di meglio: il nuovo grande romanzo del liechtenstein
in uno stato composto da 32mila persone quanti scrittori ci possono essere? pochi, spero, e quanti scrittori decenti? ancora meno, spero
e allora tra i piani per il futuro metto inciso su un post-it la conquista letteraria del liechtenstein
perché le grandi poesie spesso parlano di piccole cose e allora, perché no? un grande romanzo può, anzi DEVE, parlare di un piccolo stato
sarà un piccolo passo per l’uomo ma un grande passo per il liechtenstein
al momento però sono solo una spugna che cerca di assorbire quanto più può da tutte le cose persone esperienze film mp3 e pure dai programmi tv trash che mi nuotano intorno
sono solo un piccolo spongebob che cerca di assorbire quanto più può in questo profondo mare che è la vita

mercoledì 18 marzo 2009

martedì 17 marzo 2009

common people

sono una persona noiosa, leggo un libro noioso intitolato l’ultima cospirazione alternato a un noioso trattato psicologico di morelli, mi vesto con una noiosa polo fred perry grigia perfettamente coordinata con un noioso paio di hogan grigie, ascolto musica noiosa di enya e tanta altra noiosa musica stile new age, mi piace guardare le partite di calcio, ma solo quando finiscono zero a zero, adoro i film di james ivory sono talmente noiosi che mi diverto un mondo a vederli e rivederli, in alternativa di solito guardo qualche programma noioso come la fattoria che dura sei ore di fila senza che succeda nulla, naturalmente faccio un lavoro noioso in una catena di montaggio che si ripete tutti i giorni uguale monotono e noioso ma sogno un giorno di essere finalmente promosso così avrò un ufficio tutto mio dove potrò stare seduto davanti a un computer a fare tante altre noiose cose, ma questa è solo una noiosa fantasia, per adesso mi devo accontentare della mia noiosa realtà, mi incammino per il viale della noia in cui vivo e in cui non succede mai nulla di minimamente rilevante, chessò un omicidio uno stupro una rapina, qualcosa che faccia venire qui le telecamere di studio aperto, santiddio! per strada non c’è nessuno e gli alberi sono senza foglie che pure loro si sono annoiate e hanno deciso di levare le tende, entro nel mio condominio abitato solo da gente noiosa ed è tutto come sempre, nemmeno un guasto all’ascensore o un pavimento scivoloso e in un nulla sono già a casa, apro noiosamente la porta con la mia noiosa chiave uguale identica a tutte le altre, “sono a casa,” sospiro e realizzo di non aver nulla da fare, nulla, nemmeno qualcosa di noioso, nulla di nulla e allora mi immergo nella mia vasca già così noiosamente calda e penso al modo più noioso per suicidarmi, scarto l’eccitante ipotesi di tagliarmi le vene, scarto la libidinosa idea di affogarmi e così mi abbandono all’idea di friggermi col phone, lo prendo e lo scaglio contro l’acqua ed è la cosa più divertente che ho fatto in tutta la mia vita, sento un brivido mai provato che mi assale su per la schiena e mi sento bene, mannaggia ad averci pensato prima

domenica 15 marzo 2009

arriva il nuovo cinema americano

The Wrestler
Cosa resterà, di questi anni 80? Ecco cosa resterà: un wrestler dal cuore malandato che vive in una roulotte, una spogliarellista nel declino della sua carriera sorpassata dall’esotica Tiffany, il vecchio Nintendo massacrato dalle nuove tecnologie e dai Call of Duty 4 ambientati in Iraq, il rock macho e un pochino trash di Ratt, Guns e Scorpions a far da sfondo ad esistenze disastrate, che vivono ancora in un glorioso passato e sono del tutto incapaci di evolversi.
Ci sono tante cose qui dentro, a partire dall’interpretazione (strepitosa) di Mickey Rourke. Il film vive sulla sua pelle, sulle sue cicatrici che non hanno voglia di andarsene. La macchina da presa di Darren Aronofsky segue la sua traiettoria impazzita da American Dream al contrario. Da mito a zero. E poi le presenza femminili, la strip-girl in là con gli anni Marisa Tomei e la figlia delusa Evan Rachel Wood. E poi una tristezza di fondo per gli anni che passano e per tutto quello che si è stati e (forse) non si è più.
Don’t know what you got, till it’s gone.
voto\9
Rachel sta per sposarsi
Una tossica esce dalle mura di un centro di riabilitazione per partecipare al matrimonio della sorella con un musicista di colore. In un weekend verranno a galla tutte le questioni sepolte della sua famiglia.
Girato in digitale dal regista de Il silenzio degli innocenti Jonathan Demme, sporco, fuori dagli schemi dei film hollywoodiani tutti perfettini, un film che si rivela pieno di poesia, musica, canto e incanto. Il matrimonio qui rappresentato in tutti i suoi rituali è per fortuna quanto di più lontano ci sia dagli stereotipi delle commedie con Julia Roberts e il cast è in stato di grazia: c’è il cantante dei Tv On The Radio che regge la scena meglio di tanti attori professionisti, Rosemarie DeWitt (la Rachel che si sposa del titolo) segnatevi il suo nome che è un’attrice strepitosa e Anne Hathaway in versione rehab che non darle l’Oscar è stata una di quelle porcate così tipiche dell’Academy che nemmeno mi sorprendo più. Stesso discorso per Mickey Rourke.
The Wrestler e Rachel sta per sposarsi sono probabilmente i due film americani migliori dell’ultima annata, due film veri, vitali, con un cuore che batte senza l’utilizzo di facili escamotage emotivi e con due beautiful losers come protagonisti cui è difficile non voler bene. Se li mettiamo a confronto con il Grande Fratello vengono dei seri dubbi su cosa debba essere considerato reality e cosa fiction.
voto\9

giovedì 12 marzo 2009

Welcome to the good life

“I nani. I nani sono dappertutto. Ci hanno circondati,” mi stava sussurrando Johnson, sputtacchiandomi nell’orecchio.
E io volevo dirgli “Guarda che tu non sei molto più alto di loro,” e invece gli ho detto: “Dobbiamo preparare un piano.”
“Una pozione?” mi ha chiesto.
“Non una pozione. Smettila con questa stupida fissa per la magia. Io parlo di un PIANO. Tipo quelli che studiano gli strateghi di guerra. I tizi che hanno attaccato l’Iraq secondo te non avevano preparato prima un piano ben preciso?”
“Sì-sì-sì,” balbettava lui. “I-i-immagino di sì-ì.” Johnson balbettava solo quando era davvero preoccupato. Cristo Santo, doveva aveva proprio un gran terrore di quei nani!
I nani malefici avevano cominciato a migrare quando la loro landa desolata era stata occupata dai gangsta di Harlem, a loro volta migrati perché… lasciamo perdere, questa è un’altra storia. Tornando ai nani, quei piccoli astuti conoscevano bene la dura legge di Darwin e allora preventivamente hanno deciso di disfare le loro minuscole tende e di mettersi a piccoli passi in cammino. È stato il grande esodo dei nani. Chiamarlo “piccolo esodo” per via della statura dei suoi protagonisti sarebbe un pochino irrispettoso. Il punto fondamentale a cui voglio arrivare comunque è: dove diavolo si erano andati a sistemare questi piccoli e teneri esseri? Ma sì, indovinato: proprio intorno al nostro villaggio. Il nostro bel villaggio di persone normali che per sedersi a tavola non hanno bisogno di un cuscino, o due. Quel genere di normalità.
“Idea!” il mio compare strillando istericamente ha interrotto il mio fluente flusso di pensieri. Sembrava veramente illuminato e aveva persino smesso con la balbuzie: “Che ne dici se facciamo un bel rito magico per allontare questi piccoli demoni?”
“Cooosa?” non potevo credere alle mie orecchie.
“Sì, una delle mie pozioni…” continuava Johnson.
“Smettila con la cazzo di magia!” ho ringhiato io, ormai al limite. “Ecco, mi hai fatto proprio perdere la pazienza. E lo sai cosa mi succede quando perdo la pazienza.”
“L-l-lo so,” ha balbettato lui.
Il mio corpo si stava trasformando. Di nuovo. Non riuscivo a controllarlo.
“Sì!” urlava contento il mio compare. La sua angoscia si era trasformata in gioia: “Questo è quello che volevo!”
Mi ero trasformato in un gigante. Capitava solo quando ero veramente infuriato.
“Adesso potrai sconfiggerli tutti. Maledetti nani, vi calpesterà come mmm…” c’ha pensato su due minuti buoni. “Nani. E-e-ecco, sì-ì. Vi calpesterà come nani,” ha concluso.
Odio quando divento un gigante. Sarà perché non mi sembra una cosa completamente normale e io non sopporto le cose non normali e anche tutte le donne che ho avuto non hanno mai accettato questa cosa molto bene. Può capitare che mi agito, divento un gigante e disintegro in un istante la loro camera da letto, se non l’intero palazzo. Sono cose di questo tipo che fanno scappare le donne a gambe levate, di solito. Una volta una ragazza mi ha scaricato perché diceva che mi puzzava l’alito. Mi sono sentito felice. È stata l’unica a non avermi mollato perché mi trasformo in questo essere gigantesco. Io non sono un mostro, ho pur sempre un cuore tenero. E allora come potevo calpestare tutti quei nanetti da giardino?
“Devi farlo,” mi incoraggiava Johnson. “È l’unico modo per salvare il villaggio dall’invasione, e tu lo sai.”
Già, io lo sapevo. Dovevo farlo ed ero deciso a farlo. Quando mia mamma diceva che da adulto sarei stato destinato a fare grandi cose, forse si riferiva a questo. O forse intendeva che ero destinato a diventare un “grande coso”?
“I nani. I nani sono dappertutto. Ci hanno circondati,” ripeteva il mio compare, isterico.
Allora ho fatto l’unica cosa che dovevo fare: sono andato verso di loro. Li guardavo dall’alto della mia mostruosa altezza e mi sembravano tutti intenti a ballare e a fare baldoria, non certo a preparare piani bellicosi e malvagi. Un gran frastuono proveniva dalle potenti casse hi-fi dei loro grossi stereo. Dovevano averli fregati ai gangsta arrivati da Harlem.
Welcome to the good life cantava Kanye da dentro lo stereo. Il ritmo era travolgente, i miei piedi cominciavano a danzare che neanche me n’ero accorto. Troppo figo, non riuscivo a fermarmi. “oooooh oooOOOH. SONO IL RE DELLA FESTA!” ho cominciato a urlare buttandomi eccitato in mezzo alla folla. Ho sentito bagnati i miei piedi danzanti ma non ci ho fatto caso. Ho continuato a ballare e a ballare e a ballare e a ballare. E a ballare.
Now throw your hands up in the sky! che groove, gente, non riuscivo a fermarmi. Il senso di bagnato ai piedi mi dava però troppo fastidio, così me li si sono guardati ed erano tutti rossi. Senza neanche rendermene conto avevo calpestato i simpatici nanetti ballerini. Li avevo sterminati tutti.
“Così si fa!” è arrivato Johnson dalle retrovie, applaudendomi. “E ora festeggiamo!” ha fatto ripartire la musica nello stereo e io ho ricominciato a ballare e a ballare e a ballare e a ballare senza sosta, fino a che, di nuovo, ho sentito i miei piedi bagnati. “Johnson dove sei finito? Jooohnson?” ho urlato, poi l’ho visto, schiacciato. Ooops…

lunedì 9 marzo 2009

tu

tu che hai le cuffiette sempre nelle orecchie
tu che hai un passato presente futuro pieno di macchie
tu che cammini tutti i giorni in mezzo agli zombie
tu che dicano quel che dicano tanto non cambi
tu che ogni occasione è buona per stare su facebook
tu che ogni volta sfoggi un nuovo look
tu che dalla vita vorresti avere soldi fama potere donne/uomini ma per adesso stai benissimo anche con una birra musica e 4 amici al bar
tu che sei una stella che dall’alto illumina il mar
tu che hai votato per la prima volta nella vita
tu che pensi che sarà anche l’ultima volta nella vita
tu che sai che impazzirai se non impazzirai stasera
tu che tanto impazzirai prima che inizi la primavera
tu che hai un sogno sempre chiuso nel cassetto
tu che la mattina per svegliarti ti buttano giù dal letto
tu che guardi il mondo da un oblò
tu che sei speciale almeno un pò
sì, tu che leggi questo blog

domenica 8 marzo 2009

Knock Out

massì, basterebbe lasciarsi andare così, ad affogare in alto mare senza nulla a cui pensare mentre sullo schermo la diva di un film in bianco e nero saluta il suo eroe in partenza per la grande guerra con una musica in crescendo e la macchina da presa si allarga in un campo lungo ad abbracciare tutto il paesaggio e la scritta “the end” appare e poi subito come un fantasma scompare non fosse altro che è un orario assurdo e solo a quest’ora certi pensieri escono dalla fabbrica del cervello che li produce in serie tutti uguali standardizzati perfetti bisogna consumarli in fretta per far girare l’economia vengono impacchettati e serviti al volo come in una tavola calda che serve solo piatti freddi, è la 25a ora, forse già la 26a della giornata, sono giorni svelti che bruciano insieme alle troppe sigarette fumate ed evaporano insieme all’alcool salvatore di noi anime perdute dissipate sciupate sdraiate sopra un binario tronco e dico cose che non stanno né in cielo né in terra perché stanno su un piano superiore metafisico allucinogeno psichedelico è una Woodstock sensoriale è una forza che ti assale uno spirito animale che ti muove che ti uccide con un colpo solo ti stende a terra e l’arbitro bastardo conta fino a dieci, oramai è inutile che ti rialzi tanto sei solo un perdente uno due tre... dieci, l’hai sentito? K.O. sei finito, schiappa, steso a terra senza reagire senza muoverti con il volto schiacciato contro il suolo gommoso di un ring che si chiama vita di un tram che si chiama desiderio di una strada che si chiama senza nome ma che ha una voce e ti suggerisce il tuo ultimo respiro
conti uno, non senti niente
conti due, c’è solo il silenzio
conti tre, tutti si muovono lentamente
conti quattro, già sai come andrà a finire
conti cinque, il panico ti assale
conti sei, pensi a ciò che vale
conti sette, è tutto intorno a te
conti otto, la vita è uno schifo
conti nove, è questo il tuo destino
arriva il dieci, l’ultima chiamata
nessuna risposta
nessuna uscita.

mercoledì 4 marzo 2009

jazz improv

Il mio cervello è in nomination, i miei movimenti sono in slow-motion, nelle mie orecchie one nation one station. Generazione di fenomeni, non siamo noi.
Stanno succedendo strane cose. È come se fossi in un sogno bellissimo e allo stesso tempo in un terribile incubo. Se suono al contrario un disco di Cristina D’avena ci sento un messaggio di Satana. Se suono al contrario un disco di Marilyn Manson ci sento Cristina D’avena.
Erika dice la mia famiglia è (era?) bellissima ahahaah che ridere. Omar dice massì sono stato solo uno scemotto. Erika e Omar presto saranno fuori. Hanno un brillante futuro davanti che li aspetta a braccia spalancate. C’è più gusto ad essere italiani.
Alla centrale di Milano ti sparano cento volte di fila gli stessi trailer che se un film anche te lo volevi vedere proprio ti ci fanno passare la voglia. Forse è per questo che hanno mandato la camionetta dei militari a presidiare la stazione, per prevenire eventuali rivolte popolari dopo la milionesima volta che Baglioni grida “mi manca da morireee questo piccolo grande amoreee”.
Il mio stato su Facebook è più variabile delle Goldberg Variations di Bach.
Se sento un’altra volta la parola “crisi” giuro che mi metto a urlare.
Madonna si è messa con Jesus e nessuno parla di incesto? Mi chiedo dove andremo a finire.
Ognuno ha qualcosa dentro di sé, e basta cercarla veder di trovarla capire dov’è.
Mi faccio di Gbl. Vado su di giri. Vado in down. Vado in coma.
Ho un mutuo da pagare ma mi piglio l’LCD 52’’ per sentirmi a la page e perché c’è sempre più gusto ad essere italiani.
Scrivo frasi sconnesse tra loro sperando che qualcuna delle menti geniali che mi stanno leggendo riesca a mettere insieme i pezzi del puzzle e a trovare la misteriosa “quadratura del cerchio”.
A Kurt Jimi Jim e Janis 27 anni sono bastati per entrare nella storia. Io è meglio che vada a cercare di costruire un futuro che punti all’eternità, che punti all’eternità, che punti all’eternità...

domenica 1 marzo 2009

february\music

Yeah Yeah Yeahs “It’s Blitz
Terzo disco per il gruppo con uno dei nomi più belli della storia della musica ed è il loro migliore. Il loro suono si è fatto più potente e ballabile, ma soprattutto da certe canzoni di rischia di non uscirne più: per averne concreta dimostrazione scaricate Heads Will Roll, una canzone che vi farà rollare la testa, e poi tuffatevi nelle atmosfere rarefatte di Skeletons, e poi fatevi shockare dolcemente da Soft Shock e poi azzeratevi con Zero e poi
spiriti affini: Metric, Thomas Tantrum, Garbage, Blondie
voto\8



Lily Allen “It’s Not Me, It’s You
La ragazza è cresciuta, musicalmente e personalmente, ha avuto periodi duri (un aborto spontaneo) ma per fortuna non ha perso la voglia di divertirsi e divertire, come questo disco pop perfettamente riuscito prova. Notevoli anche i testi. Heavy-rotation d’obbligo.
spiriti affini: Kate Nash, Katy Perry, Goldfrapp
voto\8

Grand Duchy “Petits Fours
Frank Black, in attesa di tornare con i suoi Pixies, si è messo in affari con la moglie e insieme hanno realizzato questo dischetto delizioso e fresco. Adattissimo per il vento di primavera che comincia a soffiare.
spiriti affini: Pixies, Breeders
voto\7/8



Bat For Lashes “Two Suns
Drammatica bellezza. Violente pulsioni. Crescendo trepidanti. Profana spiritualità.
spiriti affini: Kate Bush, Tori Amos, Bjork, Depeche Mode
voto\7,5



Arisa “Sincerità
È sottile la linea che separa la musica leggera italiana dalla spazzatura. Arisa nel paese delle meraviglie come un equilibrista riesce a camminare in bilico su questa sottile linea rossa senza mai superarla. Il suo album oltre al pezzo di Sanremo è pieno di pezzi preoccupantemente contagiosi e immersi nella sincerità che ci accompagneranno per tutto l’anno: Te lo volevo dire, Io sono e Abbi cura di te tanto per fare degli esempi. In una decina di giorni è diventata (meritatamente) qualcosa tipo la cantante più popolare d’Italia e se proprio il prossimo disco dovesse andare male, pazienza: la ragazza ha comunque un futuro assicurato come doppiatrice di cartoni animati.
spiriti affini: Yael Naim, Adele, Kate Nash, Lily Allen, Baustelle
voto\7,5

Thomas Tantrum “Thomas Tantrum
Troppo fighi!
spiriti affini: Be Your Own Pet, Sky Larkin, Howling Bells, Yeah Yeah Yeahs
voto\7,5


The View “Witch Bitch
Dopo un primo album di onesto brit-rock, i View hanno deciso di complicarsi la vita e di sperimentare maggiormente, un po’ come hanno fatto lo scorso anno i Panic At The Disco. Il disco dopo qualche ascolto cresce e si fa riascoltare che è un piacere.
spiriti affini: Libertines, Kooks, Oasis
voto\7,5


Bruce Springsteen “Working on a Dream
Dal Boss, una raccolta di canzoni pop ispirate sull’America di oggi.
spiriti affini: Pearl Jam, R.E.M., Hold Steady, Gaslight Anthem
voto\7,5

Takeover “Running With The Wasters
OOOH OOOOOH
spiriti affini: Ash, Supergrass, Fratellis
voto\7+



U2 “No Line On The Horizon
Nessuna linea sull’orizzonte dell’innovazione. Il fatto che Pop sia il mio disco degli U2 preferito la dice lunga sul rapporto che ho con la band dublinese, considerato che quello è storicamente il disco più odiato dai fan della band. Però in quel disco avevano provato a sperimentare con i suoni come mai prima e soprattutto mai dopo. Il nuovo No Line On The Horizon è invece un disco degli U2 al 100%. I fan lo adoreranno. Io mi sarei aspettato qualche novità, qualcosa vicino a Pop appunto. Cosa c’è allora in questo nuovo U2? Qualche ottima canzone, una produzione deluxe e una convincente prova vocale di Bono Vox. I’ll Go Crazy If I Don’t Go Crazy Tonight e Magnificent sono pronte a diventare grandi hit e a cancellare dalla memoria il primo modesto singolo Get On Your Boots. Nel finale poi arriva in punta di piedi una canzone come Cedars Of Lebanon, sussurrata e intimista, che dimostra quanto sottovoce la voce di Bono sappia emozionare e fa venire un rimpianto su come questo disco sarebbe potuto essere e invece è solo in parte.
spiriti affini: Coldplay, Snow Patrol, Kings Of Leon
voto\6/7

Prodigy “Invaders Must Die
Cazzuti come ai bei tempi! Sparare a volume da sommossa condominiale, please.
spiriti affini: Pendulum, Does It Offend You Yeah?, Chemical Brothers
voto\6/7

P.O.S. “Never Better
Non il solito disco hip-hop. Qui la batteria ha un ruolo sovrano e duetta alla perfezione con le rime taglienti del giovane P.O.S.
spiriti affini: Wu-Tang Clan, Jay-Z, Linkin Park
voto\6,5



Ministri “Tempi bui
Veramente vivo in tempi bui e non è per rovinarti il pranzo che ti dico è arrivata la marea e tu la scambi per entusiasmo.
spiriti affini: Negramaro, Muse
voto\6+
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