lunedì 1 settembre 2014

MACCHIANERA ITALIAN AWARDS 2014: PENSIERI CANNIBALI, SEI STATO NOMINATO






Pensieri Cannibali ce l'ha fatta! Dopo una lunga guerra combattuta a colpi di parole e link postati sui social network, questo blog ha superato il primo turno di votazioni e si è aggiudicato un posto nella decina dei nominati come Miglior sito cinematografico ai Macchianera Italian Awards 2014.
Per prima cosa, ringrazio tutti quelli che mi hanno votato. Siete i lettori migliori del mondo! Sarà banale dirlo, ma è vero.
Per seconda cosa, ringrazio Dio per aver creato questo blog.
No, questo non è vero. L’ho creato io!
Per terza cosa, vi chiedo un ulteriore sforzicino: votatemi anche in questo secondo turno!
Cosa fare?
Basta scegliere Pensieri Cannibali nella categoria 12. Miglior sito cinematografico sulla scheda di votazione presente sul sito di Macchianera,o anche qui sotto a fondo post.

Chi scegliere nelle altre categorie?
Io vi consiglio di votare The Lolington Post, sito con cui collaboro, nella sezione 5. Miglior Community, più questi altri siti e personaggi...
Ricordo che, affinché la scheda di votazione sia valida, è necessario votare in almeno 10 categorie.

2. Miglior personaggio: Andrea Diprè
5. Miglior community: The Lolington Post
11. Miglior sito televisivo: sarebbe ingiusto consigliarne solo uno, sono (quasi) tutti ottimi siti
12. Miglior sito cinematografico: Pensieri cannibali (ovvio!)
13. Miglior sito musicale: Pop Topoi
14. Miglior sito letterario: Ideeperscrittori
16. Miglior sito food: Agrodolce
19. Miglior educational: Artspecialday
20. Miglior sito tecnico-divulgativo: Lega Nerd
22. Miglior radio / programma / podcast sul web: Ciak si ascolta
27. Cattivo più temibile: Andrea Diprè
30. Miglior YouTuber: The Jackall
33. Miglior sito LGBT: Zucchero Sintattico

E ora correte a votare!
Chi vota Pensieri Cannibali si becca un sexy selfie di Jennifer Lawrence.

UNDER THE SKIN – ATTENTI ALLE FIGHE SPAZIALI





Under the Skin
(UK, USA, Svizzera 2013)
Regia: Jonathan Glazer
Sceneggiatura: Walter Campbell, Jonathan Glazer
Ispirato al romanzo: Sotto la pelle di Michel Faber
Cast: Scarlett Johansson, Jeremy McWilliams, Lynsey Taylor Mackay, Paul Brannigan, Dougie McConnell, Kevin McAlinden
Genere: spaziale
Se ti piace guarda anche: Beyond the Black Rainbow, Specie mortale

Se una figa spaziale, e con figa spaziale intendo proprio una figa giunta dallo spazio profondo, vi offre un passaggio, non illudetevi. Le cose per voi non potranno andare a finire bene. Proprio no.
La storia raccontata in Under the Skin fondamentalmente è questa. Scarlett Johansson è un’aliena che va in giro su un furgoncino per dei paesini sperduti della Scozia a rimorchiare dei tipi, apparentemente fortunelli. Ma quello che è il sogno di qualunque uomo sulla faccia della Terra, ben presto rischia di tramutarsi in un incubo.

La trama di questa pellicola è semplicissima e allo stesso tempo non si capisce un tubo. Under the Skin è un film criptico, visionario, un sogno/incubo a occhi aperti. Cinema puro. Una visione destinata a spaccare in due il pubblico, tra chi assisterà estasiato e chi griderà alla boiata pazzesca. A qualcuno spaccherà anche le palle, certo non a me. Pur non essendo magari un capolavoro assoluto, Under the Skin è un film che mi è rimasto sotto pelle. Perché?
Difficile spiegare il perché.
Anzi no. È semplicissimo: Scarlett Johansson in versione aliena nuda. Enough said. Serve altro?

In realtà c’è dell’altro. Non che fosse necessario, quando si ha già a disposizione una Scarlett Johansson aliena nuda, ma c’è. Se la bella attrice tira fuori tutte le sue doti migliori, sia fisiche che recitative, lo stesso fa il regista Jonathan Glazer che, dopo i suoi due lungometraggi Sexy Beast e Birth – Io sono Sean che ancora non ho visto, tira fuori tutto il suo enorme talento visivo. Quello già mostrato in alcuni strepitosi videoclip da lui diretti. Cito “Karmacoma” e “Live With Me” dei Massive Attack, “Street Spirit (Fade Out”) e il capolavorissimo “Karma Police” dei Radiohead, il pazzesco “Rabbit in Your Headlights” degli UNKLE feat. Thom Yorke, il kubrickiano “The Universal” dei Blur e lo spettacoloso “Virtual Insanity” dei Jamiroquai.



"Smettetela di ridere! Sono figa anche mentre scivolo su una buccia di banana."
Tutto questo immaginario visivo viene riposto da Glazer all’interno di una storia dai vaghi contorni sci-fi ispirata al romanzo Sotto la pelle dello scrittore olandese Michel Faber, costruita con una tensione palpabile quasi da thriller-horror, grazie anche al contributo sonoro di Mica Levi, la leader del gruppo indie-rock sperimentale Micachu & the Shapes che ha realizzato una delle migliori e più angoscianti soundtrack dai tempi di Twin Peaks.
Under the Skin avvolge a sé con un’atmosfera unica. Ci possono essere richiami a un’estetica da 2001: Odissea nello spazio nella scena iniziale, così come vaghi riferimenti al cinema visionario di David Cronenberg e David Lynch, non a caso uno dei tizi rimorchiati dalla Johansson è un tipo alla Elephant Man, eppure Jonathan Glazer attinge dallo stile dei suoi videoclip per realizzare un’opera estremamente originale e personale, lontana anni luce da qualunque altra pellicola a tematica aliena in circolazione. E questo nonostante una trama che, a prima vista, pare ricordare il trash scult movie anni novanta Specie mortale con Natasha Henstridge.

"In questo post Cannibal non ha messo manco una foto di me nuda? Sono shockata!
Potete però consolarvi con i selfie di Jennifer Lawrence nuda..."
La cosa più impressionante che emerge, oltre al compartimento visivo e sonoro di primissimo livello, e oltre naturalmente al corpo altrettanto di primissimo livello di Scarlett, è però un’altra: l’incredibile umanità di questo film. Per gran parte della sua durata, Under the Skin appare come un glaciale monolito, fino a che a un certo punto scatta qualcosa. Scarlett prende la mano dell’Elephant Man e prova una sensazione di freddezza. La stessa che si prova nei confronti della prima parte della pellicola. Da lì in poi però le cose cambiano. L’aliena comincia a sentirsi umana e allo stesso tempo il film apre il suo cuore. Cosa che non implica il trasformarsi in una romcom, tutt’altro, solo il lasciarsi andare alle emozioni. O almeno giusto un pochino, visto che la pellicola più che al cuore mira al cervello.
Più che un film sugli alieni, Under the Skin diventa allora una riflessione sulla solitudine umana, e non solo umana, e su come la nostra intera razza possa essere annientata in un battibaleno. Come?
Con il potere della figa.
Si possono cercare tante spiegazioni più o meno filosofiche per una pellicola enigmatica quanto affascinante come questa, però il suo messaggio fondamentale è semplice: sulla faccia della Terra non c’è niente di più forte del potere della figa.
(voto 8/10)

domenica 31 agosto 2014

LE MIE CANZONI PREFERITE - 90/81





Prosegue la classifica-maratona dedicata alle canzoni preferite di Pensieri Cannibali di tutti i tempi.
Dopo aver ascoltato le posizioni dalla 100 alla 91, oggi tocca a quelle dalla 90 alla 81.
Unica regola di questa Top 100 per il resto senza regole: lo stesso artista/gruppo non può essere presente con più di un unico brano. Cosa che significa 100 canzoni per 100 artisti/band differenti.

"E sentiamoci un po' di rilassante musica cannibale, dai."

90. Thin Lizzy “The Boys Are Back in Town”
L''inno della mia famiglia: the Gois are back in town!



89. Bluvertigo “La crisi”
I Bluvertigo sono sempre stati un gruppo troppo avanti per il resto del panorama italiano.
Talmente avanti, che parlavano di crisi già nel 1999, quando Renzi parlava al massimo dei Pokemon e giocava ancora con il Tamagotchi.



88. System of a Down “Toxicity”
Un pezzo che mi piace suonare quando sono incazzato con qualcuno.
E negli ultimi tempi è capitato spesso.
Troppo spesso.



87. Iggy Pop “Innocent World”
Questo potrebbe anche essere considerato solo un pezzo minore all'interno della ricca discografia dell'Iguana Iggy Pop.
Ma ad avercene, di pezzi così minori.



86. Bauhaus “She’s in Parties”
Scatta il momento dark, gentilmente offerto dai Bauhaus.
Che le tenebre calino su di noi.



85. The Knife "Pass This On"
Gli svedesi The Knife hanno appena annunciato il loro scioglimento, ma una canzone come questa non passerà mai di moda, né passerà via dai miei ascolti.

P.S. Il titolo di questo brano letto alla piemontese significa "pasticcione".



84. Chris Isaak “Wicked Game”
Il sesso fatto canzone.
E pure video.



83. Waterboys “Fisherman’s Blues”
Un pezzo folk-blues in una classifica di Pensieri Cannibali?
Ma allora tutto è possibile, in questo mondo!



82. Justin Timberlake “What Goes Around... Comes Around”
What goes around... comes around.
Chi lo dice?
Non solo Justin. Lo dice il karma, bitch.



81. Oasis “Don’t Look Back in Anger”
Gli Oasis, il mio primo amore musicale, Cristina D'Avena esclusa.
Non potevano quindi proprio mancare in questa lista.
Gli Oasis, intendo. Non Cristina D'Avena.

FOXFIRE – RAGAZZE CATTIVE, FILM TROPPO POCO CATTIVO




Foxfire – Ragazze cattive
(Francia 2012)
Titolo originale: Foxfire
Regia: Laurent Cantet
Sceneggiatura: Robin Campillo, Laurent Cantet
Tratto dal romanzo: Ragazze cattive di Joyce Carol Oates
Cast: Raven Adamson, Katie Coseni, Madeleine Bisson, Claire Mazerolle, Ali Liebert, Paige Moyles, Rachael Nyhuus, Lindsay Rolland-Mills, Alexandria Ferguson, Joris Jarsky
Genere: femminista
Se ti piace guarda anche: Mona Lisa Smile, Ragazze interrotte

Le girl band in questo periodo vanno fortissimo: Spice Girls, All Saints, TLC, Destiny’s Child…
Ah no, quelli erano gli Anni Novanta!
I gruppi al femminile nell'ultimo decennio sono però tornati di moda, se non in ambito musicale, almeno in quello cinematografico. Abbiamo visto gang di ragazze in Death Proof – A prova di morte di Quentin Tarantino, quindi le tipe sgnacchere di Sucker Punch e quelle hipster di Damsels in Distress – Ragazze allo sbando. Negli ultimi mesi stanno poi andando davvero alla grande, tra le zoccolette post-disneyane di Spring Breakers e le tope d’appartamento fashioniste di Bling Ring. In quest’ultimo caso sì, vabbé, nel gruppo c’è anche un ragazzo, però è un po’ come per le Hole: avevano un chitarrista uomo, però per tutti erano comunque LE Hole perché la parte femminile era predominante.
Alle girls citate adesso si aggiungono pure le Foxfire. In realtà, le Foxfire sono state un po’ le antenate delle ragazze criminali di Spring Breakers e Bling Ring. Le Foxfire erano un gruppo di sbandate, delle bullette in una cittadina di periferia degli USA anni ’50. Più che bullette, erano delle femministe ante litteram, delle paladine nella difesa dei diritti delle donne, vendicavano gli stupri, i tentativi di stupro, e in generale le violenze e i sorprusi nei loro confronti. Erano delle tipe interessanti. Pericolose, ma interessanti.

"Uomini, attenti! Siamo troppo delle dure!"
"Ok, ma adesso possiamo tornare a cantare le canzoni di Justin Bieber in coro?"
La loro storia è raccontata dalla scrittrice americana Joyce Carol Oates nel suo libro Foxfire: Confessions of a Girl Gang, uscito in Italia con il titolo Ragazze cattive. Questo nuovo Foxfire non va però confuso con l’omonimo film del 1996 con Angelina Jolie. Magari quello è un capolavoro, ma già solo perché c’è la Jolie io lo eviterei a priori.
A riportare su grande schermo il romanzo della Oates questa volta è un francese, Laurent Cantet, alle prese con il suo primo film in lingua inglese. Cantet arriva dalla Palma d’Oro vinta nel 2008 con La classe, una pellicola con uno stile vicino al documentario quasi tutta ambientata tra le mure di una scuola parigina contemporanea. Questa volta il regista francese cambia del tutto ambientazione, si trasferisce negli Stati Uniti e in più torna indietro nel tempo fino agli anni ’50. A cambiare è anche lo stile adottato. Cantet abbandona le riprese simil-documentariste e si getta in pieno in una fiction dal sapore di cinema americano classico. Di francese c’è ben poco, a parte giusto qualche invettiva contro il capitalismo, per il resto sembra una copia spudorata di una pellicola a stelle e strisce. Della sua celebrata opera precedente rimangono alcune riprese, quelle ambientate all’interno del liceo, e una certa “chiusura” nel tipo di protagonisti scelti. Laddove La classe era rinchiuso tra le mura di una… classe, appunto, questo film racconta di un gruppo altrettanto chiuso, quello della girl gang delle Foxfire. Ogni tanto viene accettata qualche nuova ragazza, ma fondamentalmente si tratta di una band esclusiva, che agisce all’infuori delle regole del resto del mondo. Le Foxfire sono un pianeta a parte e seguono solo i dettami della loro leader, Legs Sadowsky (Raven Adamson). Un gruppo che parte con una serie di buone intenzioni, che però poi si scontreranno con la dura realtà, non sempre in maniera positiva. In pratica, sono come il Movimento 5 Stelle in versione femminista.

"Uomini, guardate qua che picnic da cattive ragazze che stiamo facendo!
Ve la state già facendo sotto, vero?"
Le Foxfire sono delle grandi, la loro storia è affascinante, l’ambientazione anni ’50 pure e le giovani attrici quasi tutte esordienti o quasi sono bravissime e da tenere d’occhio, in particolare la leader interpretata da Raven Adamson, la sexy rossa Madeleine Bisson, l’altra rossa più innocente Katie Coseni e la cicciotta Claire Mazerolle. Eppure non ci troviamo di fronte a un film particolarmente esaltante e la colpa è proprio del regista. Cantet a questo giro dirige in maniera molto anonima, direi quasi televisiva, non fosse che ormai molte produzioni tv sono girate in maniera stratosferica. In più, le vicende delle Foxfire diventano presto ripetitive, la musica degli anni ’50 avrebbe potuto essere usata molto meglio, il film non ha ritmo, si dilunga troppo e le 2 ore e mezzo di durata si sarebbero potute sforbiciare di una mezz’ora, ma facciamo anche di un’oretta.
La storia eccitante, pericolosa e vissuta sempre oltre il confine della legalità delle Foxfire avrebbe meritato una pellicola meno tradizionale e più sporca. Più cattiva. Questo è il problema del film: le vicende di una gang di ribelli raccontate in una maniera così convenzionale?
Non si fa, Cantet, non si fa. Se le vere Foxfire guardassero la tua pellicola, saprebbero loro come sistemarti. Bang.
(voto 5,5/10)

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